Home / Recensioni / Gravy Train – Gravy Train

Gravy Train – Gravy Train

Gravy Train (1970) Gravy TrainGRAVY TRAIN

Gravy Train (1970)

Vertigo

 

Il 1970 è un anno cruciale per i Gravy Train, formatisi l’anno precedente a Manchester, che giungono alla pubblicazione dell’omonimo debutto discografico. La band è formata da Norman Barratt (voce, chitarra), John (J. D.) Hughes (tastiere, flauto, sax, voce), Barry Davenport (batteria) e Les Williams (basso, cori).

Con una formazione tipicamente progressiva i Gravy Train si dedicano ad un prog melodico in cui riff hard rock si alternano al morbido flauto e alle gradevoli armonie vocali, fra tracce di folk e blues, atmosfere dark, power rock chitarristico, voci filtrate ed evidenti richiami a Jethro Tull e Uriah Heep.

The New One apre il disco con la ritmica tribale di Davenport, la chitarra decisa di Barratt e il delizioso flauto di Hughes. È però il pulsante basso di Williams a dare il via ad una ritmica più serrata e meno libera che introduce il provato canto di Barratt, sovrastato magnificamente da cori che rimandano agli Uriah Heep. A stemperare episodicamente l’atmosfera ci pensa Hughes, che ripercorre con il suo flauto i sentieri folk battuti dai primissimi Tull (quelli di “This Was” e “Stand Up”, per intenderci).

Flauto protagonista anche nella successiva Dedication To Sid, traccia di più evidente matrice progressiva. Barratt, dal canto suo, graffia con la sua chitarra fino alla fine del primo minuto, quando improvvisamente addolcisce i toni per dar vita ad un originale duetto con un coro di voci filtrate che ricordano tanto Alvin & The Chipmunks!!! Al secondo minuto nuova svolta: ritmica serrata e armonie vocali ancor più sottili, sottolineate da un accattivante flauto. Atmosfere dark e soluzioni tardo-psichedeliche caratterizzano la seconda parte del brano e accompagnano l’ascoltatore fino alla fine del brano.

Coast Road mostra il lato più rock blues dei Gravy Train. Su una base ritmica lenta e trascinata si dipanano le divagazioni chitarristiche di Barratt e le sfuriate fiatistiche di Hughes, qui diviso tra flauto e sax. Come quasi sempre avviene in materia rock blues, il brano coinvolge così tanto da non lasciare indifferente nemmeno ad un ascolto disinteressato.

Più vivace e risoluta Enterprise, con i suoi continui cambi di tempo e i frequenti duetti tra flauto e chitarra. Le stratificazioni vocali fanno registrare anche un particolarissimo tono – tra il sospirato e il sussurrato – che ha il merito di rendere “tridimensionale” l’esperienza uditiva. Barratt e Hughes si sostengono vicendevolmente fino allo splendido assolo al flauto del secondo. Alcuni passaggi risultano un po’ bruschi e forzati, ma non può essere altrimenti vista la varietà musicale proposta.

Con Think Of Life si ritorna alle ritmiche lente e “sofferte” di Coast Road. Brano alquanto oscuro che poggia quasi interamente sui potenti riff di chitarra di Barratt, che fanno passare in secondo piano anche gli ottimi inserti di flauto di Hughes.

Chiude l’album Earl Of Pocket Nook, una lunga e tirata jam di oltre sedici minuti di durata che vede protagonisti chitarra e flauto, impegnati in una serie di digressioni e interventi solisti. Il continuo  e vivace “botta e risposta” tra Barratt e Hughes assume man mano forma di “gioco”, con conseguente spazio per l’improvvisazione. La sezione ritmica non può fare altro che assecondarli, ritagliandosi brevi sprazzi di libertà solo in alcuni brevi passaggi.

Registrato agli Olympic Sound Studios di Londra, l’album presenta un’enigmatica cover (in pieno stile Hipgnosis) con figure inquietanti e manichini inseriti in un scenario tipicamente lynchiano .

Check Also

L'Ira del Baccano (2017) Paradox Hourglass

Ira Del Baccano, L’ – Paradox Hourglass

L’IRA DEL BACCANO Paradox Hourglass (2017) Subsound Records / Goodfellas / PHD / Code7 / …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *