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la YnE – La grande illusion

la YnE (2014) La grande illusionla YnE

La grande illusion (2014)

Musea Parallele

Dal 2012 dietro il moniker la YnE si cela il progetto solista del musicista e compositore finlandese Matti Laine. Continuamente alla ricerca di nuove e diverse fonti di ispirazione, Laine giunge nel 2014 alla pubblicazione del suo primo album, La grande illusion, grazie all’interessamento della Musea Parallele. La proposta musicale di Laine fonde elementi di world music, jazz, pop con tracce di progressive rock; un originale mix che non fa distinzioni di età, razza, colore, credo religioso e sesso, prerogativa di una musica che nasce dal cuore e dall’anima.

Tutti i brani di questa prima prova discografica sono composti da Matti Laine (tastiere, synth, basso, chitarra aggiunta, e-bow, radio, loops, samples, voce), mentre nelle fasi di registrazione si sono aggiunti: Pekka “Splendid” Laine(chitarre elettriche), Kari Reini (percussioni, didgeridoo, voce, vibrafono), Thomas Rönnholm (batteria, percussioni), Verneri Pohjola (tromba), Emmi Kaasalainen (violino), Olli Vänskä (violino), Tomi Laaksonen (percussioni) e Jarkko Hassinen (voce aggiunta in Endos). Registrato presso gli East Sound Studios di Helsinki, l’album è stato prodotto e missato da Matti Laine e Pekka “Splendid” Laine, e masterizzato presso Virtalähde Mastering.

Fedele al motto “La musica è un viaggio, non una destinazione”, Laine “veste” il suo lavoro con un coloratissimo artwork psichedelico che riunisce virtualmente: la grande muraglia cinese, la torre di Babele, le Piramidi di Giza, la torre Eiffel, la Statua della Libertà, i Moai dell’Isola di Pasqua, la Sagrada Familia di Gaudì, la Sydney Opera House, il Palazzo di Westminster, il tempio di Kukulkán a Chichén Itzá e molte altre meraviglie artistiche. Una sorta di viaggio musicale intorno al mondo che si perde in una dimensione spaziotemporale indefinita; non a caso il compositore finlandese suggerisce per il proprio indirizzo musicale l’etichetta urban world music.

Il viaggio ha inizio con la breve intro La grande illusion – Ad Astra tra rumori angoscianti e vocalizzi di chiara origine mediorentale che in qualche modo anticipano le litanie magrebine di Par Avion, la cui ritmica ipnotica e l’ampio uso di elettronica e “suoni trovati” spalancano al mondo una finestra sulla cultura islamica. A dare un’impronta più metropolitana al brano è senza dubbio la tromba di Pohjola, capace di aggiungere umori jazz al già originale mix di ambient e world music.

In Stigmata la materia sonora si fa ancor più complessa e variegata. I canti dei nativi americani aprono a soluzioni ethno beat seguite a loro volta da ritmiche asettiche ed escursioni in territorio dark ambient. I giochi elettronici di Laine e la tromba di Pohjola, uniti alle delicate marcature chitarristiche di “Splendid”, ai suoni del vibrafono e del didgeridoo di Reini, rendono la composizione più morbida e piacevole.

Sulla base dub di December 23 si compie un immaginario viaggio che dalle dune nordafricane si muove alla volta di Parigi. Un meticciato sonoro nel quale coesistono ritmi caraibici, ululati berberi, melodie e canti arabi, elettronica, violini, lo solita tromba jazz e una voce robotica dal seducente accento francese.

L’atmosferica La porte de l’Enfer è caratterizzata dai suoni freddi e sintetici di synth e tastiere, intiepiditi in parte dalle morbide linee del basso fretless del titolare (che non a caso dedica l’album alla memoria di Mick Karn) e dalle note di pianoforte e vibrafono. La tromba dell’onnipresente Pohjola si rende protagonista di una raffinata divagazione jazz che muore tra suoni oscuri, voci filtrate ed inquietanti elicotteri in volo.

5:15 am prende le mosse da un ritmo ipnotico e ballabile sul quale svettano evanescenti vocalizzi che mediano India e Maghreb. L’ingresso della tromba nelle ambientazioni paradisiache create da synth e samples presenta diverse affinità estetiche con i No-Man di “Flowermix”, mentre nella ritmica suadente ed ipnotica riaffiorano le elucubrazioni psichedeliche degli Ozric Tentacles di “Jurassic Shift”.

Meiko si affida a soluzioni più ordinarie che si consumano anonimamente negli accordi minimali del piano di Matti e nella chitarra rock di “Splendid”, che rendono prevedibile anche il contributo di Pohjola alla tromba.

Nella breve ma suggestiva Requiem tornano gli allarmanti tremori dark ambient – qui enfatizzati dai suoni circolari di didgeridoo e chitarra – che fungono da ponte tra i canti dei nativi e interferenze radio, azzerando così le distanze tra rituali primitivi e mondo “civilizzato”.

Sulla stessa linea tematica si muove anche la successiva The first snowfall, traccia che tuttavia presenta sviluppi equilibrati, ritmiche misurate e armonie pulite.

Il capitolo più interessante dell’album è senza dubbio Unexpected, brano versatile nel quale si rincorrono diverse situazioni sonore. La maggior presenza di parti cantate e l’ampliato spettro sonoro offrono nuovi spunti che agevolano i contributi dei singoli strumentisti e rendono la materia sonora più fluida e omogenea.

La chiusura è affidata alla breve outro La grande illusion – Endos che ripercorre lo schema d’apertura innescando un interessante loop che invita a riprendere il viaggio.

Per maggiori info: la-yne.com | facebook


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