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Salici, I – Sowing Light

I Salici (2015) Sowing LightI SALICI

Sowing Light (2015)

Linèria

Gennaio 2015. A tre anni dalla pubblicazione del debut album “Nowhere better than this place, Somewhere better than this place”, I Salici danno alle stampe il loro secondo lavoro in studio. Sowing Light, questo il titolo dell’album, riprende il percorso intrapreso dal precedente lavoro in maniera più incisiva e diretta, senza per questo rinunciare alla componente onirica che contraddistingue la band friulana.

I sei musicisti coinvolti nel progetto sono: Devid Strussiat (voci, testi, chitarre acustiche, e-bow), Stefano Razza (batteria, percussioni), Marco Fumis (chitarre elettriche, tar), Marco Stafuza (mandola, viella, ghironda), Simone Paulin (tromba, corno, djambè, marranzano) e Stefano Rusin (basso elettrico, contrabbasso, basso tuba), ai quali si aggiunge l’ospite Paolo Forte (fisarmonica in “Louder Than So”).

Sowing Light, letteralmente “Seminando Luce”, suggerisce il germinare della luce tra i diversi livelli delle esperienze umane, per non rinunciare ai contrasti e ai momenti oscuri rifugiandosi in facili conformismi. Fin dal curatissimo artwork, il concept invita  ad esplorare e far coesistere luoghi sospesi tra il sogno e la ragione, il distante e il vicino, l’oscuro e la luce.

L’album è un caleidoscopio di stili e generi nel quale coesistono rock, progressive, folk, ambient, country, stoner e psichedelia. I brani che lo compongono sono stati sviluppati durante l’attività live della band, a garanzia di un sound coinvolgente e allo stesso tempo sognante. L’ingresso di Razza alla batteria contribuisce a rendere la struttura ritmica più solida, rafforzando l’impianto sonoro del gruppo che, seppur affascinato dalla musica anni ’70, condensa in brani compatti e mai prolissi la velocità e l’immediatezza del ventunesimo secolo.

Ad aprire l’album è Ocean’s Outshine, brano caratterizzato da un continuo crescendo sonoro dal quale affiorano elementi shoegaze, armonie vocali rarefatte e atmosfere sognanti à la Sigur Rós. Una menzione speciale va alla sezioni fiati – capace di amalgamare l’umore scandinavo di Motorpsycho e Jaga Jazzist ai più altalenanti motivi canterburyani – che rende il brano più limpido e aereo come il segmento di cielo ritratto in copertina.

Con Fernando, invece, si compie un piacevole tuffo nel country più spinto, avvincente e polveroso. Il mood allegro e il ritmo coinvolgente creano un insolito clima southern che esalta i contributi di chitarre, contrabbasso e tromba.

Wild One torna sui passi dell’opener, con la sua andatura continua e decisa, unita alla costante presenza dei fiati, i quali accompagnano gli intrecci vocali e gli sviluppi melodici fino all’esplosione ritmica di chitarra, basso e batteria. Lo spettro di “Phanerothyme” continua ad aleggiare sornione.

In Got A Clock gli ultimi spasmi acustici dell’alternative rock anni ’90 rivivono in un bislacco folk il cui passo è scandito tanto dagli strumenti a corda (davvero notevoli!), quanto dalle percussioni e da un insolito marranzano che, di fatto, ne trasfigura ulteriormente le fattezze.

Young Heart Be In Love Tonight è senza dubbio l’episodio più immediato e coinvolgente. La scelta di una strumentazione “tradizionale” favorisce soluzioni più semplici e allo tempo stesso libera la vera anima rock de I Salici. Se delle influenze ci sono, vanno necessariamente ricercate tra le nuove leve d’oltremanica.

La suadente e (a tratti) mistica Round & Round esplora assolati lidi psichedelici per poi perdersi in un mantra lisergico dai contorni cosmici. Sentieri krauti profumati di incenso ci riportano agli Amon Düül II di “Yeti“, tra melodie circolari, accordi liquidi, percussioni tribali e ricami etnici.

Mariutta si spinge ben più a sud di Fernando, dando corpo ad un country-western avvinazzato nel quale i fiati a mo’ di fanfara tracciano il tema portante affidando agli strumenti a corda l’onere di decorare l’allegro motivo.

Con Bee Bop è di nuovo di scena un rock schietto e vivace. Stavolta però è il continuo fraseggio tra chitarra elettrica e tromba a capitalizzare la scena creando trame inconsuete, originali e ancor più coinvolgenti. La ritmica spedita e la voce a tratti abrasiva contribuiscono a dare al pezzo un aspetto ruvido e potente.

A smorzare i toni ci pensa Louder Than So, traccia dolce e delicata nella quale le stratificazioni vocali, distanti ed eteree, si fondono alle colorate melodie mediterranee della fisarmonica enfatizzando la componente emozionale.

Chiude l’album l’incantevole Bardo Thodol / Bossanova, sorta di compendio sonoro di Sowing Light e, più in generale, manifesto programmatico de I Salici che, oltre al progetto musicale, sono anche impegnati nella promozione di eventi nella natura. Primo tra tutti AESON, il festival che nasce nel 2008 tra i boschi e le acque del fiume Isonzo, dando vita ad opere e performance integrate negli spazi naturali. Convinti che proporre e produrre eventi culturali con una forte connessione sociale nei luoghi sia un modo efficace di affrontare le sfide del proprio tempo, I Salici cercano modi sostenibili di crescere insieme e trarre inspirazione per racconti e musiche. Il panorama musicale e artistico de I Salici e di AESON rappresenta un aspetto del fervente contesto culturale in cui il Friuli negli ultimi tempi si trova immerso. Un nodo di incontro e passaggio di genti e culture contrapposte che costituisce l’humus perfetto per nuove produzioni, stili, contaminazioni. Luoghi reali e luoghi dell’anima, dove condividere e rafforzare i legami, seminando luce.

Per maggiori info: facebook | www.aeson.it

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