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Höstsonaten – Symphony #1: Cupid & Psyche

Hostsonaten (2016) Cupid & PsycheHÖSTSONATEN

Symphony #1: Cupid & Psyche (2016)

AMS Records

Höstsonaten è un marchio che ormai dovrebbe esser noto a ciascun prog-maniac che si rispetti, una creatura variegata dalla line up in costante mutamento in base alle esigenze del suo fondatore, Fabio Zuffanti, che si avvale per questo Symphony #1: Cupid & Psyche della collaborazione del tastierista Luca Scherani (La Coscienza di Zeno, La curva di Lesmo, Periplo, ecc.), autore degli arrangiamenti e delle orchestrazioni.

La componente classico-sinfonica di Höstsonaten, da sempre presente in ogni album, è qui ulteriormente enfatizzata ed elaborata, nonché costantemente amalgamata con l’urgenza del rock, l’eleganza del jazz e il fascino senza tempo del folk. L’ispirazione è chiara: Stravinsky e Tchaikovsky per la componente classica, i Genesis più sinfonici (quelli di “The fountain of Salmacis”) e i New Trolls di “Concerto Grosso”.

L’album, com’è deducibile dal titolo stesso, poggia su solide basi mitologico-letterarie: l’opera è una suite di 45 minuti per gruppo e orchestra divisa in dieci parti strumentali, eseguita da una solida band rock: Fabio Zuffanti (bass pedal, devices), Luca Scherani (Mellotron, Moog, organi, pianoforti), Paolo “Paolo” Tixi (batteria, percussioni), Laura Marsano (chitarre) e Daniele Sollo (basso). A questi si aggiunge un’orchestra di archi, legni ed ottoni arrangiata da Luca Scherani – gli archi del Formus String Quartet: Sylvia Trabucco (primo violino), Alessandra Dalla Barba (secondo violino), Ilaria Bruzzone (viola) e Chiara Alberti (violoncello); i legni: Joanne Roan (flauto), Luca Tarantino (oboe) e Sofia Bartolini (fagotto); gli ottoni: Marco Callegari (tromba), Alberto Repetto (corno), Federico Curotto (trombone) e Maurizio Zofrea (sax tenore). L’album è stato registrato e mixato da Rossano “Rox” Villa agli Hilary Audio Recordings Studios sotto la direzione artistica di Fabio Zuffanti.

I. The sacrificeL’avvenenza della giovane principessa Psiche è tale da ricevere in proprio onore sacrifici e preghiere da parte del popolo, che la scambia per una Venere incarnata. Saputolo, la divinità, gelosa dell’empio culto dedicato alla ragazza, istruisce il figlio Cupido allo scopo di farla invaghire, per vendetta, del più ripugnante e misero tra gli uomini, ma, giunto sul posto, il dio sbaglia mira e il dardo d’amore che ha scoccato trafigge invece il suo stesso piede così da innamorarlo perdutamente della fanciulla. Frattanto, al fine di attendere all’oracolo apollineo cui si erano rivolti temendo che una qualche maledizione gravasse sulla propria figlia che, pur ammirata da tutti, non trovava spasimanti, i genitori di Psiche si vedono costretti a trascinarla in un abito da cerimonia sino alla cima di una rupe e lì abbandonarla. Un corteo la scorta sin dove, a detta del vaticinio, verrà rapita da un misterioso mostro.

I fasti del rock barocco bacaloviano rivivono nella briosa apertura degli archi, tesa a celebrare l’elegante bellezza della giovane Psiche. La tremenda vendetta di Venere, però, non tarda ad arrivare, materializzandosi in una furiosa galoppata morriconiana che ne accentua la drammaticità. A dettarne l’andatura è l’incalzante drumming di Tixi, che si incastra nella fitta trama ordita da archi, legni ed ottoni, alimentando un continuo crescendo emotivo che culmina con il decisivo errore di Cupido, ora perdutamente innamorato di Psiche. Nelle oscure incursioni dei legni si scorgono gli scenari mitologico-fiabeschi di Gryphon e Ciccada, mentre nelle acide folate del sax ritorna l’inquieto misticismo dei Catapilla. In questo clima, sempre più tormentato, si consuma il triste corteo guidato da Psiche, le cui sorti sono risollevate nel finale dalle svisate d’organo e Moog di Scherani e dalla scabra chitarra della Marsano.

