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Orme, Le – Felona e Sorona

Le Orme (1973) Felona e SoronaLE ORME

Felona e Sorona (1973)

Philips

Il 10 aprile del 1973 Le Orme pubblicano per la Philips il loro quinto album in studio, Felona e Sorona. Aldo Tagliapietra (voce, basso, chitarre), Tony Pagliuca (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria, percussioni) maturano l’idea – non nuova nella scena musicale progressiva italiana di quegli anni – di realizzare un concept album unitario, completo e in linea con il percorso musicale già avviato l’anno precedente con “Uomo di pezza”. La genesi dell’album ha inizio, infatti, nel dicembre del 1972, quando Tagliapietra propone ai compagni una quindicina di melodie da unire nell’ambizioso concept. La natura del materiale sonoro agevola enormemente il compito ai tre musicisti, che presentano le prime bozze delle composizioni già nelle date del tour di supporto a Peter Hammill del dicembre 1972. Proprio ad Hammill – affascinato dalle nuove melodie, ma incapace di codificare il provvisorio slang delle parti cantate – Tagliapietra confessa di voler narrare la storia di due pianeti contrapposti ma complementari, che gravitano nello stesso cosmo ma divisi dalla luce: uno è radioso, l’altro buio. Dei due pianeti Tagliapietra ha già il nome del primo: Felona, da felice. A dare il nome al secondo pianeta è proprio Hammill, che suggerisce Sorona, dall’inglese “sorrow” (dispiacere).

Secondo quanto affermato dallo stesso Tagliapietra, il concept vuole essere una sorta di metafora volta a confermare che le cose o stanno da una parte o dall’altra. Infatti la storia narra di un pianeta triste e di uno felice perché custodito da un’entità divina. Quando l’Essere Supremo si adopera per portare felicità anche a Sorona, ecco che Felona, il pianeta felice, piomba nel buio e nella disperazione. Dietro l’allegorica trama fantascientifica, dunque, si cela un’opera dalla forte natura spirituale, come più volte confermato dallo stesso Pagliuca, principale autore dei testi de Le Orme.

Il concept, degnamente riassunto dal dipinto “I pianeti del sogno e della speranza” di Lanfranco Frigeri (in arte Lanfranco) in copertina, si struttura in nove brani collegati tra loro, per un totale di poco più di trenta minuti, nei quali a farla da padrone è l’eterna lotta tra la luce e l’ombra, il bene e il male, la vita e la morte.

Sospesi nell’incredibile: Due pianeti-fratelli distanti chissà quanti anni luce l’uno dell’altro gravitano nello stesso cosmo. Fratelli ma diversi.

Il lungo capitolo di apertura ci consegna una band ormai matura e coesa, nella quale ogni membro svolge il proprio ruolo con precisione e impegno mai così convincenti. L’attacco è il semplice preludio di una lunga fuga che vede protagonisti tastiere, organi e minimoog. Per l’occasione Pagliuca è coadiuvato dall’ottimo Gian Piero Reverberi – qui nel triplice ruolo di musicista, produttore e consulente musicale – a cui va il merito di aver concepito una fuga a quattro voci. Il pirotecnico drumming di Dei Rossi, con le sue innumerevoli variazioni ritmiche, tiene insieme non solo questa composizione ma l’intero album. A narrarci la storia dei due pianeti, fratelli ma diversi, è l’inconfondibile voce di Tagliapietra che si assottiglia nei versi “Due pianeti in armonia / ruotano insieme nel loro regno / dove ogni cosa non cambia all’infuori del tempo”, raggiungendo vette di puro lirismo nel verso “due rose gemelle non muoiono insieme”. Ad un primo segmento, morbido ed emozionale, segue una seconda parte, strumentale e più sperimentale, nella quale emerge sornione il basso di Tagliapietra tra i suoni spaziali di Pagliuca, che, a loro volta, materializzano il cosmo in cui gravitano i due pianeti.

Felona: Radioso di luce, affogato da sempre in letizia di pace e amore, con enormi bolle che galleggiano nel vento.

Le campane di Dei Rossi ci accolgono nel luminoso e trasparente paesaggio di Felona. La chitarra acustica di Tagliapietra enfatizza il testo gioioso rendendo l’atmosfera pacifica e colma d’amore. In questa ballata acustica c’è poco spazio per Pagliuca, che interviene in rarissime occasioni con brevi incursioni al minimoog, mentre Dei Rossi dà ampio sfogo al suo ricco campionario percussivo e rumorista.

La solitudine di chi protegge il mondo: L’Essere Supremo di fronte ai sudditi che lo hanno dimenticato ignorando quel tesoro, fonte di felicità, dirotta la cascata di luce che scaturisce dal suo sguardo verso il pianeta triste.

Il leggiadro pianoforte e l’evanescente voce di Tagliapietra sono della stessa essenza divina di cui si compone l’Essere Supremo. I versi “Qui sovrana ormai è la serenità. / Non c’è nessuno che ha più bisogno di me. / Il bene fa dimenticare / chi c’è all’origine, da chi proviene”, raccolgono l’amara delusione dell’Essere Supremo e svelano la natura spirituale dell’opera, che si palesa ancor più nel brano successivo.

