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Intervista agli artisti di ST’ART

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HP: La rubrica “L’artista racconta” eccezionalmente ospita Yuri Abietti (Silver Key), Gianni Venturi (Altare Thotemico), Lucio Lazzaruolo (Notturno Concertante) e Marcello Capra. Ciao a tutti! La redazione di HamelinProg.com vi ringrazia e vi dà il benvenuto.

Yuri Abietti: Grazie a voi!

Gianni Venturi: Grazie e ciao!

Lucio Lazzaruolo: Ciao!

Marcello Capra: Grazie a voi!

HP: Dunque, iniziamo con una domanda d’obbligo: che cos’è “St’Art”?

Y.A.: St’Art è un gruppo di band e artisti che ha deciso di unire le forze per riempire una lacuna dell’ambiente e del sistema musicale italiano. I gruppi indipendenti e alternativi, che siano prog rock, metal, jazz rock, folk, indie o quant’altro, non trovano facilmente modo di “uscire dal ghetto” della loro nicchia, una nicchia in cui il sistema stesso li ha reclusi. Noi non vogliamo arrenderci a questa evidenza e vogliamo auto-organizzarci per promuovere le band che faranno parte del gruppo e per organizzare eventi, serate, concerti, momenti di incontro culturale… e col tempo, magari, produrre la nostra musica e dialogare anche con altre forme d’arte (poesia, teatro, produzioni video, grafica) per dare più spazio a chi ha qualcosa da dire. L’idea originale è di Gianni, un progetto che cercava di realizzare da molto tempo. Dato che ha avuto riscontro entusiastico da parte prima di Lucio e poi mia (che avevo già cercato di organizzare qualcosa di simile anni fa) e che abbiamo avuto la fortuna di avere la collaborazione di Marcello, abbiamo deciso di mettere da parte calcoli, dubbi e indugi e di – per così dire – andare allo sbaraglio… così è nata la pagina su Facebook, il sito web ufficiale (www.gruppostart.it ) e la prima campagna di raccolta fondi per l’evento che terremo a Bologna, al Teatro dell’Antoniano, il 28 maggio, e di cui voi avete già avuto modo di parlare sul vostro sito!

G.V.: St’Art nasce dall’esigenza di creare spazi liberi per la musica, dopo avere organizzato tre festival, uno con Gigi Cavalli Cocchi, mi sono reso conto delle enormi difficoltà che esistono per le band e per chi crede nella musica. Da tempo anche grazie alla mia provenienza culturale, penso e sogno ad un’aggregazione di artisti, di vario genere. Il primo con cui ne ho parlato è stato Lucio, immediatamente ricettivo, poi Yuri, che aveva già un’idea simile, abbiamo deciso di unire le forze, si è aggiunto con mia grande gioia Marcello!

L.L.: Il tentativo di unire le forze per proporre una musica che crediamo non scontata e banale, speriamo il punto di inizio di un modo piuttosto innovativo di proporre la musica.

M.C.:  È una novità assoluta, un modo diverso di proporsi, la voglia se volete anche l’azzardo di provare a sovvertire certe vecchie logiche, dove se non c’è un manager o un rapporto “privilegiato” con qualche promoter , non si suona in clubs, teatri o in piazza… il desiderio di creare le condizioni per un dare/ricevere direttamente con il pubblico, gli estimatori e tutti quelli che non si fanno condizionare solo dal big di turno o peggio da una tribute band, che nulla aggiunge alla cultura, intesa come ricerca, espressione, condivisione.

HP: Da dove nasce questo nome e perché un sottotitolo come “Lo Stato dell’Arte”?

Y.A.: Il nome nasce da un’idea di Lucio. St’Art con l’apostrofo, oltre al significato evidente dell’inglese “Start” (“Partire”) ha anche il gioco di parole colloquiale italiano di “questa arte”. Lo stato dell’arte, in inglese, indica il “top”, il meglio possibile in una certa disciplina tecnica o scientifica – il miglior modello di computer, ad esempio. Noi, in realtà, lo usiamo in modo molto meno presuntuoso e più descrittivo: questo è lo stato dell’arte in Italia, ciò che facciamo, quello che vogliamo dire e la situazione in cui ci troviamo. Lo scopo è quello di cambiare tale stato e di migliorarlo, di aprire a spazi maggiori di ascolto per il pubblico, a una maggiore visibilità e pubblicità di chi, con passione e impegno, continua a fare musica di ricerca al di fuori dei classici circuiti mainstream.