II. ZephyrPsiche viene lasciata sull’erba, attorniata da fiaccole nuziali. Zefiro ne va agitando le fiammelle e, impietosito, col suo vento gonfia le vesti di Psiche, sospingendola giù dalla rupe per un tenero declivio che la conduce sino a un prato, dove la ragazza cede a un sonno ristoratore. Al suo risveglio nota, poco distante, un bosco rigoglioso, attraversato da una sorgente. Proprio dove la fonte scaturisce, scorge ergersi un sontuoso palazzo. Psiche si introduce tra le mura incustodite del prodigioso edificio. Una voce la invita a rinfrescarsi e accedere al ricco banchetto che già la attende.

Il drumming pirotecnico di Tixi e il vigoroso basso di Sollo tratteggiano il crudele abbandono di Psiche, mentre l’ariosa apertura degli archi, rimarcata dalla chitarra, dà rilievo all’azione salvifica di Zefiro. Il vivace Moog e la dinamica sezione ritmica segnano il passo della giovane che, tra melodie rivelatrici e suoni squillanti, si ritrova tra le mura di un sontuoso palazzo, accolta da un atmosferico Mellotron, archi e una chitarra sempre più rocciosa.

III. Love sceneConsumata la cena, Psiche si ritira per riposarsi. Su un soffice letto a baldacchino si abbandona al sonno più saporoso, quando entra da una finestra aperta il suo ospite: il bellissimo dio Cupido, che avanza lentamente verso l’alcova. La stanza rimane in un buio quasi impenetrabile, giusto un tenue chiarore di luna la rischiara. Cupido approfitta di quelle tenebre per avvicinarsi alla sua bella senza poter essere visto. La corteggia in silenzio. Psiche sulle prime è spaventata, è riluttante, infine risponde con trasporto alle effusioni del dio, che la fa sua. E tanto ripeteranno nelle notti a venire. Unica condizione è che nella stanza permanga l’oscurità, consentendo al dio dell’amore di concedersi alla sposa novella senza che questa mai ne conosca la reale identità. Sinché un giorno, a seguito di questa incessante sequela di incontri notturni, Psiche scopre di attendere un figlio.

L’idilliaca melodia creata da pianoforte, legni ed archi, accompagna dolcemente Psiche nel regno di Morfeo. Il discreto corteggiamento di Cupido ispira l’eccellente assolo della Marsano che, opportunamente sostenuto da archi e fiati, raggiunge vette di puro lirismo nel languido abbandono di Psiche. Il ritorno al tema iniziale nel segmento finale svela l’inaspettata attesa.

IV. UnmaskingLe due sorelle di Psiche, trascorso qualche tempo, fanno ritorno alla rupe per scoprire il destino della bella consanguinea. Convinte della sua morte, prendono a piangerla. Dall’interno del palazzo Psiche sente le loro voci e avverte l’esigenza di rincuorarle.

Come richiesto, Zefiro sospinge le sorelle sino alle porte della costruzione fatata. Durante l’affettuosa riunione, Psiche ricopre le sorelle di doni, che però sortiscono un effetto opposto a quello che si sarebbe attesa: queste, rose dall’invidia, iniziano a interrogarla sull’identità del marito. Psiche ammette di non averlo mai visto alla luce del giorno. Le sorelle la convincono si tratti di un serpente dalle molte spire: il mostro preconizzato dal sacro oracolo. Aggiungono che la bestia altro non voglia se non cibarsi di lei e dell’innocente che porta in grembo e la istigano a fugare ogni sospetto attendendo che l’amante si assopisca, per poi illuminarlo con una lampada.

Quando Eros, fiaccato dalla passione, si addormenta, Psiche per la prima volta può ammirare estasiata la soprannaturale bellezza del marito, sino a che una goccia d’olio non cade dalla lampada per versarsi sulla pelle di Cupido, ustionandolo.

