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Intervista a Massimo Gasperini

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La Redazione di HamelinProg.com intervista Massimo Gasperini, fondatore della Black Widow Records.

HP: Partiamo da una domanda forse scontata ma indispensabile per entrare nel mondo di uno dei fondamentali propulsori degli ultimi decenni del Prog italico: come nasce la Black Widow Records?

M.G.: Diciamo che dopo 16 anni di progettazione in una grossa azienda ho capito che era il tempo giusto per partire per questo lungo viaggio nel mondo del rock non solo come appassionato e collezionista ma anche come professionista. A seguito di tanti viaggi in Inghilterra e dopo tante fiere del disco con contatti in tutto il mondo ho pensato che fosse giusto e logico aprire un negozio tutto mio dove realmente si respirasse la vera cultura Rock e dove si potessero trovare dischi difficilissimi da reperire. Certo non immaginavo che dopo poco tempo avrei anche fondato una etichetta che negli anni è cresciuta in maniera enorme.

HP: Ormai andiamo per il primo venticinquennale della BWR (e cogliamo l’occasione per farvi i nostri più sinceri auguri!): com’è stato questo cammino? Ci sono state difficoltà e, nel caso, cosa vi ha spinti a non demordere e raggiungere questo traguardo straordinario?

M.G.: Grazie per gli auguri. Difficoltà in Italia ce ne sono sempre, siamo la nazione più complicata e retrograda che si possa immaginare, oltre che una delle più corrotte ed ignoranti d’Europa nonostante il nostro importante passato artistico. Credo che Verdi, Puccini, Monteverdi, Rossini, il nostro Paganini, Demetrio Stratos, John Lord e molti altri si stiano rivoltando nella loro tomba per quello che sentono. Quello che ho imparato nel tempo lo devo soprattutto alla cultura britannica dove la musica è vista come una forma d’arte ed un lavoro, non come un qualcosa di secondario. In Italia siamo ancora al punto che se alla domanda “Che lavoro fai?” si risponde “Sono un musicista!” segue sempre una cosa tipo “…allora suoni uno strumento… ma di lavoro vero cosa fai?”. Il cammino comunque è stato abbastanza agevole perché il punto è che noi ci divertiamo col nostro lavoro, certo fatichiamo e lavoriamo duro tutti i giorni ma il solo fatto di stare in mezzo alla musica è già qualcosa di eccezionale.

HP: Ci sono momenti che ricordi più volentieri di questa lunga storia e quali sono gli obiettivi prefissati in principio che avete raggiunto negli anni o che sono ancora da raggiungere?

M.G.: Tantissimi momenti belli soprattutto quando si incontrano grandi musicisti come Dave Brock degli Hawkwind, Jim Gannon dei Black Widow, Joe Hasselvander dei Pentagram, Richard Sinclair dei Caravan, Ken Hensley degli Uriah Heep, Jon Hiseman e Chris Farlowe dei Colosseum ma anche Claudio Simonetti dei Goblin, i Delirium,  Aldo Tagliapietra, l’indimenticabile Joe Vescovi tastierista dei Trip purtroppo appena scomparso, il fenomenale Bambi Fossati dei Garybaldi, i Latte e Miele, Nuova Idea, Mario Di Donato leader dei The Black… e tanti altri. Grandi momenti sono stati quando abbiamo pubblicato le nostre prime produzioni dei Malombra, Men of Lake, Crystal Phoenix, Standarte, Abiogenesi poi quando abbiamo ristampato alcune opere inedite dei Black Widow grazie al contatto con il loro fiatista Clive Jones (RIP) e certamente quando i Pentagram hanno firmato con noi. Non avevo traguardi prefissati se non quello di dare più spazio e visibilità possibile alla grande musica rock ed aiutare i gruppi sconosciuti a farsi un po’ più di spazio in questo mondo troppo contaminato da schifezze spacciate per gemme preziose. Credo di esserci riuscito anche grazie ai miei soci Pino, Alberto e Laura (che poi è mia moglie).

HP: C’è un artista (o più di uno) che attraverso la BWR hai portato alla “ribalta” e del quale vai particolarmente fiero?