G.V.: St’Art, un’idea di Lucio, significa sia punto di partenza che lo stato dell’arte. Appunto, in che stato è l’arte? E nel nostro caso la musica? C’è ancora spazio per un’arte svincolata dalle leggi a volte oscene del mercato?

L.L.: Da intendersi almeno in un duplice senso: stato dell’arte e “quest’arte”, ma anche come dicevo in precedenza un’auspicabile punto d’inizio e di incontro fra diverse realtà musicali.

M.C.: Nasce da una felice intuizione…

HP: Quali band e artisti (oltre ai presenti) sono coinvolti in questa iniziativa?

Y.A.: Per ora, abbiamo preso contatto con Natale Russo dei Conqueror, che non abbiamo potuto coinvolgere in questa prima iniziativa (cinque momenti musicali sarebbero stati troppi in una singola serata e il tempo a disposizione per ogni partecipante sarebbe stato troppo poco). Natale ha condiviso la nostra iniziativa fin dai primissimi momenti ed è, di fatto, un “socio fondatore” di St’Art quanto Gianni, Lucio, Marcello e il sottoscritto (almeno per quanto mi riguarda). Stiamo prendendo contatto con altre band e altri artisti che sono interessati a partecipare in qualche forma in una delle prossime iniziative che organizzeremo, ma per ora si tratta solo di discorsi informali. Vi terremo informati, comunque, nel caso altri artisti entrino a far parte della nostra “scuderia”!

G.V.: Sono già coinvolti i Conqueror, ma la porta è aperta a chi fa della musica una ragione di vita.

L.L.: Credo che questa iniziativa che vede coinvolti i nomi di cui si è detto debba essere aperta a tutti coloro che facciano una proposta musicale non convenzionale,  attenta a recuperare certi aspetti che possano riferirsi al progressive rock, ma che spazino in vari ambiti musicali interessanti.

M.C.: Questa è una domanda a cui non so rispondere, vediamo prima se l’iniziativa avrà buon fine…

HP: Esiste una reale possibilità di creare una vivace sinergia con altri gruppi e artisti, magari anche di altri paesi?

Y.A.: Se superiamo il tipico campanilismo italico e le polemiche sterili e inutili che, purtroppo, tanto dividono e mettono in contrapposizione fan e gruppi anche negli ambienti più piccoli e specializzati, sono convinto assolutamente di sì. La cosa che, infatti, mi ha sinceramente stupito è stato l’atteggiamento dei miei soci, di assoluta umiltà, apertura e accoglienza di consigli, idee, critiche e proposte. Ognuno di noi ha una sua identità musicale e artistica molto precisa ma il fatto di collaborare e mettersi in discussione è visto, almeno da me, come momento positivo e di crescita, non come una minaccia da cui difendermi. Posso dire che sarei onorato e felicissimo di collaborare con le band e gli artisti attualmente coinvolti nel progetto per la produzione di collaborazioni musicali, prestando la mia voce, per quanto può valere, a idee comuni. E penso di poter dire che sia un sentimento condiviso dagli altri partecipanti.

G.V.: Assolutamente si. Per quanto mi concerne, ho già avuto a Bologna i Baraka dal Giappone, gli Eclat dalla Francia, L’Herba d’Hamelí dalla Spagna, gruppi interessanti con i quali si può creare una rete di scambi.

L.L.: Penso di sì. Di sicuro a livello di registrazioni ora le cose sono molto più semplici da realizzare. Gianni mi ha proposto questa iniziativa a cui ho aderito con entusiasmo. Personalmente sono sempre felice delle collaborazioni che spesso consentono un autentico arricchimento della propria proposta musicale.

M.C.: Mantenendo le nostre personalità e le differenze stilistiche, perché no… se poi si creano dinamiche di collaborazioni o di jam creative, ben vengano, ma ora è presto credo per parlarne, un passo alla volta.

HP: Secondo voi quali sono i canali o gli strumenti in grado di garantire maggior visibilità agli artisti della scena musicale progressiva (e non solo!) italiana?

