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Homo Ex Machina – Appare anche a me, non guardo

Homo Ex Machina( 2015) Appare anche a me, non guardoHOMO EX MACHINA

Appare anche a me, non guardo (2015)

Autoproduzione

Nato nel 2012, Homo Ex Machina è un progetto che si è sviluppato parallelamente al suo album d’esordio Appare anche a me, non guardo, concept album che esplora il rapporto natura/uomo.

Dopo una lunga gestazione e con vari cambi nella line up, la formazione si assesta con Giancarlo Padula (voce), Giorgio Ferrante (basso), Francesco Scarati (tastiere), Dario Cei (flauto, tastiere, batteria), Francesco Guarneri (chitarre), Olmo Mignani (chitarra ritmica) e Rosario Di Spirito (batteria in Non guardare), gli elementi che effettivamente concretizzano il lavoro di registrazione in studio.

L’album si configura come un “condominio sonoro” in cui convivono pacificamente elementi puramente prog e “sostanza metal”, arricchito da “inquilini” mediterranei e d’oltremanica che ne alzano il livello qualitativo, dai testi interessanti scritti da Mignani (ad eccezione di Scontro (tra la Natura e l’Irlandese) realizzato da Guarneri) e dall’azzeccato apparato grafico che vede in copertina l’opera di Luigi Cunsolo, dal titolo “Dinosauri all’inferno con tridente”, e all’interno della confezione i disegni dello stesso Mignani.

Scontro (tra la Natura e l’Irlandese). Presentarsi con un biglietto da visita in cui, in circa cinque minuti, si mostrano i muscoli mettendo sul piatto “pietanze” quali gli elementi hard alla Rovescio della Medaglia, Il Bacio della Medusa o Fiaba, pennellate canterburyane guidate dal flauto di Cei, frammenti cantati folkeggianti alla Lingalad, “isterismi” alla Balletto di Bronzo, rock mediterraneo alla Osanna e altri piccoli tasselli, risultando comunque originali, dimostra tanto coraggio e tanta capacità. E gli Homo Ex Machina sembrano non difettare in ambo le “categorie”. Ladro di nebbia nasconde la pianura / non trova la strada il pazzo / Re dei re che attendi sul baratro / una morte da ultimo dei servi / Vendi la tua rugiada per vivere se puoi / Sta tornando il vento, carico di rabbia / a stento ti trattieni, col tuo orgoglio freni / Guarda verso il cielo, nero di petrolio / acido il tormento, a stento ti trattieni […]. Il brano s’ispira al “Dialogo della natura e di un islandese” di Giacomo Leopardi.

La breve La danza del fulmine, affidata quasi esclusivamente al piano, è carica di tensione e il recitato di Padula, dal carisma alla Simone Cecchini, ne accentua la sensazione. È dunque il tempo della polvere / s’infranga arrogante contro il cielo / Ha fame, ed eroderà sé stessa / I tuoni, preparano comete / Anch’ella danzerà nell’estinzione.

In apertura di Korrigan degli uomini la plasmabile voce di Padula detta i tempi in quello che appare quasi come una sorta di valzer nero, poi il suo posto è preso dal soffio di Cei che dà vita ad un paesaggio evocativo che sembra tratto da “Giordano Bruno” degli OAK. Anche con il terzo capitolo di Appare anche a me, non guardo, gli Homo Ex Machina dimostrano di saper muoversi tra i generi e i decenni e lo fanno con nonchalance, tra andature spensierate e fughe ai “limiti”, tra passaggi alla Malibran, in cui torna prepotentemente il flauto, e dilatazioni “semplici” che strizzano un occhio all’alt rock. E sul finire si spingono sino al prog metal. Anche in questo caso il testo si mantiene su un livello stimolante: […] Chiedilo agli alberi se è stato bello / scaldare tempesta bruciando d’inverno / Ed anche se arde il suo sguardo gelato / minaccia il tuo cuore che a lui si è piegato / Fermalo adesso o non fermarlo più / È fiacco il suo vento nel suo ultimo inverno / Andarsene insieme ti affascina un po’ / Il tuo cuore nel fuoco corona il suo impegno / Neanche la cenere varia il pensiero / Meglio carbone che sporca un camino.

Gli Homo Ex Machina non si annoiano e non annoiano. Ecco che, allora, con Non guardare decidono di buttarsi a capofitto nel prog metal (un po’ alla Real Illusion) con le taglienti distorsioni di Guarneri e Mignani e le martellanti ritmiche di Ferrante e Di Spirito, dimostrando di trovarsi a proprio agio anche in questo genere. Anche il camaleontico vocalist non disprezza (Crepe nei vetri e gli specchi che / guardano fissi dietro me / Luccica marcia una fiaba ma / non so, è illusione o realtà? […]). Interessanti i contrasti creati dal flauto di Cei nella prima parte.

La tua voce dolcemente insistente / la mia cravatta troppo soffocante / Anche la realtà ormai mi pare ottusa / Voglio solo uscire da questa stanza chiusa. Il “germe” aggressivo non è stato affatto debellato e ritorna con forza in Stanza chiusa. Anche se nelle prime battute le chitarre cercano di dar vita e percorsi zigzaganti non eccessivamente deflagranti, ben presto le distorsioni prendono il sopravvento con sferzate massicce e crescenti assecondate ottimamente dalle ritmiche. Una chitarra acustica tenta nuovamente di riportare la luce ma lo scontro con il tagliente assolo è impari. Luci e tenebre si scontrano ancora, trovando un precario equilibrio solo con l’ingresso di Padula. Finale granitico.

Si chiude con la strumentale Ossido. Dopo un alienante avvio, tornano Lino Vairetti & Co.: un ordito di chitarra acustica, flauto e piano davvero notevole e magnetico. Tocca poi al piano minimalista e nocenziano mettere la parola fine ad Appare anche a me, non guardo.

Un album interessante che mostra nitidamente la doppia indole degli Homo Ex Machina. Lasciando esplodere definitivamente l’anima propriamente prog ed eclissando, almeno in parte, quella metal, siamo certi che il progetto, superando anche i problemi interni seguiti alla pubblicazione dell’album, potrà togliersi delle soddisfazioni.

Per maggiori info: Homo Ex Machina

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