M.G.: Più di uno, quasi tutti anzi… ma ultimamente potrei citarvi Il Tempio delle Clessidre, formidabile band genovese capace di un progressive rock entusiasmante in grado di emozionare sia su disco che dal vivo. Sapete hanno avuto un ottimo impatto a livello mondiale tantoché sono già stati a suonare in Corea ed USA oltre a vari concerti in Francia e Belgio, dove hanno ottenuto un successo enorme come è dimostrato dal DVD di recente pubblicazione. Poi direi gli Spettri, una band che incise un album nel 1973 che non venne mai pubblicato per mille motivi diversi… noi l’abbiamo ritrovato grazie al contatto con l’amico DJ Daniele Nuti e l’abbiamo pubblicato in CD e vinile. I responsi sono stati eccezionali ed ora la band sta terminando le registrazioni per un nuovo album. Naturalmente anche il giorno della firma con i mitici Delirium è indimenticabile, ma questa band non era certo sconosciuta… poi anche tutta la creazione dell’album su William Blake di Sophya Baccini è stata entusiasmante anche grazie alla collaborazione dell’amico e manager Giampaolo Galluzzi. Ora Sophya, dopo l’esperienza con i Presence, heavy prog band di Napoli, ha una band nuova per 5/6 al femminile che dal vivo è uno spettacolo.

HP: Come avviene la scelta delle band da produrre o da “riscoprire”?

M.G.: Questi incontri sono per lo più legati da un filo di magia che ci avvicina ai gruppi giusti per noi… sembra che a volte sia il caso a creare l’incontro ma non è così, oltre alla ricerca c’è sempre qualcosa di sovrannaturale che fa si che ci sia il contatto. Poi naturalmente noi, io, Pino ed Alberto ci ragioniamo un po’ sopra prima di decidere cosa fare o non fare.

HP: Fin dove arriva lo “zampino” della BWR nei ritorni di band quali Gleemen, Latte e Miele, ecc.?

M.G.: Il nostro zampino c’è sempre, ma c’è anche l’intenzione di un gruppo di lavorare con noi e soprattutto la voglia di rimettersi in gioco. Questo è avvenuto con Jacula, Antonius Rex, Delirium, Nuova Idea, Gleemen, Spettri, Latte e Miele ma avverrà ancora… hanno appena firmato con noi gli Errata Corrige ed i Cherry Five (Pre-Goblin) ma c’è dell’altro che scoprirete col tempo!!!

HP: C’è differenza nel lavorare e rapportarsi con artisti di “lungo corso” rispetto ai giovani emergenti?

M.G.: Come potrete immaginare le differenze ovviamente ci sono. Innanzitutto capirete che una cosa è avere a che fare con una band di giovani alle prime esperienze ed una molto diversa è avere davanti gente che ha già suonato per 20-30 anni e che magari, come nel caso dei Delirium, ha anche venduto qualche milione di dischi. Vedete questo è proprio il nostro stile, la Black Widow Records ama lavorare con gruppi storici e con band giovani italiane ed estere senza nessun problema perché le sensazioni e le emozioni che queste band trasmettono sono molto diverse. Poi a noi piace anche moltissimo scoprire tesori nascosti dimenticati nel tempo e magari anche mai pubblicati come il “Black Widow IV”, gli Spettri con l’omonimo album rimasto inedito per 40 anni, “In Cauda Semper Stat Venenum” degli Jacula,  “Neque Semper Arcun Tendit Rex”  degli Antonius Rex e “Orexis of Death” dei Necromandus prodotto da Tony Iommi.

HP: Veniamo ad oggi. Com’è la situazione della musica, in generale, e del Progressive Rock, in particolare, in Italia secondo il tuo punto di vista?

