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Intervista ad Alfio Costa

Intervista-Alfio-Costa-HamelinProgHP: In vista dell’imminente uscita di “Navigli riflessi”, il nuovo album dei Prowlers, HamelinProg.com ha il piacere di ospitare Alfio Costa.

A.C.: Ciao a tutti gli amici e lettori di HamelinProg.com!

HP: Partiamo da una data: 8 dicembre 2017. Esce “Navigli riflessi”, nuovo capitolo della storia Prowlers. Ti va di presentarci brevemente il nuovo lavoro?

A.C.: È il settimo album dei Prowlers e forse è quello più sentito e che ci ha più impegnati dal punto di vista delle composizioni ed arrangiamenti. “Navigli Riflessi” è un concept composto da tre atti e da dodici brani, che narra di come la nostra terra abbia subito negli ultimi anni un evidente e continuo scempio da parte dell’uomo, all’insegna del guadagno e di un benessere propinato in nome del progresso. Questa narrazione scorre dagli occhi di un uomo realmente esistito nel nostro paesino di campagna, all’inizio del secolo scorso. Era uno di quei personaggi che ogni paese può contare di avere tra la propria popolazione. Un tipo strano, senza tetto e senza lavoro, con la passione per la vita, la natura e il vino. In pochi ricordano il suo vero nome, tutti lo conoscevano come Campanù e allietava le serate nelle cascine e nelle piazze col suo organetto a manovella: il cilinder! Lessi di questo personaggio in un libro che attraverso racconti di fantasia, narrava episodi della nostra terra e del nostro paese. Il libro si intitola “I Navigli raccontano”. Il personaggio mi colpì per la sua libertà di pensiero e per la sua filosofia di vita. Così, quando cercavo un soggetto per il nostro album, mi ricordai di lui e pensai che sarebbe stato curioso vedere la sua reazione oggi, svegliandosi dopo una delle sue famose sbronze nel 2017. È così iniziai a scrivere il soggetto dell’album….

HP: Come nasce “Navigli riflessi” e perché la scelta di questo titolo?

A.C.: L’album nacque di fatto più di tre anni fa quando col chitarrista e compositore dei Prowlers Stefano Piazzi, iniziai a scriverne le musiche. Stefano ha una conoscenza completa della teoria musicale e oggi posso dire che senza di lui “Navigli Riflessi” non avrebbe mai visto la luce. Un giorno Stefano mi fece ascoltare alcune idee che aveva registrato. In mezzo a tutto quel materiale c’era questa nenia… una cantilena particolare che mi ricordava un po’ una ninna nanna… in poco tempo divenne il tema del disco e ci divertimmo ad armonizzarlo e inserirlo in più contesti lungo tutti i brani dell’opera. Per il titolo pensai al libro. I Navigli sono questi canali che da noi venivano utilizzati per portare l’acqua dei grandi fiumi al servizio dei nostri campi e delle nostre colture. Loro sono e restano i testimoni della nostra terra. “Navigli Riflessi” perché riflettono il passato a noi che abbiamo abusato del nostro paesaggio e il futuro per Campanù che nel disco si trova scaraventato in un’epoca così violentemente diversa dalla sua! Un manifesto ecologista e la voglia di poter dire la nostra a sostegno del nostro ambiente deturpato.

HP: Quali sono, dunque, le tematiche affrontate nell’opera e qual è stato il percorso creativo che vi ha guidato in questi ultimi tre anni che ci separano da “Mondi Nuovi”?

A.C.: Le tematiche ecologistiche del disco sono il modo di urlare la nostra indignazione per quanto distrutto e malfatto dalle “opere” umane in questi anni. La noncuranza degli esseri umani (non tutti fortunatamente) che si comportano come fossero i padroni del nostro pianeta, senza rendersi conto che noi siamo ospiti su questa terra e dovremmo rispettarla, difenderla e preservarne le qualità fondamentali per la nostra vita. Abbiamo iniziato a lavorare attorno al tema musicale scritto da Stefano e ci siamo resi conto che lentamente prendevano forma tutti i brani. Mentre componevamo pensavamo anche a come arrangiare i vari brani. Così nacque la voglia di andare un po’ oltre lo schema classico del rock. Utilizzare strumenti e forme musicali diverse, originali, ed inserirle nella nostra musica. Come poteva trovare posto una banda di Baghet (la tradizionale cornamusa bergamasca) o di cornamuse scozzesi in un contesto rock? Come potevano interpretare due cori polifonici, di cui uno di voci bianche, le melodie del disco? Il tempo passava e le idee nascevano numerose… e ci rendemmo ben presto conto che il nuovo album sarebbe stato molto diverso dal suo predecessore “Mondi Nuovi”. Eravamo reduci da un album non concettuale e molto diretto dove la melodia era regina incontrastata. Volevamo liberarci da ogni schema: scrivere e fare, come successe con “Sweet Metamorfosi” negli anni novanta, “musica libera”. Questa fu la linea guida del nostro percorso dall’inizio alla fine.. e oggi ascoltando “Navigli Riflessi” possiamo solo esserne molto soddisfatti.

