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Intervista ad Aldo Tagliapietra

Intervista ad Aldo Tagliapietra

HP: La rubrica “L’artista racconta” è orgogliosa di ospitare uno dei più grandi protagonisti del Rock Progressivo Italiano: Aldo Tagliapietra, per oltre quarant’anni autore, bassista e voce leggendaria delle Orme. Ciao Aldo, la redazione di HamelinProg.com ti ringrazia per la grande disponibilità.

A.T.: Ciao e grazie a voi.

HP: Dunque Aldo, non possiamo iniziare questa nostra chiacchierata senza chiederti un personale bilancio dei tuoi 50 anni di carriera. Cosa pensa Aldo del Tagliapietra artista?

A.T.: Mi sento un artista per caso. Sono passati più di 50 anni da quando ho preso in mano la mia prima chitarra e onestamente non avrei mai pensato di fare tutto quello che poi ho fatto. Mi è sempre piaciuto fare musica e non mi interessa la notorietà.

HP: Le Orme rappresentano senza dubbio un capitolo fondamentale della tua formidabile esperienza artistica. Qual è il primo ricordo che riaffiora ogniqualvolta senti nominare Le Orme?

A.T.: Molti ricordi delle Orme dei primi anni ’70. Eravamo al massimo della creatività e dell’amicizia. Ricordo con affetto noi tre (insieme a Michi e Toni) a Londra, dove andavamo spesso, per respirare le nuove tendenze musicali e anche per comprare gli abiti più alla moda o tagliarci i capelli come le star inglesi.

HP: Degli oltre quarant’anni di militanza nelle Orme, qual è il periodo che ricordi con maggiore piacere? Quali, invece, i tre album ai quali sei più legato?

A.T.: Gli anni dal ’71 al ’76. Gli album: “Collage” perché è stato il primo successo; “Felona e Sorona” perché è ancora nelle classifiche internazionali; “Storia o leggenda” perché contiene delle bellissime melodie che mi appartengono.

HP: Nella tua formazione musicale sei stato in qualche modo influenzato da altri artisti? Se si, da quali?

A.T.: Certamente. Jack Bruce, Chris Squire, Johnny Gustafson, per fare alcuni nomi.

HP: Dal beat alla psichedelia, passando per il progressive e la musica da camera, per poi approdare alla musica indiana. Come sei riuscito a conciliare generi musicali così diversi e a risultare sempre autentico e credibile?

A.T.: I generi musicali si devono mescolare. La musica classica attinge dalla popolare, il rock nasce dall’incontro della cultura musicale bianca con quella nera. Nel progressive rock confluiscono molte influenze, dal jazz al folk alla musica classica. La musica è sempre un mix di generi diversi.

HP: Dopo le prove in solitaria degli anni ’80/’90, nel 2010 hai dato inizio alla tua prima, vera esperienza solista. Qual è stata la motivazione che ti ha spinto ad intraprendere questa nuova avventura musicale?

A.T.: Fintanto che ero nelle Orme mi dedicavo ai miei progetti solisti solo nelle pause di attività del gruppo. Diciamo che dopo ho avuto tutto il tempo per me.

HP: Il 31 gennaio 2012 hai pubblicato “Nella pietra e nel vento“, lavoro eterogeneo contraddistinto da una doppia anima che pone a confronto atmosfere positive e luminose a momenti più intimi e nostalgici. Ci puoi raccontare la genesi di questo tuo “primo” lavoro?

A.T.:Nella pietra e nel vento” è nato subito dopo la mia uscita dalle Orme, in un momento in cui mi sentivo stimolato a creare nuova musica in piena libertà. Mi sono divertito molto a scrivere musiche e testi. Era la prima volta che i testi mi venivano così facilmente. Fino a quel momento avevo sempre avuto più facilità a scrivere la musica.

HP: Il 2013 è stato per te un anno molto intenso. Il 10 settembre hai pubblicato “L’angelo rinchiuso”, un raffinato concept album ispirato a diverse tematiche presenti in “Felona e Sorona”. Dimensione onirica, spiritualità e soluzioni musicali marcatamente progressive sembrano essere alcune delle prerogative sulle quali si fonda questa tua nuova produzione artistica. Puoi illustrarci l’opera e fornirci la giusta chiave di lettura?

