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Intervista ai feat.Esserelà

Intervista feat-Esserela-HamelinProgHP: I feat.Esserelà ospiti della rubrica “L’artista racconta”. Un saluto a Francesco, Renato e Lorenzo! La redazione di HamelinProg.com vi ringrazia per aver accolto il nostro invito.

feat.Esserelà: Grazie a voi! Per noi è davvero un piacere poter essere qua (e non là)!

HP: Il nome della band nasce dall’inglese featuring, ossia collaborare, suonare con l’Esserelà, il fantoccio che è la fonte d’ispirazione della band, nonché “frontman”, autore dei testi più introspettivi ed esperto conoscitore di musica bosniaca contemporanea. Prima di addentrarci nel mondo dei feat.Esserelà in quanto trio, vi va di presentarci il vostro “boss”? Come nasce la “collaborazione”?

f.E.: La storia è andata così: noi tre ci conosciamo da una vita, e abbiamo sempre suonato in svariati progetti, ma mai come trio. Per questo motivo, nel 2009 abbiamo deciso di mettere su un trio strumentale, dal momento che nessuno dei tre cantava, per vedere dove ciò avrebbe potuto portarci. Veniamo ora all’Esserelà. L’Esserelà (che è un manichino di ben 40 anni) ha sempre vissuto nella cantina del tastierista, dove ogni settimana facciamo le prove. Una volta, entrando, lo abbiamo notato imbucato in un angolo, e il batterista ha esclamato: “Ma che cosa è quell’essere là?” Da lì, potete capire, la situazione è degenerata!

“Ma è bellissimo, chiamiamolo Esserelà!”

“Ma scusate, se fosse il nostro leader indiscusso dal momento che non abbiamo un frontman?”

“E’ fatta! Ci chiameremo i feat.Esserelà, e grazie a lui diventeremo gli idoli indiscussi della musica techno paraguayana!”

Da quel momento i feat.Esserelà son diventati quattro, con gioia ed entusiasmo quasi da teenager impazziti.

HP: Definite la vostra musica ProgRockJazzFusionFunkAcid (e noi, come detto nella recensione, aggiungiamo anche una spruzzata di RIO) e, ascoltando con attenzione il vostro album, si riescono a rintracciare tutte le caratteristiche. Come si arriva a suonare ProgRockJazzFusionFunkAcid-RIO? Quali sono le influenze chi vi hanno “formato” (sia come studio sia come ascolti)?

f.E.: La definizione del genere, come forse si può leggermente intravedere, è posta in maniera abbastanza ironica, ma è stato davvero l’unico modo per permetterci di identificare ciò che suoniamo. Non riuscendo bene ad individuarne l’ambito, ed essendo troppo stupidi per dire che suoniamo “solo” progressive rock strumentale, abbiamo voluto fare un collage di tutti i generi che a nostro avviso avrebbero potuto inserirsi ed essere riconosciuti nei nostri brani.

Le influenze che hanno fatto sì che i feat.Esserelà arrivassero a suonare ciò che suonano sono molteplici. Il tastierista ha una formazione prettamente classica/jazz, il chitarrista è, come si può dire, più sanguigno, alla Frank Zappa, da assoli strappamutande, mentre il batterista, dopo diversi anni di lezione di tecnica, ha preferito continuare come autodidatta.

Non smetteremo mai di benedire il giorno in cui per caso il batterista e il chitarrista ascoltarono la colonna sonora di Virtua Tennis, un vecchio videogame, di tennis (appunto). Da quel momento si sono esaltati e la loro testa si è “aperta”: hanno iniziato a pensare in ottica di strumentale e tempi dispari. Riconosciamo che la cosa sia un po’ assurda, ma la storia è vera, chiedete al nostro avvocato.

Nei nostri brani si riconoscono sicuramente influenze derivanti da molteplici gruppi e generi, come ad esempio gli Area, i King Crimson, i Genesis, i Mars Volta, Stefano Bollani, Claude Debussy e la Dave Matthews Band, come anche scritto sotto forma di ringraziamento sul retro del nostro disco.