HP: Il forte legame d’amicizia tra i membri della band e la convinta condivisione del progetto musicale sono da sempre le solide basi su cui si fonda la musica dei Prowlers. Ti va di presentarci i membri dell’attuale formazione?

A.C.: Lo faccio molto volentieri iniziando dalla nostra splendida Laura Mombrini che con la sua voce particolare e unica caratterizza la nostra musica dal 1985. Stefano Piazzi chitarrista compositore arrangiatore e trascrittore della musica dei Prowlers. Il “Maestro” come lo chiamiamo noi, è diventato il mio partner musicale condividendo con me pensieri, idee, sacrifici, speranze, sogni e note… tante tante note…. Roberto “Bobo” Aiolfi, il “virtuoso” della band, fantastico bassista che ormai mi accompagna nei Prowlers dal 1995… una garanzia in studio e sul palco! Marco Freddi, il nuovo bravo batterista che ha avuto il difficile compito di sostituire Giovanni Vezzoli, amico fraterno e batterista della band dal 1986 fino a “Mondi Nuovi”. Marco ha portato fantasia e nuove energie e ha “addolcito” la pillola amara dell’”abbandono” di Giovanni. Infine Daniela Aglioni e Cristina Lucchini, le coriste che hanno arricchito il nostro nuovo album con le loro splendide voci e che di fatto sono entrate a far parte della band. Questi sono i miei compagni di avventura in questo nuovo capitolo dei Prowlers e io ne sono infinitamente orgoglioso!

HP: C’è qualche aneddoto che ti va di raccontare sul nuovo album?

A.C.: In tre anni di lavoro di aneddoti ce ne sono tantissimi. Mi piace ricordare la professionalità e la serietà che i vari ospiti hanno dimostrato durante le registrazioni del disco. Musicisti incredibili, realtà della nostra cultura e della nostra provincia che hanno donato momenti splendidi alla nostra musica a conferma che per fare buona musica non servono grandi nomi. Mi vengono in mente le registrazioni dei Baghet e delle Orobian Pipes e la mia incredulità nell’ascoltare la potenza di quei suoni antichi, orgogliosi e veri. Oppure il lavoro fatto dal maestro Flavio Ranica col coro Adiemus, eccezionali armonizzatori vocali che lasciano a bocca aperta per la loro bravura. E ancora le bravissime voci bianche della Schola Cantorum del Maestro Gigi Consolandi registrate nelle sale dell’oratorio di Calcio, il paese in cui sono nato e cresciuto… e io, che per la prima volta nella mia vita, alla veneranda età di 51 anni, entravo in quelle stanze (meglio tardi che mai direbbe qualcuno!). L’aneddoto principe di tutta la lavorazione del disco è racchiuso in una notte negli studi di Vincenzo Zitello. Stavamo riascoltando il missaggio del disco con Vince che ci dava consigli e suggerimenti. Ad un certo punto chiesi se potevamo vedere la fantomatica Lama Sonora usata da Vince nel brano “Riflessi”. Vincenzo non si fece pregare e tirò fuori questa enorme lama flessibile ed iniziò a suonarla con un archetto da violoncello. Era l’una di notte e avevo davanti a me un Artista incredibile che suonava questo strumento stranissimo emettendo suoni magici, eterei, quasi appartenenti ad un altro mondo…. Iniziammo a parlare di musica, della vita… e pensai che in fondo la magia del “fare musica” stava tutta in quei momenti di condivisione e armonia. Ero felice….

HP: “Navigli riflessi” esce per Ma.ra.cash. Come nasce e come si è perfezionato il rapporto con l’etichetta?

A.C.: Conosco Massimo Orlandini dai tempi dei festival prog del Camelot Club a Vigevano. Suonammo proprio nella prima edizione di quei festival nel 1996. Con Massimo c’è sempre stato un cordiale rapporto di reciproca stima . Iniziai a collaborare con lui per la distribuzione del disco dei Daal Dodecahedron” e mi affidai sempre a Ma.ra.cash per la distribuzione di “Prowlerslive” e “Mondi Nuovi”. Nel 2015 poi pubblicammo con loro l’esordio dei Fufluns “Spaventapasseri”. Quando ascoltò il promo di “Navigli Riflessi” gli piacque subito. Era entusiasta quanto noi e per me è fondamentale poter collaborare con un’etichetta che crede in quello che faccio e che mi dà la giusta libertà per esprimermi al meglio. Così come era con Mellow Records negli anni novanta, oggi è con Ma.ra.cash… e pur essendo molto diversi, ritengo di essere fortunato ad aver incontrato Mauro Moroni e Massimo Orlandini sul mio cammino musicale.

HP: L’album verrà presentato in qualche occasione in particolare?