A.T.:L’angelo rinchiuso” racconta la storia dell’angelo che entrando nei sogni di un vecchio addormentato (che sono io) scopre l’immagine di due pianeti (Felona e Sorona) e quindi il ricordo del mio passato, ancora oggi impresso nei miei ricordi più cari. Musicalmente è un concept nato di getto, frutto di un’ispirazione che ha sorpreso me per primo, favorita certamente anche dalla collaborazione con i bravi musicisti con cui lavoro da qualche anno: Andrea De Nardi, Matteo Ballarin e Manuel Smaniotto.

HP: Da diversi anni Andrea De Nardi, Matteo Ballarin e Manuel Smaniotto – membri della band veneta Former Life – ti accompagnano nel tuo nuovo percorso artistico. Ti va di spendere due parole su questi formidabili musicisti?

A.T.: Sono tre ragazzi umili, entusiasti e molto preparati. Mi fanno l’effetto delle vitamine.

HP: Rimanendo in tema di collaborazioni, hai scelto per le copertine di “Nella pietra e nel vento” e  “L’angelo rinchiuso” due enigmatici dipinti realizzati dall’amico Paul Whitehead, artista inglese molto apprezzato dagli amanti del progressive rock. Una questione squisitamente estetica o c’è qualcosa di più profondo, simbolico dietro questa scelta? (Whitehead non è un artista qualunque!!!)

A.T.: Paul ed io siamo molto amici e mi donò “The Stonecutter” che usai per la prima copertina. Poi pensai che il mio mondo musicale recente fosse legato a quello di molta musica degli anni ’70 e che lo era ancor di più grazie al suo stile inconfondibile.

HP: Sempre nel 2013 è stata pubblicata da Arcana “Le mie verità nascoste”, la tua prima biografia ufficiale. Nata sulla base di numerose interviste esclusive, raccolte e riorganizzate dai curatori Omero Pesenti, Gianpaolo Saccomano e da tua figlia Gloria, la tua biografia sembra voler fare il punto sulla vita e sulla carriera di un artista che sente di poter dare ancora molto. Ti va di raccontarci un aneddoto presente nel libro al quale tieni particolarmente?

A.T.: Mio padre che all’età di otto anni si presenta in fabbrica chiedendo se avevano bisogno di un uomo. L’uomo era lui. Questo come tanti altri sulla mia infanzia e adolescenza li ho raccontati per far cogliere ai giovani quanto il mondo sia cambiato e in poco tempo. Un’evoluzione rapidissima che ha lasciato indietro l’anima, ma questo è un altro discorso.

HP: Dopo l’epoca d’oro degli anni ’70, il progressive rock pare stia vivendo oggi una nuova giovinezza (al di là delle immancabili differenze socio-culturali). Come vedi questo “ritorno di fiamma”?

A.T.: Il progressive rock resiste, vivendo fasi alterne di notorietà. Rimane comunque penalizzato nel panorama della musica italiana.

HP: Ad un artista del tuo calibro non possiamo non chiedere un consiglio per i giovani musicisti che si avvicinano al mondo del progressive rock oggi?

A.T.: Oggi purtroppo in Italia c’è un solo sbocco ed è quello della musica pop, la musica radiofonica. La vedo dura, molto dura per loro, ma questo non vuol dire che i giovani progressivi, debbano cambiare genere.

HP: Prima di salutarci ti chiediamo cosa ci riserverà in futuro Aldo Tagliapietra? Ci sono nuovi progetti e/o collaborazioni all’orizzonte?

A.T.: Continuo a scrivere canzoni, quindi ci sarà presto un nuovo disco. E poi ci sono sempre i concerti nei quali mi diverto ancora, soprattutto quelli con la mia band, con cui riprenderò a suonare il 30 maggio per la prima tappa del Celebration Tour 2015 a Città del Messico.

HP: Aldo ti ringraziamo per l’estrema disponibilità e ti congediamo chiedendoti, se ti va, un consiglio spassionato per noi della redazione di HamelinProg.com

A.T.: Continuate così con la vostra passione e il vostro entusiasmo. Arrivederci a presto.

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