HP: Lo scorso febbraio è uscito il vostro debut albumTuorl”. Nella nostra analisi l’abbiamo definito un concentrato di energia, divertimento e “follia” che denota un’emancipazione sonora davvero notevole. Vi va di presentarlo a chi fa la vostra conoscenza per la prima volta leggendo l’intervista?

f.E.: Con piacere! “Tuorl” (grazioso gioco di parole, in quanto “album”…) è nato davvero in molto tempo, sia perché non siamo tre persone prettamente organizzate, sia e soprattutto perché siamo lenti e (stupidamente) perfezionisti quando si tratta di musica. La registrazione è avvenuta tutta in due intensissimi giorni, il 6 e il 7 gennaio 2013. Successivamente, avendo noi conosciuto ed essendoci affidati ad un fonico e produttore bosniaco, Mustafa Cengic, detto MuCe, siamo finiti, nell’estate dello stesso anno, a mixare il tutto a Sarajevo (sì, molto comodo). È stata davvero un’esperienza spettacolare, non vediamo l’ora di tornarci: stiamo infatti scrivendo della roba orribile a caso giusto per arrivare ad avere 11 nuove tracce e poter tornare là a mixare un altro disco. “Tuorl” è uscito a febbraio del 2015, quindi è ancora, se così si può dire, appena nato. È un album al quale siamo molto legati, perché essendo il nostro primo lavoro in studio, comprende ovviamente anche due primissimi brani che hanno inizialmente abbozzato il batterista e il chitarrista, ed è bello vedere come essi si siano evoluti negli anni e come riescano ad integrarsi con strutture e temi più recenti e forse leggermente più ponderati. Per questo si può dire che “Tuorl” sia un misto di generi e colori che riteniamo siano interessanti da accostare, combinare e far convivere. Il disco sta andando molto bene e siamo davvero sorpresi di quanta gente ci stia contattando, per farci suonare, complimentarci, insultarci o per sapere dove acquistarlo. Abbiamo scoperto addirittura che ci sono siti in Giappone con delle recensioni clamorose, “leggermente konatsu” (?).

HP: Una delle prime cose che colpisce osservando la confezione di “Tuorl”, oltre alla simpatica cover, è la presenza di titoli “strani” i quali, di primo acchito, lasciano pensare ad un’analogia con band quali Elio e le Storie Tese o Skiantos, fino a scoprire che il lato “surreale” dei feat.Esserelà non comprende anche dei testi. Chi è il “pazzo” che sceglie tali titoli e qual è (se c’è) il nesso titolo-brano?

f.E.: Non c’è sempre un vero e proprio nesso tra titolo e brano, anche se a volte capita. Suonando esclusivamente musica strumentale, dove possiamo esprimere tutta la nostra stupidità repressa, dal momento che non è possibile riversarla sui testi delle canzoni, se non nei titoli?

Anche se sicuramente non sembrerà, ogni titolo ha, almeno per noi, un significato ben preciso. Si va da un qualcosa che ci è accaduto in passato e che vogliamo ricordare (vedere ad esempio “il nostro batterista ha un buco nella gamba”: ebbene sì, è successo davvero), al titolo composto da parole assolutamente casuali ma che inizialmente, durante la composizione del brano, erano per noi fondamentali poiché cantandole ci saremmo ricordati la metrica della sua parte conclusiva, che proprio non ci entrava in testa (“Stichituffelpa rampa esserelà tum perugià”). Oltre a ciò, come farsi mancare titoli politicamente impegnati? /°\ \°/ /°\ \°/ /°\ \°/, che altro non è che la rappresentazione grafica delle mani che schiaffeggiano ripetutamente le guance, ne è un esempio lampante.

HP: E collegandoci alla domanda precedente: perché musica strumentale?

f.E.: Come già accennato in precedenza, facciamo musica strumentale più che altro “per forza”, dal momento che volevamo mettere su un gruppo composto solo da noi tre, e nessuno sa cantare (anche se il tastierista vi dirà che lui canta bene, come no)! Ma siamo comunque aperti ad eventuali collaborazioni!

HP: Nei vostri brani nulla sembra lasciato al caso (idee, suoni, ecc.) e in più frangenti ci si dimentica di essere di fronte ad un trio. Come nasce un brano dei feat.Esserelà e come avviene la scelta di determinati suoni e/o soluzioni? Suonare in tre rende il tutto più “semplice”?

f.E.: Il fatto di conoscerci da una vita ci ha aiutato molto. Ciò fa sì che ci sia il massimo rispetto reciproco e che soprattutto ci si riesca ad intendere immediatamente in ogni occasione, anche con un semplice sguardo. Questa è una cosa che penso non accada a tutti. Con queste premesse, certo, suonare in tre rende tutto più semplice, ma aggiungerei suonare “noi tre”.

