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Maschera di Cera, La – Le Porte del Domani

La Maschera di Cera (2013) Le porte del domaniLA MASCHERA DI CERA

Le Porte del Domani (2013)

AMS/BTF Records

 

La lunga attesa per il quinto album in studio della Maschera di Cera è ormai terminata. Il 15 gennaio scorso è uscito Le Porte del Domani. Che dietro a questo nuovo lavoro della band genovese si celasse qualcosa di veramente particolare lo si era ormai capito da tempo. In pochi però avrebbero immaginato di trovarsi davanti ad un’operazione di tale portata.

Le Porte del Domani non è un disco come tutti gli altri, ma la personale e originale continuazione della storia di “Felona e Sorona”, capolavoro del 1973 de Le Orme. Il gruppo si è coraggiosamente messo in gioco, provando a fare ciò che nessuno mai aveva fatto prima: attualizzare un discorso iniziato quarant’anni fa che ancora oggi offre spunti artistici su cui riflettere. Il concept originario de Le Orme è, infatti, una metaforica rappresentazione dell’eterna lotta tra il bene e il male, tra forze positive e forze negative, tra luce e buio; una storia universale di diversità e ineguaglianza rimasta (secondo alcuni) irrisolta alla fine del disco. Proprio quest’ultima caratteristica ha offerto lo spunto per l’ispirata continuazione e conclusione della saga fantascientifica, filtrata dalla band genovese in un’originalissima elaborazione musicale.

Solo un gruppo maturo come La Maschera di Cera poteva accettare l’ardua sfida di ricollegarsi ad uno dei capolavori del prog mondiale e uscirne indenne. Per non farsi mancar nulla la band ha chiesto a Lanfranco Frigeri (in arte Lanfranco) – artista surrealista mantovano che creò il dipinto originale per la cover di “Felona e Sorona” – di curare la copertina dell’album. L’artista, dopo aver accuratamente ascoltato i brani del disco, ha gentilmente messo a disposizione del gruppo la sua opera del 1968 “Gli amanti del sogno”.

La formazione è quella di sempre: Alessandro Corvaglia (voce, chitarre acustiche, 12 corde ed elettriche), Maurizio Di Tollo (batteria, percussioni, cori), Agostino Macor (pianoforte, rhodes, hammond, mellotron, minimoog, synths, mandolino, campane e molto altro), Andrea Monetti (flauto) e Fabio Zuffanti (basso, campane), a cui si aggiungono gli ospiti Laura Marsano (chitarra elettrica solista) e Martin Grice dei Delirium (sax, flauto).

Il concept, una suite di 45 minuti divisa in nove capitoli, affronta la lotta tra i due pianeti (uno luminoso e l’altro buio) che si risolverà grazie a due amanti provenienti dai due mondi e all’intervento ultraterreno della divinità che li protegge. Ma proviamo a seguire la storia dall’inizio alla fine.

a) Ritorno al nulla: Sorona è ora illuminato dalla luce mentre Felona è caduto nel buio perenne. Gli abitanti di uno sono rinati a nuova vita, gli altri sono caduti nella disperazione delle tenebre. Felona si sente usurpato della sua fortuna e pensa che tale situazione sia opera di un sortilegio di Sorona. Felona decide quindi di riprendersi con la forza la sua luce e il suo benessere.

Il capitolo di apertura si ricollega volutamente a “Sospesi nell’Incredibile”, opener di “Felona e Sorona”, il cui tema principale viene qui riproposto dai synths di Macor. Al granitico basso di Zuffanti e all’eccellente drumming di Di Tollo si contrappongono i suoni atmosferici delle tastiere di Macor e il morbido flauto di Martin Grice. Un’aura crimsoniana si diffonde lungo tutto il brano. Una tempesta emotiva che cresce con l’ingresso di Corvaglia per poi esplodere nel solenne finale dominato da chitarra e tastiere. Fa un certo effetto l’assonanza del verso finale “le fantasie svaniscono al suono di sirene”, scandito da Corvaglia, con l’originale “le lacrime svaniscono al suono di campane” di Tagliapietra.

b) La guerra dei mille anni: Il popolo una volta pacifico di Felona attacca Sorona. Scoppia così una lunga e sanguinosa guerra tra i due pianeti. Sorona ha potuto rifiorire e diventare molto forte, Felona ha dalla sua una grande tecnologia sviluppata nei secoli di luce. Ma la guerra si protrae e la situazione non cambia.

A suon di campane e rullate militari parte questo secondo capitolo che, malgrado il titolo bellicoso, assume i toni di delicata ballata folk progressiva in stile Tull. Una strumentazione prevalentemente acustica (chitarra, 12 corde, basso, mandolino, percussioni e flauti) accompagna l’intenso canto di Corvaglia, sostenuto anche dai cori di Di Tollo e dal mellotron di Macor, in uno degli episodi più commoventi del concept che raggiunge l’acme nei versi finali “Infuria la guerra maledetta / Non lascia che sete di vendetta / La morte è sabbia oscena tra le dita. / Io chiedo a chi mi ha mai creato / Perché dev’essere così?”.

c) Ritratto di Lui: Un soldato di Felona durante una battaglia viene a contatto con una donna di Sorona. Nasce un’unione che supera le barriere e nonostante le difficoltà i due giurano di rimanere insieme e cercare una soluzione al delirio che coinvolge i loro due mondi.

