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Höstsonaten – The rime of the ancient mariner – Chapter One


Hostsonaten (2012) The rime of the ancient mariner - Chapter OneHÖSTSONATEN

The Rime Of The Ancient Mariner – Chapter One (2012)

AMS/VM2000/BTF

 

Un 2012 ricco quello di Fabio Zuffanti, che, dopo il debutto col nuovo progetto L’Ombra della Sera, riprende in mano le redini di Höstsonaten per portare a compimento un’operazione più volte tentata, ma mai completamente riuscita: musicare il poema The Rime Of The Ancient Mariner del poeta romantico inglese Samuel Taylor Coleridge (operazione tentata anche dagli Iron Maiden nell’album “Powerslave”).

Zuffanti, infatti, sin dal 1995 mette in cantiere l’idea di una sua personale rilettura in musica del noto poemetto, proponendo solo le prime due parti (delle sette che lo compongono) e pubblicando rispettivamente la prima in “Höstsonaten” (1996) e la seconda in “Mirrorgames” (1998). Non contento dei risultati Zuffanti congela il progetto per dedicarsi, dal 2002 al 2011, alla “Seasonscycle Suite”.

Conclusa la tetralogia delle stagioni, l’artista genovese, grande appassionato dell’opera di H.P. Lovecraft e di letteratura horror e fantasy, decide di dedicarsi anima e corpo alla trasposizione del poema di Coleridge. In The Rime Of The Ancient Mariner (“La ballata del vecchio marinaio”) Zuffanti ritrova quelle atmosfere misteriose cariche di presenze sovrannaturali ed elementi magici che offrono il giusto pretesto per una rilettura musicale in chiave dark prog con soluzioni maestose.

La lunghezza dell’opera e le immancabili difficoltà legate all’operazione di trascrizione musicale hanno indotto Zuffanti a suddividere il lavoro in due capitoli. Le parti trattate in questo Chapter One sono le prime quattro. Le rimanenti tre troveranno posto nel logico seguito Chapter Two(?!) con uscita prevista nel 2013.

All’ambizioso progetto, oltre a Zuffanti (basso, moog taurus bass pedals, cimbali e tamburello), prendono parte gli amici: Luca Scherani (mellotron, minimoog, hammond, rhodes, wurlitzer, gran piano, fisarmonica, mandolino); Maurizio Di Tollo (batteria); Matteo Nahum (chitarra solista, chitarra classica e acustica); Sylvia Trabucco (violino); Joanne Roan (flauto); Edmondo Romano (sax soprano, cornamusa, percussioni, bodhran, recorders). L’impostazione dialogica dell’opera di Coleridge avrebbe forse richiesto l’utilizzo di più vocalist a ricoprire le parti dei diversi personaggi. L’idea, però, di ridurre il tutto a una semplice opera rock, con gran parte della narrazione affidata al solo personaggio del vecchio marinaio, ha convinto Zuffanti a preferire l’impiego di un vocalist diverso per ognuna delle quattro parti, così da rendere il tutto più digeribile e meno “impegnativo”. Anche in questo caso la scelta cade sui soliti fidati nomi: nella prima parte le voci di Alessandro Corvaglia (Maschera di Cera) e Carlo Carnevali (R.U.G.H.E.); nella seconda e terza parte le voci più dure e pesanti di Davide Merletto (Daedalus) e Marco Dogliotti; nella quarta e ultima parte Simona Angioloni (Aries) e ancora Corvaglia.

L’opera racconta le straordinarie avventure di un vecchio uomo di mare e i drammatici avvenimenti legati ad un suo viaggio.

Si inizia con Prologue, brano che, come recita il titolo, introduce le oscure sonorità dell’album. Un sonar cupo e abissale risuona tre volte tra gli impetuosi scrosci delle onde del mare prima di essere risucchiati nel flusso  circolare, in continuo crescendo, messo in atto da minimoog e mellotron. L’ingresso di flauto e chitarra acustica prima, e di violino e pianoforte poi, rendono l’atmosfera bucolica prima del ritorno delle tastiere di Scherani. La chitarra elettrica di Nahum, dopo uno splendido duetto con le atmosferiche tastiere, si rende protagonista di finale tiratissimo, tra riff e soli di grande effetto.

Part One è il primo dei due brani già editi, qui sottoposto ad una pesante operazione di restyling. In questa prima parte si narra del vecchio marinaio che, invitato ad un banchetto nuziale, intrattiene un giovane invitato. Inizialmente riluttante, il giovane si lascia man mano sedurre dallo sguardo dell’anziano narratore. Il racconto affronta le vicende della nave del marinaio che, oltrepassato l’equatore e in rotta verso l’Antartide, si incaglia tra i ghiacci nel pieno di una tempesta. Un albatros si posa sulla nave e viene accolto come un presagio favorevole dall’equipaggio, che lo rifocilla. L’uccello sembra, infatti, portatore di una brezza che consente alla nave di liberarsi dalla stretta dei ghiacci. Improvvisamente, però, il vecchio marinaio, insofferente per la difficile situazione, uccide l’albatros con un colpo di balestra. La delicata intro è affidata alla voce di Corvaglia, cullata da un morbido arpeggio di chitarra acustica e dal flauto. Presto però l’atmosfera vira verso un più sostenuto prog sinfonico: Scherani si divide tra minimoog e mellotron, lasciando spazio agli ottimi interventi del violino della Trabucco, del flauto della Roan e del sax di Romano. Un sinistro intermezzo al piano introduce un Corvaglia/vecchio marinaio che, con toni inquietanti, descrive l’arrivo della violenta tempesta. Il racconto continua su un atmosferico tappeto sonoro, che culmina in un fragoroso delirio rumorista. Corvaglia acuisce i toni e in un lirico passaggio rievoca l’indimenticato Boz Burrell di “The letters”, fino al sofferto verso “I shot the albatross”. A decretare la fine tre colpi del solito sonar.