I brani nascono generalmente partendo da un’idea portata da uno di noi (Esserelà compreso. Anzi, spesso è sempre lui che inizia). Successivamente, sempre e rigorosamente tutti assieme, la si elabora, la si evolve e scompone, unendola ad altri giri e melodie, cercando sempre di scegliere la via più particolare e spesso ostica, dal momento che se per noi non è una sfida, che gusto c’è? E poi, forse, questo è davvero l’unico modo di crescere, musicalmente parlando (ma non solo).

HP: L’album, uscito per la Joe Frassino Records, è distribuito dalla Lizard Records, una delle etichette più attive sul fronte progressivo in Italia. Come nasce la collaborazione con l’etichetta di Loris Furlan?

f.E.: La collaborazione con la Lizard e con il grande Loris, che non finiremo mai di ringraziare, nasce in maniera abbastanza classica, nel senso che la abbiamo contattata noi per sapere se fossero interessati al nostro disco, e Loris ci ha detto: “Ma certo!”. Da lì è stato amore.

HP: Siete molto attivi sul fronte live. Cosa ci si deve (o non ci si deve) aspettare da uno spettacolo dei feat.Esserelà?

f.E.: Pazzia, divertimento e, forse, novità. Non avendo un cantante, o comunque canzoni con testo, dobbiamo fare in modo che le persone possano sentirsi coinvolte e si possano appassionare ugualmente a quello che verrà loro proposto. Per questo motivo, tra un pezzo e l’altro, cerchiamo sempre di dire qualche parola, che sia di introduzione al brano successivo, o semplicemente che serva da intermezzo piacevole in modo da rilassare un attimo il livello di attenzione. Per il resto noi tre ci divertiamo molto sul palco, ma non mancano momenti nei quali la concentrazione è a livelli molto alti, basti guardare la meravigliosa espressione facciale del batterista con la lingua di fuori. Notiamo con stupore che le persone rimangono piacevolmente sorprese e che si divertono molto ascoltandoci, forse anche perché suoniamo una musica abbastanza “rara” e inusuale da ascoltare oggi. Questo crediamo rappresenti spesso (ma non sempre, ovviamente) un vantaggio per noi.

Se verrete ad un nostro live però, non aspettatevi di assistere ad uno spettacolo adornato da ballerine nude, fuochi d’artificio e musicisti scatenati sul palco. Oltre ad avere seri problemi di budget, non siamo ancora in grado di suonare e nello stesso tempo agitarci come degli scoppiati. Ma ci stiamo lavorando.

HP: Ci sono novità che riguardano il vostro futuro che vi va di anticipare? Dovremo attendere molto per il secondo album o qualcosa bolle già in pentola?

f.E.: Abbiamo composto nuovi pezzi e altri sono in cantiere. Certamente pubblicheremo un secondo album. Chissà quando, ma direi proprio che tutti e tre vorremo al più presto rivivere le soddisfazioni e il divertimento che ci ha regalato la registrazione e la produzione del primo disco.

A parte questo, abbiamo altri progetti che prenderanno presto vita, come il rilascio del DVD di un concerto che abbiamo fatto ad aprile 2015 in un teatro qui a Bologna (teatro Guardassoni), la sonorizzazione sia di un film muto di Chaplin (Charlot soldato, 1919) sia di un documentario sponsorizzato dall’Emilia Romagna sulle televisioni degli anni ’70 e ’80 della Regione, o l’apertura il 17 ottobre del primo concerto, dopo ben otto anni, dei Deus Ex Machina a Milano. Oltre a ciò se tutto andrà bene, più avanti, dopo aver scritto e composto il tutto, faremo una serie di collaborazioni live assieme ad un’orchestra sinfonica.

Altri progetti bollono in pentola, per conoscerli tutti fate un giro sul nostro sito! (http://esserela.ilbello.com/)

HP: Vi ringraziamo per la bella chiacchierata e, come siamo soliti fare, vi chiediamo un consiglio spassionato per noi della redazione di HamelinProg.com

f.E.: Entrare nel mondo del prog per noi è stata un’autentica rivelazione, non immaginavamo ci potesse essere un pubblico così interessato e appassionato a ciò che facciamo e questo è certamente anche merito di chi il prog lo fa conoscere e lo sostiene. Quindi che dirvi se non di continuare così, che ce n’è davvero bisogno!

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