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Heartache – Apophis

Heartache (2012) ApophisHEARTACHE

Apophis (2012)

CNI Music

 

Dopo aver rotto il ghiaccio con la pubblicazione del primo full lenght, “Empty Gardens Of Sky”, i romani Heartache pubblicano Apophis, un EP composto dai quattro movimenti che costituiscono l’omonima suite.

Apophis racconta il mito del vaso di Pandora, leggendario scrigno che nella mitologia greca conteneva tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura. Fino ad allora l’umanità aveva vissuto libera da ogni male e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Con l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale, finché Pandora lo riaprì per far uscire anche la speranza, ed il mondo riprese a vivere. Creato da Zeus per punire il genere umano, lo scrigno viene qui riabilitato dagli Heartache come unica possibilità di sopravvivenza per l’intera umanità.

La band si presenta con: Thomas Gabriele (voce), Matteo Palladini (chitarra, basso, cori), Giancarlo Vizzaccaro (tastiere, Moog synthesizers, mellotron digitale) e Alessandro Giordano (batteria, percussioni).

Ad aprire l’EP è il primo movimento, Creation, brano strumentale che si dipana tra accordi liquidi e soluzioni atmosferiche di chiara matrice floydiana. Tastiere e sintetizzatori, qui ampiamente utilizzati, monopolizzano la scena con dilatate fughe siderali che fungono da vero e proprio trampolino di lancio per il secondo movimento, Awareness. Già pubblicato nella demo del 2011, Awareness si affida ad una breve intro che pone l’accento su romantiche atmosfere neo-prog, con evidenti richiami marillioniani ravvisabili soprattutto nelle stratificazioni delle tastiere e nelle variazioni chitarristiche. Mentre Palladini si districa tra arpeggi inquieti e riff imponenti, Vizzaccaro tesse sottili melodie che man mano assumono toni struggenti fino all’emozionante coda al pianoforte.

Con il terzo capitolo, Oblivion, gli Heartache danno corpo alla parentesi più aggressiva di Apophis attraverso una prestazione muscolare che conferma le radici prog metal del progetto. Giordano pesta la sua batteria e scandisce tempi serratissimi, mentre Palladini si divide tra robusti riff e taglienti soli. Ottime, inoltre, le prove di Gabriele alla voce e di Vizzaccaro alle tastiere, autore (tra l’altro) di brevi ma piacevoli “fughe” classiche.

Chiude l’EP Opportunity, quarto ed ultimo segmento che segna il deciso passaggio a soluzioni impetuose, passionali, ulteriormente enfatizzate dall’impressionante prestazione vocale di Gabriele (forse il suo contributo più prezioso in questo EP).

Una suite gradevolissima da mandare giù tutto d’un fiato, in attesa di un nuovo album.

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