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Le recensioni di HamelinProg sul n. 7 di “Prog Italia”

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Opus Avantra - Lord Cromwell (plays suite for seven vices)OPUS AVANTRA

Lord Cromwell (plays suite for seven vices)

Suono (1975)

Testo: Donato Ruggiero

Orfani della straordinaria voce di Donella Del Monaco, gli Opus Avantra tornano nel 1975 con Lord Cromwell (plays suite for seven vices), concept album dall’ascolto non certo facilissimo che esplora i sette vizi capitali, vizi diventati otto con l’autobiografica My vice, ossia la ricerca di una soluzione degli opposti inconciliabili (bene e male, luce e ombra, avanguardia e tradizione). L’opera è stata interamente composta da Alfredo Tisocco e interpretata dall’artista stesso, coadiuvato da un ensemble di sei elementi, tra cui Paolo Siani, e dalle voci dell’American Chorus Setaf. Con Lord Cromwell Tisocco esplora tutti i più remoti anfratti dello strumento tastiera muovendosi tra avanguardia e tradizione, così come il nome del gruppo “impone”. I primi tre brani dell’album racchiudono molte delle caratteristiche dell’intero lavoro: se con la solenne e “classica” Flowers on pride Tisocco e soci personalizzano il tema del “Corale di Sant’Antonio” di Haydn, con Avarice ci si sposta verso la musica cinematografica anni ‘20 e futurista, mentre Lust è una ballad romantica guidata da carezzevoli cori. Con My vice, poi, si va verso la sperimentazione “spinta” à la John Cage e quel “conflitto” succitato, tra avanguardia e tradizione, è risolto con l’opposizione di synth (strumento moderno) e clavicembalo (strumento antico). Tensione e “follia sonora” anche con Ira, dove il flauto di Travella tiene bene il passo di Tisocco. Cambio repentino con la vellutata Gluttony, mentre con Envy emerge la vena “prog” del compositore grazie alle sue mutevoli tastiere e, soprattutto, alle solide poliritmie di Siani. L’ultimo vizio, Sloth, è affidato ad un piano più “naturale” e meno “capriccioso”. Sul disco è presente, inoltre, la traccia Allemanda. Pubblicato come singolo, insieme a Flowers on Pride, nel 1975, questa ballata triste ed emozionante, col testo in italiano scritto dalla Del Monaco, esula dal tema del concept.

Marillion (1982) Market Square HeroesMARILLION

Market Square Heroes

EMI (1982)

Testo: Antonio Menichella

Il 25 ottobre 1982 la EMI pubblica “Market Square Heroes”, EP d’esordio dei Marillion che ha il pregio di mostrare lo stile originario della band di Aylesbury:  un progressive rock di stampo classico (spesso avvicinato al sound dei Genesis). L’EP si compone di due brani: “Market Square Heroes” e “Three Boats Down from the Candy”. Nella versione da 12” ai due brani viene aggiunta la lunga suite “Grendel”. La title track è l’esempio lampante del tentativo dei Marillion di scrivere un pezzo di successo, un brano di puro rock, semplice e diretto, da affiancare a composizioni più tortuose e dinamiche. Ispirato alla figura di Brick, un militante di sinistra di Aylesbury, il brano cela un ammonimento circa la vera natura dei rivoluzionari. Il testo di Fish è criticamente indirizzato all’aumento della disoccupazione, seguito alle politiche economiche messe in atto in quegli anni dal governo conservatore inglese. “Three Boats Down from the Candy”, primo brano scritto da Kelly, è un pezzo prog costruito su una vasta gamma di tastiere, sulla straordinaria chitarra di Rothery e sulla grande interpretazione di Fish, elementi che accentuano le forti somiglianze con i Genesis dell’Era Gabriel. Ma è con “Grendel” che i paragoni con la band di Gabriel si fanno ingombranti. L’articolata suite, infatti, è stata spesso paragonata (in termini non sempre lusinghieri) a “Supper’s Ready”. I richiami letterari a “L’Orco”di John Gardner sono il pretesto, nella rilettura dei Marillion, per raccontare la storia dalla parte “sbagliata”, quella dell’Orco, con l’intento di spiegare le ragioni dell’escluso frustrato dall’ottusità di chi odia poiché ha paura di ciò che non conosce. L’alternanza di momenti lirici ad esplosioni sonore offre la possibilità di apprezzare le immense capacità interpretative di Fish. Senza dubbio gli spunti migliori vengono da Rothery e Kelly, impegnati in un continuo scambio di situazioni di gran pregio che fanno di “Grendel” uno dei capolavori del neo prog.