Y.A.: Sicuramente, i social media sono importanti, e la presenza su internet è fondamentale, al giorno d’oggi. Tuttavia, proprio dato che si tratta di una piazza molto affollata, a volte è difficile emergere nel bailamme di post, commenti e notifiche che ci bombarda quotidianamente. Servirebbe avere un po’ più di attenzione da parte dei media tradizionali: riviste cartacee, radio locali e nazionali (come Capital, ad esempio, che fa una programmazione e ha degli interessi palesemente compatibili con gli scopi del gruppo), piccoli canali televisivi locali o via digitale terrestre. Bisogna partire da ciò che si può usare e controllare, di ciò che c’è a portata di mano e sperare di ottenere l’attenzione e l’aiuto di chi ancora crede che in Italia la musica possa essere qualcosa di più di un semplice prodotto commerciale determinato dalle mode dei talent-show o dei reality.  Noi abbiamo immediatamente aperto anche un account su Google+ e un canale dedicato su YouTube in cui ci sono playlist dei migliori video delle band coinvolte, ad esempio. Voi siete preziosissimi e non smetteremo mai di ringraziarvi per il tempo e lo spazio che state dedicando a questa iniziativa!

G.V.: St’Art? I festival di genere rischiano di trasformarsi in ghetti di nostalgici che non guardano al futuro, ancorati ad un passato fantastico, che quando esisteva non era passato, ma presente proiettato verso il futuro. Io personalmente credo che il fai da te, il passaparola, siano oggi i veri dimenticati canali.

L.L.: Beh, questo festival potrebbe essere un’idea importante in proposito, ma oggettivamente la situazione è molto difficile. Resta la rete, ma è un mare magnum dal quale non è semplice emergere e farsi notare.

M.C.: Dite bene “non solo”… perché personalmente mi sembrano superate le definizioni  nette di genere, sono sempre stato favorevole alle contaminazioni, intese non come gruppi con strumenti insoliti o “esotici” per “scenografia”, ma aperture che non possono avere solo sbocchi monotematici, colori e sapori che mescolandosi, creano nuove armonie e “aprono” le menti chiuse, inscatolate da false etichette.

HP: Tra le vostre iniziative c’è l’evento del 28 maggio al Teatro dell’Antoniano. Vi va di illustrarcelo per grandi linee?

Y.A.: L’evento nasce da un’idea di Gianni che, essendo di Bologna, ha preso contatti con questa cornice assolutamente prestigiosa per il concerto “d’esordio” del gruppo. L’idea era quella di mostrare quattro diverse declinazioni di quella che potremmo definire “musica di ricerca”: il neoprog di sapore british con influenze hard rock dei Silver Key, la musica jazz rock e con forti influenze poetiche degli Altare Thotemico, la musica classica mischiata con elementi di musica rock dei Notturno Concertante e i colori emotivi della zingaresca chitarra di Marcello Capra. “Prog” è un’etichetta che ci va stretta e che, al giorno d’oggi, vuol dire tutto e niente. Bisognerebbe inventare un nuovo termine, nuove categorie e definizioni, mettersi davvero in discussione e uscire dalla propria “zona di sicurezza”. Allo stesso modo, è stato Gianni a dare l’idea di fare una campagna di raccolta fondi online sul sito di Music Raiser, i cui titolari e tutor ci hanno aiutato moltissimo nella gestione e nella stesura del progetto, seguendo ogni passaggio e pubblicizzando la nostra iniziativa nei loro spazi web!

G.V.: Quattro realtà completamente diverse, non solo prog, ma che abbracciano quel mondo chiamato musica d’autore! Marcello non ha bisogno di presentazioni, i Notturno hanno compiuto un’evoluzione che li ha portati verso un mondo sonoro affascinante che tocca la musica classica e popolare, i Silver Key, raccontano storie legate ad una sorta di neoprog interessante. Gli Altare Thotemico, jazz rock sperimentale legato al teatro ed alla poesia! Che dire? Una miscela di suoni e colori inebriante.

L.L.: St’Art secondo me vuole essere la dimostrazione che in giro c’è ancora molta musica viva, ricca e stimolante. Con la speranza che ci sia un pubblico attento e ricettivo verso proposte non risapute.

M.C.: Per me ora, anche perché vivo il presente, c’è questo evento del 28 maggio e subito dopo con il mio trio “Glad Tree” il 31 maggio, la partecipazione ad un importante Festival musicale: “Tastar de Corda”.

HP:  Come avete strutturato la campagna di fundraising su Music Raiser e quali sono i vostri reali obiettivi?

