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JetLag – Delusione ottica

JetLag (2001) Delusione otticaJETLAG

Delusione ottica (2001)

Lizard / Pick-Up Records

 

Il nuovo millennio progressivo italiano si è aperto col botto. Da Reggio Calabria arriva una band che sa davvero il fatto suo: i JetLag. Saverio Autellitano (organo Hammond, sintetizzatore, didjeridoo), Bruno Crucitti (batteria, percussioni, rumori), Fabio Itri (chitarra elettrica e acustica, voce), Marco Meduri (basso) e Luca Salice (flauto traverso, voce), cinque ragazzi che affrontano gli strumenti da veterani.

Dopo aver realizzato una demo nel 1998 (Difference), nel 2000 hanno l’opportunità di realizzare il loro primo album grazie alla Lizard / Pick-Up Records. La band non si fa cogliere impreparata e confeziona un album grandioso: Delusione ottica.

Nove brani Progressive con la P maiuscola (conditi qui e là da elementi jazz) in cui la band si esprime alla grande con soluzioni fulminanti, repentini cambi ritmici, sapiente uso di strumentazione “vintage” ed elettronica. Si va dal flauto tulliano alla chitarra pungente, passando dall’organo un po’ premoliano e un po’ british e la batteria trascinante, ogni musicista è consapevole delle proprie elevate capacità e le sfrutta appieno.

Già nei primi secondi del brano d’apertura, Il camaleonte, i JetLag si presentano con la veste migliore. Le scudisciate di chitarra e flauto sono di quelle che lasciano il segno. E non è tutto: anche batteria e organo danno il loro contributo in questo primo minuto che è un incredibile biglietto da visita. È un viaggio indietro nel tempo sino agli anni ‘70, con questo frammento un po’ alla Osanna (ma anche vicino ai contemporanei Accordo dei Contrari) che chiama a sé il segmento seguente, più arioso ma altrettanto valido, con il flauto di Salice che prepara il terreno alle evoluzioni sintetiche di Autellitano intrecciate alla chitarra di Itri, e quello frenetico finale.

Con King of fools, l’unico brano dell’album cantato in inglese, la band, inizialmente, segue la pista battuta nel brano precedente, ma ben presto si discosta mostrando una nuova faccia. Organo, flauto, chitarra, basso e batteria nei primi venti secondi creano un ordito inestricabile e sublime, poi su una base quasi funky (ottimo il lavoro di organo e basso) facciamo la conoscenza della voce ispirata di Salice (quando spinge sembra Chris Cornell dei Soundgarden). E dopo un intermezzo “medianico” rientra in scena Salice, questa volta in un frammento alla Doors caratterizzato da un sottofondo sognante. Nel prosieguo si torna a fare sul serio, la band preme sull’acceleratore. Interessanti le evoluzioni di synth e anche quelle ritmiche, così come negli ultimi minuti i fraseggi di organo, chitarra, flauto e piano. Un brano davvero maturo, i JetLag riescono a dosare sapientemente i vari strumenti senza mai trovarsi in affanno.

Il breve Illusione Prospettica è un brano d’alleggerimento con giochi di tastiere che troverebbero il proprio habitat nell’album Andrè sulla Luna di Arturo Stalteri.

Altra partenza di fuoco è quella di Castelli di Rabbia con il flauto andersoniano di Salice e l’organo di Autellitano che si fanno trascinatori per i “colleghi”. Poi l’atmosfera si rasserena e subentra la voce di Salice, quasi un Renato Baldassarri dei Festa Mobile. Lo stesso musicista poi imbraccia nuovamente il suo strumento e inizia un dialogo serrato con il synth. Successivamente il brano esplode. Le mani di Autellitano e Salice volano, mentre quelle di Meduri al basso sono irraggiungibili. E dopo una breve “pausa” cantata, si riparte. C’è spazio anche per i virtuosismi chitarristici di Itri, mentre la batteria di Crucitti è una presenza precisa e costante lungo l’intero brano.

Delusione Ottica. Il brano strumentale che dà il nome all’album è un nuovo brano energico, dove ogni strumento riesce a ricavare il proprio spazio senza disdegnare il lavoro di squadra che risulta compatto e privo di sbavature. Interessanti anche i frammenti più jazzati.

Audio poker è un breve divertissement formato da intrecci alienanti di chitarra, synth, batteria e basso.

Anche con Re Nudo si prosegue su livelli elevati. Dopo un avvio spinto alla PFM, con una grande prova di Autellitano al synth, il piano dello stesso, ben retto dai contrattempi di Crucitti e dalla voce di Salice, ci proietta in nuove dimensioni. Progressive allo stato puro. E un susseguirsi di evoluzioni incredibili e variazioni di stato d’animo. Dal flauto, alla chitarra, passando per le tastiere (e senza dimenticare gli altri), è difficile trovare lo strumento che più degli altri troneggia.

E per non farsi mancare nulla, con Elusione ottica i JetLag si affacciano sul Mediterraneo grazie alla dolce esecuzione acustica di Itri, un Mussida calabrese.

Dopo un’ottima mezz’ora di eccelso prog, i JetLag decidono di riassumere quanto di buono fatto finora nei sedici minuti di Mare Nostrum, la suite che con i suoi sei movimenti chiude l’album. Dopo un avvio affidato all’estraniante didjeridoo di Autellitano, la band inizia il suo cammino, prima con organo e percussioni (un leggero riscaldamento), poi con l’intera equipe, e si fa di nuovo sul serio (Mare (parte I)). È un lungo viaggio fatto di atmosfere taglienti (Flussi) e altre morbide (R.E.M.), repentini cambi di ritmo e immensi soliloqui. Tra il quinto e l’ottavo minuto sembra esserci una sorta di “momento degli omaggi”: la voce filtrata di Salice sembra quella di Fabio Celi nell’album Follia, l’organo di Autellitano per un attimo si lancia quasi in una rivisitazione de Il volo del calabrone di Nikolai Rimsky-Korsakov (come fatto da Van Der Linden degli Ekseption in “Flight of the bumble bee” nell’album Trinity), lo stesso musicista, più avanti, e questa volta con il piano, sembra richiamare “3rd movement” di Cacciapaglia (album Sonanze). La voce sussurrata di Salice chiude il terzo movimento e ci porta in Incubo, movimento con un’atmosfera leggermente più scura rispetto al solito. Chiudono gli ultimi fuochi pirotecnici dei movimenti Catarsi e Risveglio.

È un peccato che la band non abbia proseguito su questa strada. Le premesse per raggiungere obiettivi importanti c’erano tutte.

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