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La Luna nel Pozzo – Il making of dell’ultimo lavoro dei Lateral Blast

lateral-blast-making-ofAbbiamo corso

in un’evoluzione antioraria.

Abbiamo corso

e ci siamo trasformati in bestie.

Siamo precipitati nelle viscere della terra

in un eden desertificato,

spinti dall’avidità di conoscenza,

illusi dal vano riflesso della verità,

ingannati dalla luce della luna nel pozzo.

 

È incredibile come una determinata forma d’arte possa accendere in chi ne fruisce dei processi creativi, che magari vengono espressi in forme diverse. Nel nostro caso è stata la pittura ad aprire il rubinetto creativo, dal quale sono sgorgati parole, suoni e “immagini musicali”. Senza aprire una lunghissima parentesi circa il rapporto tra musica ed arti visive, vogliamo raccontarvi la nascita del nostro secondo album, La Luna nel Pozzo.

Siamo i Lateral Blast, band romana che contamina il progressive rock con altri generi musicali e ne riporta ai giorni nostri le ambientazioni, con un sound e un’intenzione contemporanei.

È doveroso fare un passo indietro e tornare al nostro primo album, I Am Free. Un album eclettico, con brani molto diversi fra loro. Porta con sé la voglia di non porsi limiti, di tenere le porte della mente sempre aperte a qualsiasi sonorità, di non ingabbiare il pensiero tra le sbarre del giudizio altrui. Questo è quello che emerge da un primo ascolto, e quello che raccontavamo noi a quei tempi. Oggi, al nostro ascolto, e probabilmente all’ascolto più attento di una persona esterna, si sente anche la ricerca di un’identità. Come gli uomini che corrono sulla copertina del disco.

lateral-blast-i-am-freeEvoluzione antioraria è il titolo di questa fantastica opera di Vito Giarrizzo, pittore bolognese con il quale eravamo entrati in contatto attraverso canali non riguardanti il nostro progetto. Verso cosa corrono? Nessuno lo sa, a parte Vito ovviamente (o forse neanche lui). Resta il fatto che a noi danno l’impressione di inseguire un qualcosa di troppo importante, e ci immedesimiamo nel quadro.

Una band non è semplicemente un gruppo di persone che suonano insieme. Una band è un ambiente in cui ogni membro si allena a condividere con gli altri esperienza, cultura, sapienza, umanità e anche i limiti della propria individualità. Vista in questo modo, tutto il mondo dovrebbe prendere esempio dalle rock band. Un atteggiamento simile tra persone diverse è difficile, figuriamoci l’indirizzare tutto questo verso uno scopo comune. Cosa inseguono gli uomini del quadro non lo sappiamo, sappiamo cosa volevamo (e vogliamo) noi. Durante la realizzazione di I Am Free, avevamo tutti il sogno di diventare un nome affermato nel panorama musicale odierno. Ovviamente è il sogno di qualsiasi persona inizi a suonare uno strumento non solo per hobby. Che succede quindi? Cinque ragazzi (cinque è il numero originario) provenienti da esperienze musicali e caratteri diversi si ritrovano per la prima volta nelle stanze dell’alchimista musicale, la sala prove e lo studio di registrazione dove inconsciamente mescolano generi musicali, suoni, effetti, arte visiva e musica in un primordiale calderone sonoro chiamato appunto I Am Free che non determina da subito l’identità della band, ma sicuramente la loro eclettica anarchia musicale che non trova in nessun genere la cella comoda in cui farsi rinchiudere.

Poi però passa il periodo della realizzazione del disco, passano i live di promozione, le interviste e tutto ciò che ruota intorno al lancio di un album. E ti ritrovi veramente a chiederti verso dove corrono quegli uomini. Guardi meglio e ti ricordi di un particolare, poco chiaro all’inizio: al centro del quadro, sempre più in profondità, gli uomini si stanno trasformando in bestie.

Ecco dunque che anche noi iniziammo a “trasformarci”, ovvero ad affinare tutti quegli aspetti che ci avevano in qualche modo remato contro (in un’impresa del genere ce ne sono per forza). Queste trasformazioni arrivarono insieme alla maturazione dei frutti del nostro lavoro. Il disco era andato bene, ma per arrivare veramente alle persone ancora ce ne voleva. Perciò, se il primo album era la risposta alle domande che noi ci ponevamo, gli interrogativi che hanno plasmato la realizzazione del secondo ci sono stati posti da un pubblico immaginario che risiede nelle nostre teste. Per molte persone, domande come “a che tipo di pubblico vogliamo arrivare?” o “questo brano è facilmente fruibile?” sono delle eresie che con l’arte vera non hanno nulla a che fare. Dal nostro punto di vista, al contrario, queste domande sono la linfa vitale del processo creativo, perché l’arte senza la comunicazione non è arte. La Luna nel Pozzo, infatti, è stato un aprire quel processo di condivisione di cui parlavamo all’inizio del racconto verso un’ipotetica settima persona (noi siamo in sei). Questo ha sicuramente reso il tutto più complicato, ma allo stesso tempo ci ha dato modo di indirizzare e dare una forma ben definita al nostro lavoro, che in un certo senso ha anche assunto un valore più umano, grazie anche a una maggiore cura per i particolari (sia a livello di arrangiamenti, sia per quanto riguarda la ripresa in studio). Il fare musica soprattutto per gli altri e non solo per noi ha fatto in modo che trovassimo la nostra identità, cercata già inconsciamente in I Am Free. Un’identità, però, che non smetterà mai di essere cercata, perché, come gli uomini/bestie della nuova copertina (sempre di Vito Giarrizzo), quella che ora teniamo tra le mani è solo un’illusione, un riflesso. Ci vorrà un altro album per agguantare quella vera, ma già da ora sappiamo che quelle che verranno saranno tutte delle “lune nel pozzo”.

Il futuro

Sapere che la ricerca di un’identità “stabile” non finirà mai non ci scoraggia, anzi ci esalta. Ci piace sperimentare, e questo ci dà una soddisfazione ancora maggiore quando diamo gli ultimi ritocchi a un nuovo brano. Nei nostri brani vediamo e sentiamo l’unione dei mondi diversi da cui ognuno di noi sei proviene.

Per il prossimo album (del quale abbiamo già iniziato a comporre i primi brani) l’approccio che probabilmente useremo sarà simile a quello della luna, ma ancora più aperto verso le persone. Come accennavamo prima, fare musica prestando più attenzione verso il pubblico non ci ha limitati, al contrario ha reso più floride le “eruzioni” delle nostre menti (perdonate il gioco di parole con “Lateral Blast”). Non vogliamo porci limiti a livello di sonorità: non vogliamo precluderci nessun tipo di sperimentazione o ambientazione. Per adesso non sappiamo neanche noi che impronta prenderanno i brani, ma siamo certi che ora, conoscendoci meglio e conoscendo meglio il pubblico, il mescolare insieme le nostre idee, spesso agli antipodi, sarà ancora più esaltante.

Lateral Blast, novembre 2016

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