Y.A.: Il nostro obiettivo è semplicemente quello di raccogliere i fondi necessari al noleggio del teatro, della strumentazione necessaria e dei fonici. Abbiamo strutturato la campagna con molta attenzione, ascoltando i consigli dei tutor di Music Raiser (grazie a Tania e Valeria!) e cercando di offrire delle ricompense interessanti, come poster della locandina (disegnata dal bravissimo Daniele Aimasso del gruppo A.N.S.I.A., presente su Facebook anche su Doom Art Cave), CD delle band coinvolte, T-Shirt con logo e locandina dell’evento, e altri gadget, oltre alla possibilità di prenotare l’ingresso a prezzo scontato e di riservarsi un posto in prima fila durante il live! Speriamo di avere successo e di poter programmare altri eventi, grazie all’attenzione e al supporto dei nostri fan.

G.V.: Chiediamo a chiunque crede che si possa ancora sognare un mondo di musica, di contribuire alla riuscita di questo festival, che è lo St’Art di qualcosa che non si è ancora visto! Non vogliamo assolutamente specularci, ma coprire le spese e avere così la forza di continuare.

L.L.: L’idea di base è semplicemente quella di autofinanziare l’evento programmato per il 28 maggio all’Antoniano. Non c’è alcuna volontà di speculare o di arricchirsi. Forse saremo un po’ sognatori, ma va bene così.

M.C.: Spero che si riesca ad avere almeno un contributo per le spese di viaggio, un bel numero di gente in teatro.

HP: Passiamo ai vostri rispettivi progetti. Cosa bolle in pentola? State lavorando a nuovi album? Cosa dobbiamo aspettarci?

Y.A.: I Silver Key, proprio in questi mesi, stanno componendo i brani per il secondo album che, se tutto va come da programma, dovrebbe uscire tra la fine di quest’anno e i primi mesi del 2015. Si tratterà di canzoni dai testi piuttosto personali, come nel caso dei pezzi del primo CD, “In the Land of Dreams”, ma in questo secondo lavoro i temi si allargheranno anche a commenti sulla situazione politica e sociale italiana di questi ultimi anni. Il tutto verrà condito da una componente narrativa fantascientifica. Da sempre, la fantascienza viene usata per criticare o denunciare i nostri problemi e difetti, spostandoli in un lontano futuro e portandoli alle estreme conseguenze – basti pensare a Star Trek – quindi è perfetta per il tipo di storie che voglio raccontare. Inoltre, credo che sia un tema interessante anche per la ricerca di nuove sonorità e nuovi arrangiamenti.

G.V.: Stiamo ancora godendo dei risultati insperati di “Sogno errando”, gradito anche a livello internazionale, ma sta nascendo anche il terzo disco. Stiamo preparando una tournee in Olande e Germania e… St’Art.

L.L.: Stiamo lavorando, con molta calma, ad un nuovo CD. Nel frattempo realizziamo piccole sonorizzazioni per racconti e se capita qualche commento sonoro per film.

M.C.: Sono sempre in “lavori in corso”,  live e in studio di registrazione con “Glad Tree” per incidere le mie composizioni allargate alle tabla, canto sufi, flauti, un incontro tra la musica dell’Occidente con l’Oriente.

HP: Oltre ai lavori in studio, come procedono le vostre attività live? Nei prossimi mesi ci riserverete altre iniziative?

Y.A.: Sia i Silver Key che gli Altare Thotemico parteciperanno al Verona Prog Fest organizzato da Giamprimo Zorzan al locale Il Giardino Music Club, un festival che si estende per ben undici serate e che prevede la partecipazione di altre quattordici band! Inoltre, stiamo cercando di organizzare altri eventi a Milano, Firenze e Roma per il prossimo autunno. Vi terremo informati su tutte le nostre iniziative!

G.V.: In preparazione Roma, Firenze, Milano… ma certo dipende anche molto dalla prima esperienza all’Antoniano.

L.L.: Credo che St’Art, se le cose andranno come si spera, possa essere un punto importante per far conoscere la nostra musica.  Abbiamo in programma qualche concerto, uno importante in particolare in Umbria al principio dell’autunno.

M.C.: Me lo auguro, non faccio progetti troppo a lungo termine, vedrete  sulle mie pagine prossimamente.

HP: A chi è interessato alle vostre iniziative cosa consigliate di fare? Potete fornirci dei siti o contatti di riferimento?

