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Albero del Veleno, L’ – Le Radici del Male

L'Albero del Veleno (2013) Le radici del MaleL’Albero del Veleno

Le Radici del Male (2013)

Lizard Records

Il rinnovato interesse nei confronti delle pellicole d’exploitation, dei b-movie italiani degli anni ’70 e il conseguente sdoganamento di sottogeneri come il noir, il sexy-horror, lo spaghetti-thriller e i “poliziotteschi” – anche ad opera di personaggi autorevoli come Quentin Tarantino – hanno sicuramente influito nella riscoperta delle colonne sonore cinematografiche, un settore nel quale gli italiani hanno più volte dimostrato di essere dei veri e propri maestri.

Dai temi classici di Morricone, Bacalov, Cipriani, Micalizzi, Ortolani, De Angelis, Frizzi, Simonetti, Gaslini e molti altri, alle esperienze sonore di gruppi quali Goblin, Daemonia, Osanna, L’Ombra della Sera, Calibro 35, ecc., l’Italia si è guadagnata il titolo di patria della “musica per immagini”. In paesi come la Svezia, giusto per riportare un esempio concreto, la grande passione per le musiche del cinema horror italiano degli anni ’70 ha spinto una giovane generazione di artisti (Anima Morte, Morte Macabre, Nicklas Barker, ecc.) a coniare la formula “vintage italian progressive horror music”.

Oggi al già lungo elenco di nomi illustri si aggiunge un nuovo marchio, L’Albero del Veleno. Parafrasando il saggio dello psicanalista Aldo Carotenuto, il fascino discreto dell’orrore sembra aver fatto colpo sulla giovane formazione fiorentina, influenzandone il sound e l’immaginario artistico. La band, attiva già dal 2010 con  Nadin Petricelli (tastiere, synths, piano), Lorenzo Picchi (chitarre), Michele Andreuccetti (basso), Francesco Catoni (viola), Marco Brenzini (flauto) e Claudio Miniati (batteria), il 31 luglio 2013 giunge alla pubblicazione del suo album di debutto, Le Radici del Male, prodotto dalla Lizard Records di Loris Furlan.

“È dalla nascita dell’umanità che un grande e maestoso albero ha piantato le radici sulla Terra facendo ombra – a chi in maniera più evidente, a chi meno – alle menti di ogni essere. Possiamo ignorare la sua esistenza o cercare di annientare la sua influenza, ma i suoi frutti sono il nostro pane quotidiano. Gli anni si susseguono e il suo tronco cresce a dismisura, facendo aumentare e la sua ombra, e i suoi frutti. No, non è una pianta come le altre, questo è l’albero… è l’albero del veleno”.

Riportate nelle note di copertina, queste poche righe delineano l’inquietante immaginario della band mettendo in risalto il concept dell’album. L’elegante artwork di Silvia Brullato, dai chiari richiami Liberty, lascia presagire un’esperienza sonora cupa, decadente e dal vago stile retrò.

Trattandosi di “musica per immagini”, il gruppo si avvale dell’ausilio di video tratti da pellicole horror italiane per accompagnare i brani nella loro trasposizione live. Nel caso dell’opener, Dove Danzano le Streghe, sono le sequenze tratte da “La maschera del demonio” di Mario Bava a far da sfondo ai suoni lugubri della band. Le tastiere e il synth della Petricelli segnano il freddo tema principale, mentre viola e flauto ne enfatizzano i toni malinconici e struggenti. La sezione ritmica funerea si limita a marcare la lenta andatura con secchi colpi e sparuti rintocchi. L’ingresso in sordina della chitarra di Picchi a metà brano segna la progressiva svolta elettrica, sostenuta dall’ottimo lavoro ritmico di Andreuccetti e Miniati, e impreziosita dalle dolenti note della viola di Catoni. In questo caso qualsiasi etichetta (dark prog, hard prog, symphonic prog, ecc.) potrebbe risultare riduttiva, tanta è raffinata ed originale la trama sonora.

…E Resta il Respiro si affida alle immagini di Massimo Dallamano e al suo “Il medaglione insanguinato”, la cui colonna sonora originale era di Stelvio Cipriani. L’angosciante atmosfera da circo dell’orrore e il sinistro tema da Luna Park infestato – che tanto caratterizzano il brano – prendono corpo dalla fattiva collaborazione di tastiere, flauto e viola. A dare elettricità al pezzo è ancora una volta Picchi, che in questo caso interviene in maniera repentina e violenta assalendo l’ascoltatore con stilettate ficcanti e al tempo stesso abrasive. La lezione dei Goblin sembra essere stata ben assimilata da L’Albero del Veleno, specie nella riproposizione ciclica di strutture ritmiche e ambientazioni sonore che fanno letteralmente raggelare il sangue nelle vene.

Presenza dal Passato muove i suoi passi sui romantici accordi del piano e sulle tormentate linee della viola, in un contesto pseudo cameristico che lascia balenare deboli lampi di luce in uno scenario oscuro e brumoso. La bellezza a tratti classica del brano mette in evidenza la grande capacità del gruppo di adattarsi a situazioni differenti e ad improvvisi “cambi di scena”.

Un Altro Giorno di Terrore è il brano che ha permesso alla band di vincere l’Horror Project Festival 2013. Nel video ufficiale – diretto da Cristiano Gazzarrini – un artista/carnefice sevizia la sua ultima vittima tra le mura di una macabra galleria dell’orrore prima di congedarsi dal mondo con la sua più tragica opera. Il brano è senza dubbio l’episodio più prog dell’album, ma è anche il pretesto per il gruppo di sperimentare l’essenza filmica della propria musica.

Due Anime Nella Notte si divide tra i continui affondi prog rock di chitarra e flauto, e le volte cinematografiche di tastiere e synth, opportunamente segnalate da improvvise variazioni ritmiche e rese ancor più oscure dall’immancabile viola.

Chiude l’album Al di là del Sogno… l’Incubo Riaffiora, un medley tributo al cinema di Lucio Fulci e ai temi musicali dei maestri Bixio, Frizzi e Tempera. Tra i continui rimandi spiccano le citazioni di “Sette note in nero” e “Apoteosi del Mistero” (quest’ultimo già rivisitato dagli svedesi Morte Macabre nel loro “Symphonic Holocaust”).

Nel complesso Le Radici del Male è un debutto che lascia ben sperare e che conferma quanto di buono già detto in merito alla tradizione musicale italiana. Se un augurio si può fare a L’Albero del Veleno è quello di continuare a comporre musica impressionistica, sperando arrivi presto il giorno in cui saranno loro a prestare la propria opera ad un nuovo capolavoro del cinema horror.

Per maggiori info: www.alberodelveleno.it | www.facebook.com/alberodelveleno

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.

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