L’arciere divino, a quel dolore improvviso, balza sul letto. Scoprendo disattese le consegne impartite alla moglie, vola via dalla stanza senza emettere verbo.

Le inquietanti spire dell’organo, la ritmica scostante, gli archi sbilenchi, gli ottoni acidi e il sinistro Mellotron muovono verso territori dark prog, lasciando emergere l’invidia e i dubbi delle sorelle di Psiche. Quest’ultima, mossa dalla curiosità, in preda a terrificanti elucubrazioni si lascia avvolgere da un’aura di lirico classicismo che, improvvisamente, cede il passo ai più cupi scenari zuffantiani (“Non posso parlare più forte”, “La quarta vittima“). Di lì a poco, il bucolico acquerello acustico abbozzato da chitarra, clavicembalo, flauto, fagotto e oboe – ben supportato anche dagli archi – rivela lo stupore di Psiche nell’ammirare per la prima volta la soprannaturale bellezza di Cupido. La visione divina è qui svelata da fantasiosi giochi melodici che risentono l’influenza delle più note composizioni di Tchaikovsky.

V. Venus (1st trial)Psiche, prostrata da quell’abbandono, tenta di farla finita buttandosi al fiume più vicino, ma il corso d’acqua, riconoscendo in lei la moglie del dio Cupido, la rifiuta impedendone la morte.

Proprio sulla riva di quel fiume sta gozzovigliando Pan in compagnia della ninfa Eco. Dopo aver assistito alla scena, il dio silvano, non conoscendo la giovane, le consiglia di rivolgere le proprie invocazioni al dio Cupido, capace di sanare ogni afflizione d’amore.

Nel frattempo il figlio ferito torna dalla propria madre a cercare giovamento. Venere, messa a conoscenza della disubbidienza di Cupido e del suo sposalizio segreto con l’odiata Psiche, monta su tutte le furie: pretende che la nuora paghi per quel che ha osato.

Seppur velato di tragica disperazione, l’accenno al tema portante garantisce una solida continuità narrativa: l’alterno fraseggio tra pianoforte, sax e fiati, infatti, inscena l’insano gesto di Psiche, mentre i lirici e vibranti archi ne sottolineano l’ennesimo salvataggio. Nel minaccioso affondo del Mellotron, invece, si cela l’ira di Venere, marcata anche dalle profonde linee di basso e dal sontuoso ritorno al tema principale.

VI. Entrapped (2nd trail)Psiche inizia a vagare alla ricerca del suo sposo. Gira tra campi, strade e templi, sinché non raggiunge un fastoso altare innalzato in onore di Venere. Mentre Psiche si genuflette per implorare la clemenza della dea, quest’ultima cala sin lì a bordo di un cocchio alato. Psiche le si consegna, sperando di placarne l’ira, ma la furia di Venere è incontrollabile: acciuffa Psiche per i lunghi capelli e attacca a malmenarla. Poi, frenata quel poco dal pensiero del proprio nipote, che la ragazza porta in seno, decide di risparmiarla a condizione che passi alcune prove cui la sottoporrà.

Nella prima deve dividere un vasto mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali tra loro. Psiche riceverà un aiuto risolutivo da un gruppo di formiche, mosse a compassione nei suoi confronti.

Nello struggente pianoforte di Scherani e nelle timide sovrapposizioni di flauto, oboe, fagotto, chitarra e archi, si distingue la candida figura di Psiche, persa alla ricerca del suo amore, inginocchiarsi all’altare e chiedere perdono a Venere. In un crescendo continuo, la melodia traccia le malevoli intenzioni della dea, che si riverberano nei vibranti ottoni e nei dolenti archi per poi placarsi nel finale sinfonico e nella coda classica.

VII. Sheeps and water (3rd trial) – La terza prova consiste nel raccogliere la lana dorata di un gruppo di pecore. Psiche accetta mestamente, ma anziché dirigersi al nuovo compito va verso il fiume per tentare nuovamente il suicidio e, in quel modo, darsi pace. Ma quando è accanto al corso d’acqua una verde canna si anima e la consiglia su come svolgere la nuova prova: quando il sole è alto e arroventa il biondo vello del gregge, le bestie diventano irascibili e sarebbero anche pronte a straziare la ragazza, se solo osasse avvicinarsi. Deve attendere il crepuscolo, quando la lana d’oro delle pecore si sarà rintiepidita, per trovarle docili e disposte alla tosatura. Psiche, seguendo il consiglio, si mette a meriggiare sotto un grande albero sino all’ora del tramonto, allorché potrà far sua la preziosa pelliccia per poi recarla a colei che le commissionò tale incombenza.