Y.A.: I contatti di riferimento principali sono la nostra pagina web ufficiale (www.gruppostart.it) e la nostra pagina Facebook (www.facebook.com/gruppostart). Chi volesse davvero darci una mano in modo concreto per la realizzazione di questo evento, dandoci la possibilità di organizzarne altri in futuro, può andare sulla pagina della raccolta fondi su Music Raiser (www.musicraiser.com/projects/2248-festival-rock-al-teatro-dellantoniano-di-bologna) e dare il proprio contributo economico con una piccola offerta. Ogni aiuto è importantissimo, soprattutto in questa fase iniziale del nostro progetto. Per quanto riguarda i Silver Key, ovviamente si possono seguire le nostre attività sul sito ufficiale (www.silver-key.it) dove ci sono tutti i link per ascoltare il primo album e acquistarlo su tutti i principali social media e siti di streaming e digital delivery.

G.V.: Per la raccolta fondi l’indirizzo è questo. Per info sugli Altare Thotemico potete visitare il sito ufficiale (www.altarethotemico.com) e la pagina Facebook.

L.L.: Per le info relative a St’Art vi rimando alla pagina Facebook, mentre per quanto riguarda Notturno Concertante potete seguire il nostro sito ufficiale (www.notturnoconcertante.it).

M.C.: Il mio sito ufficiale (www.marcellocapra.com), le mie pagine Facebook e i comunicati Synpress, cari amici che mi seguono da anni.

HP: Nella speranza che riusciate a raggiungere i vostri scopi vi chiediamo quali difficoltà avete finora riscontrato?

Y.A.: La campagna è partita da poco, ma una delle difficoltà principali è sicuramente quella di vincere la resistenza e le abitudini delle persone… In Italia il crowdfunding è una cosa ancora relativamente nuova, e non è facile raccogliere i finanziamenti necessari. Anche trovare degli sponsor, in questo periodo di crisi, è tutt’altro che semplice (nonostante le cifre richieste siano abbastanza basse e “politiche”)… Sicuramente, le difficoltà maggior, quindi, sono quelle economiche. Da un punto di vista umano o artistico non credo che nessuno di noi abbia incontrato difficoltà di sorta. Speriamo di trovare altri sponsor che ci aiutino a realizzare un progetto che riteniamo davvero innovativo e interessante.

G.V.: Per ora, visto che siamo agli inizi poche, anche se far comprendere l’importanza di un gesto come una piccola offerta non è facile.

L.L.: Le difficoltà sono di varia natura come è facilmente immaginabile, ma grazie alla collaborazione che si è instaurata tra i partecipanti a questo festival credo che tutto andrà nella maniera giusta.

M.C.: Per il progetto St’Art  nessun problema, speriamo di raggiungere l’obiettivo.

HP: Cosa possono fare gli addetti ai lavori e i semplici appassionati (come noi) per aiutare iniziative come la vostra?

Y.A.: Andare sui nostri siti, condividere su social network e sui propri spazi online la campagna di crowdfunding e le news e le interviste che ci riguardano, commentarle, cliccare su “Partecipa” e su “Like” e, soprattutto, fare un’offerta sulla pagina della campagna. Ci sono molte persone che si lamentano della situazione musicale italiana, che non sono contente di ciò che passano i canali mainstream. Questa è la loro opportunità di trasformare queste lamentele in qualcosa di concreto per aiutare un gruppo di band e artisti ad allargarsi, organizzarsi e creare canali alternativi. È la loro occasione per far sì che queste realtà tornino a essere rilevanti.

G.V.: Informare, far conoscere il progetto, la raccolta fondi e soprattutto le reali motivazioni. Come state facendo voi ora!

L.L.: Beh, innanzitutto far circolare quanto più possibile la notizia e contribuire se possibile alla campagna di raccolta fondi anche con piccole donazioni, in modo che questa nostra iniziativa sia davvero l’inizio di un nuovo percorso musicale.

M.C.: Diffondete costantemente e magari venite  ai nostri concerti.

HP: Vi ringraziamo per la disponibilità e restiamo in attesa di novità. Un saluto!

Y.A.: Grazie mille a voi e un saluto a tutti i lettori di Hamelin Prog! Keep calm and listen to Silver Key! :)

G.V.: Grazie a voi!!!

L.L.: Grazie a voi!

M.C.: Un caro saluto a voi!

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