Le ansie e le paure  del soldato di Felona caratterizzano la sofferta interpretazione di Corvaglia. L’atmosfera fredda, siderea creata dalle macchine di Macor è solo in parte smorzata dal caldo flauto di Monetti.

d) L’enorme abisso: “Colui che protegge il mondo” assiste alla lotta tra i due pianeti rendendosi conto con tristezza che per quanti sforzi lui faccia non potrà mai esistere un equilibrio di felicità per tutti. Osservando l’abisso che lo separa dagli uomini avverte ancora di più la sua solitudine e impotenza.

Come nella più classica delle mitologie, l’entrata in scena di “Colui che protegge il mondo” genera uno squassamento emotivo di enormi proporzioni. Il sound si ispessisce, vivacizzato tanto dai ricercati suoni di Macor quanto dalla ritmica di Zuffanti e Di Tollo. Ad impreziosire il brano ci pensano i solenni passaggi chitarristici della Marsano e i continui avvicendamenti tra il flauto di Monetti e il sax jacksoniano di Grice.

e) Ritratto di Lei: Lei (la donna di Sorona che si è innamorata dell’uomo di Felona) è dotata di poteri che le permettono di capire che il destino dei loro mondi è governato da un’entità sovrannaturale. Propone quindi a Lui una sorta di viaggio mentale che possa raggiungere l’entità nel suo regno al di fuori del tempo per chiedere il tanto agognato equilibrio tra i due pianeti.

Ectoplasmatici cori femminili sintetici aprono la strada al canto di Corvaglia, il cui tono teatrale rievoca la straordinaria “750.000 anni fa… l’amore?” del Banco. Ottimo lavoro di Macor che procede dapprima con soluzioni minimaliste e delicati carillon per poi dedicarsi a sottilissime stratificazioni sonore.

f) Viaggio Metafisico: Il viaggio dei due amanti verso il dominio di “Colui che protegge il mondo”.

Un vero e proprio wall of sound investe l’ascoltatore per quasi quattro minuti. Parte spedita la Marsano, impegnata alla chitarra solista, seguita a ruota dal vivace flauto di Monetti e dalle tastiere di Macor. L’esplosiva sezione ritmica (qui davvero in gran forma) vede un Di Tollo furioso assecondato ruvidamente dal solito Zuffanti. La natura più heavy del brano spinge Corvaglia verso soluzioni più dure e scandite.

g) Alba nel tempio: Lui e Lei riescono infine ad arrivare nel tempio situato in una dimensione ultraterrena. Immenso quanto un pianeta e simile a una costruzione in rovina dell’antichità; con colonne, statue, giardini e una desolante sensazione di malinconia al suo interno. Il Dio si presenta a loro fluttuando nel cielo in una maschera di pietra.

Corvaglia descrive con grande liricità e dovizia di particolari le rovine del tempio così come si presentano alla vista due amanti. Ancora una volta è Macor a sostenerlo, con le sue atmosferiche tastiere, prima dell’ingresso di Monetti e della Marsano. Proprio la chitarrista, nel finale, sfodera un dei suoi epici soli.

h) Luce sui due Mondi: Al centro dell’immensa costruzione avviene l’incontro con “Colui che protegge il mondo” il quale si rende ben presto conto che i due amanti sono la dimostrazione vivente del fatto che solo due poli opposti possono creare equilibrio e unione. Improvvisamente il suo essere si scompone in una luce immensa che illumina tutto il cosmo e fa nascere un nuovo essere dall’unione dei due. I due pianeti hanno per la prima volta entrambi la luce e l’uomo nuovo sarà la speranza per il domani.

La nascita dell’“uomo nuovo” e l’illuminazione dei due mondi è resa in musica con soluzioni acustiche e liriche. Chitarra, flauto e percussioni creano un’atmosfera bucolica nella quale Corvaglia descrive la nuova alba dei due mondi e l’instaurarsi di un nuovo equilibrio. Il suono man mano si struttura e, in un continuo crescendo, culmina con le svisate ai synths di Macor che dapprima ripropone il tema originale di “Sospesi nell’Incredibile” e poi rievoca echi battistiani con alcuni umori de “Il nostro caro angelo”.

i) Alle Porte del Domani: Il viaggio di ritorno dei due amanti verso i loro mondi uniti.

L’ultimo capitolo è anche l’unico strumentale dell’album. Sonorità più oscure e hard sono il pretesto per creare il logico collegamento con “Ritorno al Nulla”, strumentale posto in chiusura di “Felona e Sorona”. Non ci sono altre parole per descrivere un’opera che per audacia e spessore culturale merita di riscuotere lo stesso successo ricevuto del capolavoro che l’ha ispirata.

Dell’album sono state realizzate anche: una versione in inglese, dal titolo The Gates Of Tomorrow, con un missaggio leggermente diverso, una in formato LP e uno speciale box contenente la litografia su plexiglass del dipinto e tutte le versioni di CD ed LP (vedere gallery in fondo).

Per maggiori info: www.mascheradicera.wordpress.com/

Per acquistare l’album: www.btf.it

Fotogallery

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