M.G.: Come ben sapete noi ci muoviamo anche in ambiti hard rock, heavy metal, space rock, psichedelia e doom, comunque le sorti del progressive rock in Italia sono nelle mani di alcune etichette specializzate, tra le quali noi, che a secondo dei gusti, delle opportunità e delle possibilità producono, stampano, promozionano e distribuiscono i prodotti in Italia e nel mondo. Qualcuno, tra i quali sempre noi, poi ogni tanto organizza anche dei concerti e qualche sporadico festival, ma in generale le occasioni per i gruppi di esprimersi dal vivo sono pochine ed i gruppi sono tanti perché in Italia il prog si suona ancora moltissimo. È incredibile che non ci siano almeno un paio di promoters intelligenti e coraggiosi che provino a credere in questi musicisti sia storici che giovani… siamo arrivati al punto che è quasi più facile suonare all’estero dove le nostre band quando suonano vengono osannate e trattate come delle superstars. Voi fate un buon lavoro del quale vi ringraziamo ma se veramente si vuole tenere in vita questo splendido movimento, che ci regala continuamente grandi emozioni, allora bisogna organizzare concerti e piccoli tour di 4-5 date e dei festival nelle varie città perché questi musicisti devono potersi esprimere sui palchi in Italia. Il talento da noi c’è, c’è sempre stato, ma bisogna che qualcuno se ne accorga veramente prima che sia troppo tardi, non possiamo sempre sperare nei giapponesi, coreani, francesi, tedeschi, messicani o americani. La gente deve capire che la grande musica non è quella che passa continuamente in TV e tramite X Factor, quello è mainstream e spesso di bassa lega, la musica migliore, quella vera, sta da altre parti e Morgan ogni tanto cerca di dirlo ma poi viene fagocitato dal sistema del quale anche lui alla fine fa parte. La grande musica rock e progressive in particolare hanno sempre avuto poco spazio nei canali televisivi e radio principali in Italia se si eccettua quel breve periodo tra il ’71 ed il ’73. Mi vengono in mente le parole di Jimmy Spitaleri voce dei Metamorfosi “Il prog è stato ucciso dagli assassini della musica che operavano allora e lo fanno ancora oggi”. In effetti il prog venne distrutto dalle case discografiche che pensarono bene di rivolgere le loro attenzioni sui cantautori più facili da produrre, da vendere e da tenere sotto controllo (volete mettere avere a che fare con un solo tipo tranquillo piuttosto con un gruppo di 5 o 6 elementi incazzati). Fu una manovra studiata a tavolino, una manovra anche politica. In tutto il mondo i cantautori si affiancarono al rock, in Italia lo distrussero, chissà perché????

HP: E l’utilizzo ormai massiccio di internet lo vedi come un bene o un male per la diffusione e lo sviluppo del Prog?

M.G.: Lo vedo bene, meno male che c’è anche perché chi ama questa musica è in ottima percentuale una persona intelligente che scarica poco o nulla e compra il CD o ancora meglio il vinile. Internet serve magari a scoprire un gruppo, ad ascoltarlo tanto per farsi una idea e poi correre a comprarsi il disco. Chi lo utilizza per altri scopi nella musica è una persona menefreghista e superficiale… per non dire altro!!!

HP: Parliamo un po’ di cifre. Si riesce ancora a vendere un discreto numero di copie utili per “vivere di musica” (sia come etichetta che come artista)? Esiste ancora la cultura dell’acquisto del disco “fisico” o è una pratica da ritenere ormai destinata ai soli collezionisti? E l’avvento di internet ha in qualche modo influito sulle vendite dei dischi? Se si, in che modo?

M.G.: In parte vi ho già risposto prima. Internet non ha diminuito le nostre vendite, anzi le ha aumentate alla grande ed è questo che ci consente di continuare ad investire in nuove produzioni, ma per una band in Italia è difficile vivere di musica. Le cose potrebbero migliorare se, come vi ho detto, venissero fuori due, tre organizzatori con le palle e la cultura giusta che si decidessero a lavorare per i gruppi prog italiani vecchi e nuovi. Se si desse la possibilità alle band di suonare 15-20 date l’anno allora la situazione prenderebbe un aspetto molto più favorevole per tutti e certamente aumenterebbe il livello culturale generale in Italia. Il prog porta a conoscere l’arte grafica, la letteratura, la storia, la musica classica, la scultura, la pittura, il cinema, ecc. Il prog rock è la chiave per la cultura. Il prog è la musica classica del futuro!