Venere non è ancora soddisfatta: ora Psiche dovrà raccogliere l’acqua di una sorgente che si trova nel mezzo di una cima montana perfettamente liscia e a strapiombo. Lei si inerpica faticosamente per il monte scosceso e inaccessibile. Per di più, a guardia della fonte, grandi draghi dagli occhi baluginanti controllano, senza conoscere sonno o tregua. Ma proprio in quel mentre, nel cielo sovrastante si materializza la colossale aquila di Giove, che strappa l’urna che Psiche portava con sé per andarla a riempire di quell’acqua sacra al posto suo, stretta tra i propri artigli.

L’ultima delle prove è anche la più difficile: consiste nel discendere agli Inferi per domandare a Proserpina, nipote e consorte di Ade, un po’ della sua bellezza, che Psiche dovrà riporre in un barattolo.

Le estenuanti prove cui Venere sottopone Psiche si susseguono all’incalzante ritmo di uno sfiancante jazz rock canterburyano che ne accentua le drammatiche difficoltà. Lampi di luce sono comunque garantiti dalle ricorrenti aperture orchestrali, alle quali va riconosciuto il merito di risollevare le sorti della giovane fanciulla. L’umore mutevole del brano mette in risalto i tratti impressionistici del sound di Höstsonaten, sempre in bilico tra soluzioni classiche e progressioni sinfoniche.

VIII. Underworld (4th trial)Psiche medita per l’ennesima volta un insano gesto, così da raggiungere l’Oltretomba per la via più diretta. Tenta perciò di gettarsi dalla cima di una torre. Improvvisamente però la torre si anima e spiega a Psiche che, pur uccidendosi, arriverebbe sì dritta nell’aldilà, da lì però non potrebbe più far ritorno. Le indica dunque come assolvere alla sua missione discendendo nel Tartaro ancora in vita: attraverso uno stretto spiraglio che rintraccia nel fianco di un’altura, dopo aver percorso il cunicolo che parte da esso, accede al tenebroso regno dei morti, con due monete strette tra i denti e due focacce d’orzo imbevute di vino e miele in mano. Raggiunge Caronte, ritto sulla propria barca. Paga il pilota oscuro con una delle monete, rabbonisce il latrante Cerbero con una delle focacce, sdegna le pressanti richieste delle tre Moire, intente a filare in un angolo, e in buona fine arriva alla dimora di Proserpina. La bella figlia di Cerere la introduce alle sue stanze, offrendole di mettersi comoda e di approfittare di una ricca imbandigione, ma Psiche, messa in guardia dalla torre parlante, preferisce accovacciarsi in terra e sgranocchiare un pezzo di pane raffermo. Dopo di che domanda alla regina degli inferi quello per cui è venuta. Proserpina le restituisce il barattolo, che Psiche, lungo tutto il viaggio di ritorno, non dovrà mai dissuggellare, come è stata più volte ammonita.

La ragazza ripercorre al contrario lo stesso tragitto, lanciando la focaccia che le rimane al cane a tre teste e spendendo l’altro soldo per l’avido Caronte.

L’instabilità di Psiche si manifesta nel frenetico tema di Scherani al piano e al Moog, che presto assume toni trionfalistici e maestosi – merito anche dell’ottimo lavoro della sezione ritmica – per poi intervallarsi a sporadiche digressioni bucoliche. Il liquido insinuarsi della chitarra della Marsano nelle fitte trame sonore si nobilita nel solenne monologo floydiano che accompagna la fanciulla nella sua discesa agli inferi.

