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Karmamoi – Silence Between Sounds

karmamoi-2016-silence-between-soundsKARMAMOI

Silence Between Sounds (2016)

Autoproduzione

Il 30 ottobre 2016, a tre anni da “Odd Trip“, viene pubblicato Silence Between Sounds, il terzo album in studio dei Karmamoi. La lunga gestazione dell’album, durata oltre due anni, è stata pesantemente condizionata dai continui cambi di line-up che hanno spinto Daniele Giovannoni (batteria, tastiere), Alessandro Cefalì (basso) e Alex Massari (chitarra) alla drastica decisione di portare avanti il marchio in tre. L’idea di fondo è quella di creare musica in modo diverso da quanto fatto in precedenza, avviando un nuovo percorso artistico col quale perseguire la propria idea di progressive rock. Questo processo ha permesso loro di progredire e andare oltre il materiale registrato precedentemente. Da qui la decisone di non dotare la band di un vocalist “ufficiale” e la scelta di far interpretare i brani del nuovo album a quatto diverse cantanti: Sara Rinaldi (in Nashira, Canis Majoris, Martes e Plato’s Cave), Hellena (in Atma), Serena Ciacci (in Lost Days) e Irene Morelli (in Sirio e Martes). Ognuna delle interpreti ha posto le proprie peculiarità vocali al servizio della musica dei Karmamoi senza alterarne l’essenza.

Per la prima volta nel processo creativo sono stati coinvolti altri musicisti: l’amico di lunga data Fabio Tempesta (seconda chitarra, solo di chitarra in Atma e Sirio), Luca Uggias (piano in Atma e Silence Between Sounds), Emilio Merone (piano in Nashira, Martes, solo di tastiere in Plato’s Cave), Lara Bagnati (flauto in Lost Days e Canis Majoris) e Maria Rodriguez Reina (violoncello in Nashira e Plato’s Cave). Questa soluzione ha ulteriormente ampliato lo spettro sonoro della band determinando un maggiore equilibrio tra progressive rock tradizionale e moderno. Lo stimato produttore e ingegnere Mark Tucker (Jethro Tull) è stato parte integrante del progetto lavorando a stretto contatto con Giovannoni nelle qualità di co-produttore e mixing engineer.

Silence Between Sounds esplora, cercando di capirle, le ragioni del fallimento dell’essere umano, che per trovare la pace è costretto a rifugiarsi nel cosmo. Non a caso in scaletta sono presenti diversi brani con nomi di stelle – Nashira è una stella bianca della costellazione del Capricorno; Sirio è una stella bianca, la più brillante al cielo notturno, appartenente alla costellazione del Cane Maggiore (Canis Majoris) – che vanno a creare una sorta di mini concept all’interno dell’album stesso.

Si parte con Silence Between Sounds & Nashira, brano diviso in cinque sezioni che confluiscono tra loro armonicamente, ritmicamente e melodicamente. Ad aprire il brano è un riff potente suonato all’unisono da chitarre, basso e violoncello, sostenuto da una ritmica incalzante. La particolarità del brano è che, a parte l’intro, nessuna delle sezioni si ripete. Musicalmente rappresenta cinque diversi  stati d’animo degli esseri umani, il tutto sostenuto da un testo che ne descrive perfettamente gli umori. A tracciare la rotta è un elegante pianoforte che, memore delle esplorazioni di Wright, si avventura nello spazio siderale tra le intense vibrazioni del violoncello della Reina e le fluide melodie delle chitarre. Le brevi incursioni nel prog moderno si stemperano con le vellutate pulsioni space rock del basso (Ozric Tentacles docet), i liquidi accordi della chitarra e il raffinato romanticismo del pianoforte. La voce “nasale” di una raffreddata Sara Rinaldi, autrice del testo, conferisce al brano una sonorità davvero insolita.

In Atma il mantra cosmico di Hellena “Self, you save my soul / Self , you save my soul / Self, destroy myself” si riverbera tra i cristallini accordi del pianoforte di Uggias, la languida chitarra di Massari e seducenti elucubrazioni trip hop. La calcolata deflagrazione innescata dal nervoso tocco delle chitarre, dai luccicanti inserti elettronici e dall’infuocato drumming di Giovannoni, prelude il psichedelico solo finale di Tempesta.

Il groove minaccioso di Sirio si avviluppa al ruvido basso à la Squire di Cefalì e alla disarticolata ritmica di Giovannoni. A lanciare nell’etere il brano è però ancora una volta l’epico solo di Tempesta. Il brano muta continuamente forma sotto i colpi serrati di Daniele e i violenti riff di Alex, evidenziando l’oscura influenza dei Porcupine Tree seconda maniera.

La timbrica soul della Rinaldi e gli eterei vocalizzi del soprano Morelli impreziosiscono la proposta musicale dei Karmamoi che in Martes esaltano i contributi dei singoli: dal romantico pianoforte di Merone alla chitarra rotheryana di Massari, dal basso rotondo di Cefalì ai profondi tamburi di Giovannoni. Nello scenario freddo e crepuscolare che si viene a delineare si materializzano i White Willow di “Terminal Twilight” e le glaciali inquietudini dei Paatos.

Nella stessa direzione si muove anche Plato’s Cave che unisce passione e aggressività riuscendo ad equilibrare melodia, elettronica e sonorità distorte. All’esplosiva intro wilsoniana segue una sognante ballata psichedelica che violoncello e flauto, uniti al carillon sinfonico e ad una ritmica marziale, rendono ancor più atmosferica. La crescente intensità sonora sottende una nuova deflagrazione prog metal che il vivace solo banksiano di Merone chiude tra toni solenni.

In Lost Days si registra il gradito ritorno di Serena Ciacci, fondatrice ed ex vocalist della band, qui impegnata nella doppia veste di cantante e autrice del testo. I suoi sofferti versi conferiscono al brano un vago sapore cinematografico che assume contorni didascalici nei passaggi floydiani, negli inquietanti sussurri spaziali e nelle incursioni del flauto della Bagnati.

Sonorità elettroniche e ritmica industrial segnano il passo della conclusiva Canis Majoris. Qui il parallelo con i Paatos di “Breathing” si manifesta non solo nelle affinità vocali tra la Rinaldi e la Nettermalm, ma anche nel maggior irrobustimento del suono, nelle asperità chitarristiche e nella ritmica circolare che nelle battute finali vira verso il jungle.

I continui cambi di line-up e la travagliata genesi di Silence Between Sounds non sono riusciti a minare le basi del progetto Karmamoi che, al contrario, si consolida proiettandosi in una dimensione artistica più fresca e dinamica.

Per maggiori info: Karmamoi | facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.

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