L’equilibrio: Per un brevissimo, impercettibile attimo in cui l’Essere Supremo fa ruotare il suo sguardo-luce, i pianeti fratelli si trovano entrambi innaffiati della potenza suprema di luce, amore e vita. Entrambi felici. Ma il precario equilibrio dura lo spazio di un sorriso e si infrange e svanisce col magico incantesimo.

L’attacco è di quelli nervosi e scanditi. Pagliuca innesca un vortice spaziale che risucchia al suo interno i due mondi, accentuando l’attimo di precario equilibrio che li vede entrambi felici e luminosi. L’eterea voce di Tagliapietra ne descrive le drammatiche differenze, sottolineando i passaggi cruciali col suo basso qui insolitamente inquieto. A metà brano parte una vivacissima parentesi jazz-rock – trainata da uno scatenato Pagliuca e marcata dalla velocissima ritmica di Tagliapietra e Dei Rossi – che si evolve in una divagazione impressionistica per poi spegnersi definitivamente nello struggente ammonimento dell’Essere Supremo: “Io rivolgerò lo sguardo verso chi / aspetta un gesto mio / per dare un senso alla sua vita”.

Sorona: Minuscolo coriandolo infelice e sempre buio, con la natura sfiorita, gli animali impazziti e gli esseri in uno stato abulico-vegetativo che vagano senza sorriso come fantasmi gravidi di fede e speranza.

L’atmosfera tetra e spettrale di Sorona prende forma nei suoni cupi e funerei delle tastiere di Pagliuca e nel tremolante arpeggio alla chitarra elettrica di Tagliapietra. I versi crepuscolari e l’andatura compassata, priva di ritmo, accrescono “il peso dell’angoscia” che grava sull’oscuro pianeta.

Attesa Inerte: L’umanità di Sorona, con la sua fauna scheletrita, la flora atrofizzata, attende da sempre il luminoso miracolo, per uscire da questo incubo di buio-paura-silenzio e ritornare a vivere.

Il suono degli archi della tastiera olandese Eminent (filtrati attraverso il wah-wah) delinea lo stato di perenne attesa in cui vive l’umanità di Sorona. Suoni alienanti e minacciosi si stratificano su una ritmica incalzante, nervosa, pulsante, cui fa da contraltare il sottile canto di Tagliapietra. La tensione si stempera solo nel finale, quando l’evento a lungo atteso si concretizza: “La speranza di un sorriso li fa rinascere / vibra il corpo alla percezione di quello che accadrà. / Un’improvvisa luce si avvicina… ora è qui”.

Ritratto di un mattino: “La felicità non puoi trovarla in te, ma nell’amore che agli altri un giorno darai.”

Il lento e progressivo arrivo della luce su Sorona viene salutato con un crescendo sonoro che, lasciandosi alle spalle la tristezza di un tempo, trionfa nella luminosa esplosione sinfonica di Pagliuca, nell’apprezzabile solo di Tagliapietra alla chitarra elettrica e nelle festose campane di De Rossi.

All’infuori del tempo: Due forme di vita, due pianeti-fratelli si ribaltano improvvisamente, nel gioco dell’imponderabile.

La spensierata positività della chitarra acustica e dell’organo simboleggiano l’inizio di una nuova vita per i due mondi. Ma proprio mentre Sorona esulta per l’arrivo della luce, ecco che Felona avvia il suo declino verso l’oscurità. Il fragile equilibrio luce-ombra si rompe e Felona piomba nella cupezza sonora che prima caratterizzava Sorona.

Ritorno al nulla: E al diapason dell’attrito si annientano a vicenda.

La definitiva rottura dell’equilibrio tra i due pianeti produce un imprevedibile caos cosmico che li annienta entrambi. Il cerchio si chiude in un nuovo “ritorno al nulla”, confermando l’eterna alternanza di oscurità e luce, morte e rinascita. Il magma sonoro si ingrossa in un crescendo strumentale che assume toni apocalittici, distruttivi, fino alla cavalcata wagneriana che prelude la deflagrazione finale.

Finito di registrare il 20 febbraio del 1973 negli Studi Fonorama di Milano, dell’album viene realizzata anche una versione in inglese, nata dall’incontro del gruppo veneto con il manager della Charisma Tony Stratton-Smith. All’epoca la Phonogram si accordò con la Charisma pianificando la registrazione di Felona e Sorona in lingua inglese. Per la scrittura dei testi Le Orme si affidarono a Peter Hammill, che ebbe non poche difficoltà nelle operazioni di traduzione dall’italiano all’inglese. In alcuni frangenti la traduzione è fedele all’originaria trama, mentre la storia dei due pianeti fu sviluppata da Hammill autonomamente e in piena libertà. Durante l’organizzazione del materiale per la versione inglese, la band pensò di avvalersi del contributo di David Jackson dei Van der Graaf Generator al sax e al flauto. Il musicista suonò in tutti i brani facendo (ovviamente) un ottimo lavoro. Tuttavia, per non stravolgere l’idea originaria del concept, la band dovette rinunciare a malincuore al prezioso contributo di Jackson. Felona & Sorona (questo il titolo inglese) venne pubblicato dalla Charisma e, seppur non riscuotendo il successo auspicato, permise alla band di allestire un tour teatrale britannico di due settimane nel novembre del 1973, che si concluse con il concerto al celebre Marquee di Londra.

Una delle opere più ambiziose del rock progressivo italiano!

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