Malibran - The wood of talesMALIBRAN

The wood of tales

Pegaso Records (1990)

Testo: Donato Ruggiero

Il sestetto catanese dei Malibran, dopo essersi ritagliato il meritato spazio nel mondo progressivo sul finire degli anni ’80 (di certo non uno dei momenti più felici del genere) grazie a una lunga serie di concerti, pubblica il suo primo lavoro, The wood of tales, nel 1990. L’album dei Malibran, stampato su vinile, prosegue in gran parte la tradizione italiana e non dei ’70, quella fatta di atmosfere antitetiche (scure e sognanti), frequenti giochi ritmici, tastiere e chitarre policrome, flauto tulliano, una voce intensa, particolare e non sempre “calibrata” alla perfezione. The wood of tales si apre con Malibran. Dopo una corposa, cupa e lunga intro, i sei mettono in campo una serie di notevoli soluzioni avviluppanti plasmando un’atmosfera d’incanto. E un’analoga dicotomia, con proporzioni “rovesciate”, la ritroviamo anche nel brano seguente che dà il nome all’album: è questo, appunto, il marchio di fabbrica dei Malibran. A spezzare il flusso ci pensa Sarabanda, brano affidato esclusivamente a chitarra classica e flauto. Il suo andamento, tra il classico e il medievale, accentua la carica “sognante” del disco. Dopo due assenze, con Pyramid’s Street torna la voce di Scaravilli e il “vestito” creato dalla band riprende quanto creato nel primo episodio: morbidezza nei momenti cantati, consistenza e, a tratti, ruvidezza, nei restanti. In chiusura troviamo Prelude. La dolce melodia che apre il brano, realizzata dall’arpeggio di chitarra e dal flauto, emana un forte pathos che è assimilato e ampliato dalla voce, dalle chitarre e dal piano poco oltre: uno dei punti più emozionanti dell’intero lavoro. E gli ultimi minuti, affidati alle “eccitate” distorsioni e alle mutevoli ritmiche, certificano ancora una volta il sound Malibran. Passava anche di qui la rinascita del Prog con Giuseppe Scaravilli (voce, chitarre elettriche e acustiche), Angelo Messina (basso), Benny Torrisi (tastiere), Alessio Scaravilli (batteria), Giancarlo Cutuli (flauto e sassofono), Jerry Litrico (chitarra elettrica e classica).

La Coscienza di Zeno (2015) La notte anche di giornoLA COSCIENZA DI ZENO

La notte anche di giorno

AltrOck/Fading Records (2015)

Testo: Antonio Menichella

Tra le più interessanti realtà della nuova scena progressiva italiana vi è sicuramente La Coscienza di Zeno, band genovese capace di sfornare in meno di quattro anni tre micidiali album di puro progressive rock. “La notte anche di giorno”, il loro terzo lavoro, combina sapientemente letteratura, mitologia, folklore e musica. L’album si articola in due lunghe suite, “Giovane figlia” e “Madre antica”, dedicate a due diverse figure femminili: una giovane ragazza suicida e una centenaria scultrice partigiana. Ad accomunare le due donne un senso di malinconico dolore che le ha portate ad abbandonare lo stato del “pieno” per approdare a quello del “vuoto”. “Giovane figlia” è liberamente ispirata alla figura di Serena Zaiacometti, ragazza dalla bellezza androgina che le inquiete ombre del male oscuro hanno spinto a compiere un gesto estremo. Le liriche di Agnini affrontano il tema con versi poetici che commuovono e nel contempo pongono dolorosi interrogativi. “Il giro del cappio” e “Lenta discesa all’Averno” sono i due episodi più toccanti. Nel primo, crudo e struggente, si indagano le cause e le conseguenze del male. Nel secondo, raffinato e composito, tormenti interiori e violenze si consumano tra sonorità elettriche dure ed eleganti rivisitazioni di danze medievali di chiara natura simbolica. “Madre antica”, invece, è dedicata alla scultrice Bianca Orsi, staffetta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Le andature marziali, le stridenti e nervose incursioni di archi, le complesse spire frippiane della chitarra, le oscure svisate dell’Hammond e mille altre sfumature sonore ci restituiscono l’immagine di un’Italia dilaniata dalla guerra. “Cavanella” e “Come statua di dolore”, attraverso le dolorose storie dei sopravvissuti, raccontano un paese ferito e umiliato dalla violenza nazifascista. Nell’economia dell’intero lavoro la centralità delle liriche vede spesso la musica adattarsi alla narrazione, con sviluppi insoliti che esaltano i contributi dei singoli.

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2 comments

  1. un onesta’ rara senza interesse quella di hamelin prog,una deontologia ineguagliabile

  2. Grazie Francesco!!!

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