A.C.: Stiamo valutando alcune locations per la giusta presentazione del disco. Vorremmo presentare “Navigli Riflessi” con tutti i nostri ospiti sul palco… è un’idea ambiziosa ma possibile… vedremo. Nel frattempo il 6 gennaio ci riuniremo in una cascina della zona e presenteremo in anteprima il disco ad una ventina di amici… quelli che più ci sono stati vicino in questi anni.

HP: Avete in programma un tour promozionale per far conoscere “Navigli riflessi” ai vostri fan?

A.C.: Per il momento non ci stiamo pensando. Parleremo con Ma.ra.cash e vaglieremo le varie possibilità di presentare il disco nei vari festival prog della penisola. Mi piacerebbe portare l’album anche all’estero… ricevo spesso richieste da amici d’oltralpe, ma fino ad oggi per una serie di circostanze non ci siamo mai riusciti.

HP: In oltre trent’anni di attività, come sono cambiati i Prowlers? Quali sono le differenze sostanziali tra “Navigli riflessi” e i precedenti lavori?

A.C.: Nel 1985 avevo 19 anni e una valigia colma di sogni e di speranze. Non sapevo nemmeno cosa fosse il rock progressivo pur ascoltandone inconsciamente i grandi nomi. Facevamo musica e ci divertivamo da matti…. punto! Ognuno di noi ascoltava musica diversa e ne portavamo le influenze nelle composizioni della band. Io sono nato con l’hard rock degli anni settanta e con i Pink Floyd. Sognavo una band alla Uriah Heep… non avevo nemmeno le possibilità di comperarmi le tastiere che oggi mi circondano in studio e sul palco. Ricordo il mio primo stipendio investito in una Korg Dw8000… ero felicissimo! Oggi sono un orgoglioso possessore di strumenti “mitici”: Hammond, Moog, Mellotron, Fender Rhodes… tutti sognati per anni e acquistati con sacrifici e tanto sudore…  in fondo non sono poi così cambiato. Ascolto “Morgana” oggi, l’album d’esordio del 1993, e mi commuovo per la nostra sincerità musicale e per la nostra voglia di fare. Oggi a distanza di 24 anni, pur essendo maturati, avendo acquisito esperienza e “malizia”, siamo ancora così… sinceri e vogliosi di esprimerci attraverso la nostra musica. “Navigli Riflessi” è l’apice della nostra produzione… un po’ come successe per “Sweet Metamorfosi”, abbiamo investito tanto in questo album. Questo è un album musicalmente libero… siamo noi! Davvero noi! Rispetto ai precedenti ha un valore aggiunto: l’assenza totale di riferimenti musicali. Prog rock? Psichedelia? Rock italiano? Rock melodico? Io direi semplicemente Prowlers!

HP: Questi ultimi tre anni ti hanno visto impegnato anche su altri fronti (vedi Daal e Fufluns). Com’è nata l’avventura con Cecchini & Co? Ti va di raccontarci qualcosa su quest’esperienza? Avrà un seguito?

A.C.: Simone Cecchini mi ha contattato anni fa tramite amici comuni. Io non lo conoscevo e lui non conosceva me. Ci incontrammo e iniziammo a lavorare sul canovaccio di alcuni brani che scrisse in passato. Ci trovammo subito bene. Simone è un grande cantante ed un autore di testi direi unico. Descrive in maniera magistrale momenti di vita e sogni, con una padronanza incredibile della lingua italiana. Abbiamo costituito i Fufluns insieme e finalmente nel 2015 abbiamo dato forma al nostro “Spaventapasseri”. Pur essendo molto diversi come persone, abbiamo in comune molto dal punto di vista artistico. Oggi siamo buoni amici e con Guglielmo Mariotti, Marco Freddi e Simone Coloretti stiamo scrivendo il successore dello “Spaventapasseri “, che, vi dico subito, sarà molto diverso è molto più oscuro e cattivo di quanto fatto in precedenza. Non vediamo l’ora di tornare sul palco insieme…. I Fufluns hanno davvero una marcia in più nei live!

HP: Sul fronte Daal, dopo l’uscita di Dances of the drastic Navels” nel 2014, c’è qualcos’altro che bolle in pentola e che puoi anticiparci?

A.C.: Stiamo registrando “Decalogue of Darkness”. Con Davide Guidoni ho trovato il partner giusto per poter esprimere il lato più oscuro di me. Ogni volta è una grande emozione lasciarsi andare a questa creatura libera e musicalmente anarchica che è Daal! Il nuovo album sarà interamente strumentale e ci accompagneranno solo i fidi Ettore Salati alle chitarre e Roberto Aiolfi al basso. Per certi versi sarà un po’ una novità per i Daal rispetto a quanto realizzato in passato. Non posso svelarvi molto, ma una cosa ve la dico… per questo disco ho utilizzato tanti tanti tanti nastri….

HP: Grazie mille per la chiacchierata e in bocca al lupo per il nuovo album!

A.C.: Un grazie infinito a voi di HamelinProg che ci seguite sempre e che siete diventati un saldo punto di riferimento per tutti gli appassionati di progressive rock!

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