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Ira Del Baccano, L’ – Paradox Hourglass

L'Ira del Baccano (2017) Paradox HourglassL’IRA DEL BACCANO

Paradox Hourglass (2017)

Subsound Records / Goodfellas / PHD / Code7 / Narcotica

Il 14 aprile 2017 la Subsound Records pubblica Paradox Hourglass, secondo album in studio della band space/prog/psycho/doom L’Ira Del Baccano. Due anni e mezzo dopo l’acclamato “Terra 42“, il gruppo prosegue il suo viaggio strumentale influenzato dalla psichedelia dei Pink Floyd, dalle jam session dei Greateful Dead, dal proto doom dei Black Sabbath, dallo space rock degli Hawkwind e dall’heavy prog dei Rush. Da registrare l’abbandono di Luca Primo e l’ingresso in formazione di Ivan Contini Bacchisio (basso) che si unisce ai membri storici Alessandro “Drughito” Santori (chitarra elettrica, chitarra acustica, synth), Roberto Malerba (slide guitar, noises, effetti, synth) e Alessandro Salvi (batteria).

L’album – registrato a Roma presso il Kick Recording Studio da Marco Mastrobuono e Alessandro Santori, missato e masterizzato da Mastrobuono e Matteo Kutso Gabbianelli – vede rinnovarsi la collaborazione tra L’Ira Del Baccano e Fabio Listrani. L’illustratore romano, autore anche del meraviglioso artwork del precedente lavoro, stavolta traduce la musica della band e il tema principale dell’album – i Paradossi – nella sua viscerale passione per i tarocchi e il simbolismo. Decifrare gli infiniti simboli disseminati nelle sue illustrazioni è un’operazione alquanto ardua ma pur sempre avvincente. L’attenzione ricade sull’emblematica figura dell’anziano barbuto seduto a gambe incrociate al centro della copertina. Il rimando a L’Eremita, la nona carta degli arcani maggiori dei tarocchi, non è poi così scontato: diversa la posizione, diversi gli attributi, diversa l’ambientazione. Simbolo di grande saggezza, L’Eremita invita alla pazienza, all’attenzione e può rappresentare un’evoluzione lenta ma molto profonda, volta alla ricerca della “vera luce” della Conoscenza. La “luce” è qui celata da un drappo porpora recante l’insegna della Fenice, che si erge maestosa su una clessidra – simbolo della memoria derivata dal tempo, dalle esperienze fatte – volgendo il capo verso l’Alfa (Α) e l’Omega (Ω) – il principio e la fine. Il tempo, la vita e la morte, la rinascita, l’eterno ritorno, il legame tra la terra e il cielo, sono solo alcuni dei temi legati al linguaggio simbolico adottato. La decodificazione dei simboli, di fatto, avviene su più livelli e ingloba anche i solidi platonici (Tetraedro, Esaedro, Ottaedro, Icosaedro), i quattro elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), i simboli planetari, lo zodiaco e il triangolo di Penrose. Da qui al concept dei Paradossi il passo è breve. Il triangolo impossibile, infatti, può esistere solo come rappresentazione bidimensionale e non può essere costruito nello spazio, poiché presenta una sovrapposizione impossibile di linee con differenti costruzioni prospettiche. Il paradosso, dunque, nasce dal conflitto tra locale e globale: se si osservano solo i frammenti separati dell’oggetto senza guardare la figura completa, non ci sono problemi, ma appena si tenta di inquadrare le singole parti in un disegno complessivo ci si scontra con una contraddizione insanabile. È in questi elementi che geometria, alchimia, esoterismo e astronomia confluiscono nel concept dando vita ad un infinito trip nello spazio-tempo cosmico.

Paradox Hourglass part 1 (L’Ira Del Baccano) – L’intro è di quelle fulminanti: l’heavy prog spaziale dei Rush di “2112” viene sfaldato da solidi riff sabbathiani e da elucubrazioni psych-space à la Ozric Tentacles. La materia sonora viene continuamente rimodellata dai quattro strumentisti, ma è il roccioso basso del nuovo arrivato Contini Bacchisio a dare profondità e a legare il drumming “espressionistico” di Salvi alle fughe psichedeliche di Santori e Malerba. Le esplosioni delle ruvide chitarre si alternano alle implosioni del granitico basso dando corpo a continue dilatazioni e compressioni che generano un ipnotico mantra cosmico di chiara matrice hawkwindiana.

Paradox Hourglass part 2 (No Razor For Occam) – Il rimando al principio logico del Rasoio di Occam – formulato nel XIV secolo dal frate francescano e filosofo inglese Guglielmo di Occam, secondo il quale “A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire” – consolida il concept dei Paradossi ma getta nuove ombre sull’enigmatico vegliardo in copertina, dal cui collo pende proprio un rasoio.

Le asfissianti spire del basso spingono il brano verso le claustrofobiche atmosfere dei Porcupine Tree di “Strip the Soul”. Un arpeggio cristallino prova a rasserenare il clima ma viene brutalmente annichilito da riff nervosi, deflagrazioni sonore e un energico groove, che innescano una tirata cavalcata heavy prog.

Abilene (The trip to) – Alla cittadina texana di Abilene è legato l’omonimo paradosso in cui un gruppo di persone prende una decisione che va contro gli interessi di tutti gli individui del gruppo. La polverosa strada che separa i nostri da Abilene viene battuta a colpi di pesanti riff settantiani e acidi affondi stoner. Le fulminee variazioni ritmiche definiscono le parentesi più progressive, ma sono le liquide soluzioni psichedeliche delle chitarre (in particolare della slide) e i sinistri noises ad aprire il varco verso un visionario e lisergico universo jodorowskyano.

Chiude il poker The Blind Phoenix Rises, brano pachidermico che rimarca le radici stoner/doom della band e che più di tutti recupera il sound magmatico di “Terra 42“. Non mancano slanci psichedelici, anche se a farla da padrone sono ancora una volta i riff sabbathiani e le psichedeliche sfuriate hard rock che movimentano il denso flusso sonoro.

Paradox Hourglass è disponibile nelle versioni CD digipack, Vinile colorato 180g e download digitale.

Per maggiori info: L’Ira Del Baccano | Facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album: Bandcamp | Subsound Records

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