Part Two, secondo brano già edito, vede l’equipaggio dapprima rimproverare il vecchio marinaio, ma in seguito approvare il brutale gesto che sembra coincidere con il miglioramento delle condizioni atmosferiche. Ciò rende l’equipaggio complice dell’efferato delitto. Le condizioni atmosferiche, però, peggiorano rapidamente: vento assente, sole cocente, acque calme ed arroventate. L’equipaggio, sofferente per la sete, si scaglia contro il vecchio marinaio, ritenuto colpevole della loro sventura, e gli appende al collo, al posto della croce, l’albatros che aveva abbattuto. Zuffanti crea su misura una composizione sempre in bilico tra atmosfere calme e situazioni cariche di tensione, soluzioni che ben si prestano a descrivere il clima teso dell’equipaggio della nave. Il tema e l’incedere del brano precedente vengono qui ripresi con maggiore liricità, creando quella logica continuità narrativa essenziale in un’opera di questo genere. L’arpeggio iniziale apre al prezioso apporto vocale di Davide Merletto, ottimamente sostenuto dal piano, per uno degli episodi più emozionanti dell’album. Scoccati i due minuti ecco sopraggiungere un’esplosione sinfonico-progressiva che non sfigurerebbe affatto in pietre miliari come “Nursery Cryme” e/o “Foxtrot”. Semplicemente fantastiche le svisate all’hammond di Scherani, a cui si avvinghiano le incursioni chitarristiche di Nahum, insistenti e circolari. Corposa la sezione ritmica, con un Di Tollo in splendida forma e il solito Zuffanti ad irrobustire la (già) ricca struttura. Il mellotron e il piano accrescono il pathos, addolcito dall’ingresso del sax di Romano. In un attimo si ritorna alla coralità del tema principale, passaggio in cui si avverte l’ottimo affiatamento della band. Si potrebbe discutere all’infinito sullo spessore di ogni singolo apporto strumentale, anche se gli interventi di Nuham aggiungono quel tocco in più all’eccellente riuscita del brano.

Con Part Three il racconto continua. Nell’oscurità della sera il vecchio marinaio e la sua ciurma scorgono in lontananza una nave fantasma. Avvicinatisi identificano come passeggeri solo due donne impegnate in una partita a dadi: Morte (Death) e Morte-in-Vita (Life-in-Death). L’una vince la vita della ciurma, l’altra quella del vecchio marinaio, considerata più preziosa. L’improvviso arrivo della notte vede l’equipaggio, agonizzante, maledire con lo sguardo il marinaio, colpevole della loro sventura e, uno dopo l’altro, in duecento esalano l’ultimo respiro. L’epica intro di chitarra elettrica e mellotron spalanca le porte a Dogliotti, vocalist di turno, che lascia apprezzare il timbro più caldo della sua voce. Un piano nocenziano, un arpeggio di chitarra acustica e un flauto in stile Tull caratterizzano i primissimi sviluppi di questa terza parte. Alle soglie dei tre minuti ecco la svolta: le delicate soluzioni iniziali si tramutano in un heavy/dark prog con l’impressionante ugola di Marco Dogliotti, novello Gillan italico, in grande evidenza. L’alternanza tra momenti più delicati e situazioni più dure (con passaggi che hanno dell’incredibile!) mette in risalto l’ottimo drumming di Maurizio Di Tollo, senza dimenticare la chitarra di Nahum e le tastiere di Scherani. La grande complessità del brano apre un campionario sonoro vasto e vario: Deep Purple, Uriah Heep, Genesis, PFM, Marillion e molto altro ancora. Indescrivibile!

Chiude questo Chapter One la quinta traccia, Part Four. Sopravvissuto al suo equipaggio, il vecchio marinaio vaga in mare per sette giorni e sette notti in preda al rimorso per l’uccisione dell’albatros. Ad un certo punto scorge all’orizzonte due splendenti serpenti marini. Mosso da un improvviso sentimento d’amore, benedice le creature marine. Dio, impietosito dal gesto d’affetto del marinaio, termina il suo castigo: l’albatros si stacca dal suo collo e si inabissa, le stelle ritornano a muoversi e il vento a spirare. La redenzione del vecchio marinaio fa di questa quarta parte il capitolo più malinconico dell’album. È ancora una volta il rumore del mare a dare il via al brano. La cornamusa di Romano introduce il suggestivo canto di Simona Angioloni, che si muove sulle stesse coordinate del Corvaglia di Part One. Il mellotron da solo contribuisce a creare una tensione emotiva sostenuta da una strumentazione quasi esclusivamente acustica (chitarra, fisarmonica, cornamusa, flauto, bodhran, percussioni). In più di un’occasione si avverte quel vago sapore mistico tipico delle arie celtiche. La Angioloni non si limita ad eseguire il brano, lo interpreta e lo fa in maniere eccelsa, riuscendo addirittura a superarsi nel conclusivo duetto con l’ottimo Corvaglia.

Se questo è il Chapter One, non ci resta che fare i complimenti a Zuffanti e attendere impazienti il Chapter Two!

Per maggiori info: http://www.zuffantiprojects.com/hostsonaten/

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