IX. The AwakeningPsiche si lascia alle spalle il regno di Ade, ma sulla via del ritorno, non lontano dal cunicolo attraverso il quale era entrata, spinta dalla curiosità, apre l’ampolla contenente il dono di Proserpina, che in realtà altro non è che il sonno più profondo. Un altro inganno! Psiche cade a terra come morta.

Questa volta è lo stesso Cupido a correre in suo aiuto: arrivando alla sua sposa con un colpo vigoroso delle sue ali, la sveglia liberandola della nube soporifera fuoriuscita dal barattolo e pungendola delicatamente con la punta di una delle sue frecce.

Ma dopo un breve abbraccio, Cupido si ritrova costretto a prendere la scatola e tornare da sua madre: vola via, con rammarico, lasciando ancora una volta la sua sposa.

La risalita di Psiche dal regno di Ade è una corsa affannata che l’esplosivo drumming di Tixi e il synth di Scherani rimarcano passo dopo passo, mentre il pulsante basso di Sollo ne simula il battito accelerato. Ad accrescere la tensione sono ancora una volta gli archi, qui assistiti da ottoni, legni e un allarmante Mellotron. Nel malvagio fraseggio tra synth e fagotto, invece, si sprigiona la nube soporifera che fa perdere i sensi alla giovane donna. Mellotron, archi e fiati spingono Cupido a soccorrere la sua amata, prima che il travolgente finale rock lo allontani nuovamente da lei.

X. The AscensionDurante l’ascesa, Cupido devia il suo percorso con l’intenzione di recarsi da Giove per descrivere il grande fermento che sta vivendo a causa del sentimento d’amore che si è autoinflitto. Giove assicura che gli amanti si uniranno per sempre, con la benedizione di tutti gli dei dell’Olimpo. Per convincere Venere a benedire il matrimonio di suo figlio e Psiche, in modo che il rito non si svolga tra una sposa e uno sposo di diverse condizioni, eleva la ragazza mortale al rango di dea.

Questa apoteosi viene effettuata con l’ambrosia, il cibo riservato ai soli immortali, che Psiche, scortata al luogo divino da Mercurio, consuma dalla coppa che Giove le offre.

Il matrimonio è quindi ristabilito con un magnifico banchetto alla presenza di tutti gli dei. Amore e Psiche si trovano nel centro, abbracciati sul divano d’onore, affiancati da Giove e Giunone e da tutte le altre divinità, nel loro giusto ordine. Al banchetto Bacco fa da coppiere, il dio Vulcano si occupa di cucinare il ricco pranzo, e le tre Grazie suonano la musica mentre le voci melodiose delle Muse del suono ispirano Venere ad un’incantevole danza.

La figlia di Psiche e Eros si chiamerà Voluttà.

Il fantasioso capitolo conclusivo segna il definitivo ritorno al tema centrale del concept – ormai palesemente trasfigurato dalle festose soluzioni barocche e dai maestosi arrangiamenti – che qui giunge a celebrare la tanto osteggiata unione tra Cupido e Psiche. Le atmosfere ariose ben si prestano a delineare il chiassoso banchetto cui prendono parte tutti gli dei dell’Olimpo.

La natura strumentale di Symphony #1: Cupid & Psyche ne fa un’esperienza sensoriale fortemente evocativa: ad ogni nuovo ascolto le infinite interpretazioni sonore dell’opera offrono una sempre diversa visione del racconto mitologico, riuscendo a coinvolgere attivamente l’ascoltatore.

Emblematica anche la cover, nella quale la magniloquenza barocca di un rilievo decorato da girali e motivi vegetali è rigorosamente attenuata da figure allegoriche e forme geometriche di puro gusto neoclassico. Al centro, posti su un inquietante sfondo nero, un tentacolare cuore rosso (Cupido) si lascia ingabbiare dalle rigorose linee di un esaedro regolare cavo bianco (Psiche).

Pubblicato l’8 aprile 2016 per AMS Records, a quattro anni di distanza dal precedente “The rime of the ancient mariner – Chapter One“, Symphony #1: Cupid & Psyche conferma l’ottimo stato di salute della scena prog italiana odierna, nonché l’inarrestabile creatività del duo Zuffanti & Scherani.

Per maggiori info: hostsonaten.com | facebook | www.ams-records.it










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