HP: Ormai un numero sempre crescente di band è “costretto” a ricorrere all’autoproduzione e/o a realizzare raccolte fondi “social” per concerti, dischi, videoclip. Cosa pensi di questo fenomeno? È la via giusta o descrive un mondo discografico ormai al collasso?

M.G.: A noi non piace; la gente faccia pure quello che crede ma le raccolte fondi per autoprodursi un nuovo album sono cose al limite del ridicolo. Le etichette ci sono e devono produrre i gruppi prog italiani se ne vale la pena. Ci sono molti gruppi stranieri che cercano e trovano produzione in Italia quindi vuol dire che le possibilità ci sono. Piuttosto posso dirvi che molti gruppi giovani vogliono arrivare all’album troppo in fretta, pensano di essere già grandi ed invece sono nessuno. Ve lo dico perché a noi arrivano circa 20-30 nuove proposte ogni mese e la maggioranza sono di qualità scarsissima. Non si può suonare Rock Progressivo senza una certa abilità tecnica, senza aver studiato ed avere ascoltato (e possibilmente comprato) almeno 200-300 album fondamentali. Invece, e noi lo capiamo subito, la maggioranza delle band che ci inviano materiale hanno una cultura ed una preparazione veramente scarsa. L’autoproduzione invece può essere una scelta logica e giustificata in certi casi, anche se poi consiglio di trovare una buona distribuzione e promozione come ad esempio facciamo noi per la Bloodrock dell’amico Enrico.

HP: Cosa consiglieresti a questi giovani artisti? C’è un modo per entrare in contatto con la BWR, anche solo per proporre un ascolto del proprio lavoro?

M.G.: State tranquilli che i gruppi sanno come contattarci. Comunque spedite pure il materiale a Black Widow Records, Via del Campo, 6 r-16125 Genova (Italia).  Evitate gli mp3 che non ascoltiamo nemmeno.

HP: Cosa dobbiamo aspettarci dalla BWR nel prossimo futuro? Cosa “bolle in pentola”?

M.G.: Un nuovo Delirium (che oggi si presentano con la denominazione Delirium International Progressive Group) incentrato sulla critica verso il governo e la politica italiana corrotta e menefreghista. Sapete a Genova noi ne abbiamo viste di tutti i colori, soprattutto il colore del fango. Poi un DVD degli UT New Trolls dal vivo, un DVD dei Gleemen dedicato a Bambi Fossati, il secondo Spettri che sarà eccezionale, un nuovo album dei fiorentini Goad, poi “Mystic Vision” degli Jacula, alcune ristampe degli High Tide, ma non mi và di svelare altro per adesso… seguiteci sul nostro sito www.blackwidow.it  o su Facebook e vedrete nel tempo.

Organizzeremo sempre dei concerti con band della nostra etichetta ma non solo, noi diamo spazio anche ad altri quando se lo meritano ed è possibile farlo. Ci sarà un nuovo FIM Festival dal 15 al 17 Maggio 2015 a Genova con eccezionali formazioni italiane ed estere. Venite, partecipate e divertitevi, ci saranno molte radio stations, etichette, riviste, siti web, stand di strumenti e musica a 360° e poi è il 50° anniversario della venuta dei Beatles in Italia. Suonarono a Genova e per questo ci sarà un vero raduno di fan con convegni, mostre e concerti dedicati ai 4 ragazzi di Liverpool. Vi terrò informati sul programma.

HP: Massimo ti ringraziamo per l’estrema disponibilità e ti congediamo chiedendoti, se ti va, un consiglio spassionato per noi della redazione di HamelinProg.com

M.G.: Anche io vi ringrazio, anche a nome delle nostre band e dei miei soci. Se proprio volete un consiglio è quello di organizzare un Hamelin Prog Festival, una volta l’anno, con la nostra collaborazione questa è una cosa possibile. Basta crederci e volerlo veramente, qualche sponsor lo troverete certamente con un po’ di intraprendenza. La musica si fa anche da seduti a casa scrivendo per una rivista, una zine o un website ma soprattutto bisogna farla dal vivo. Questo è il mio consiglio e vi assicuro che poi ne sarete fieri.

IL TEMPO E’ UNA ILLUSIONE.

PROG ON!

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