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Ira Del Baccano, L’ – Terra 42

L'Ira Del Baccano (2014) Terra 42L’IRA DEL BACCANO

Terra 42 (2014)

Subsound Records

Nei circuiti space/prog/psycho/doom di mezza Europa il marchio L’Ira Del Baccano circola fin dal 2006 vantando un’invidiabile attività live che ha portato Alessandro “Drughito” Santori (chitarre, synth), Roberto Malerba (slide guitar, noise, effetti, synth), Sandro “Fred” Salvi (batteria) e Luca Primo (basso) a condividere il palco con band del calibro di Ozric Tentacles, Nebula, Wichcraft, Doomraiser, Vibravoid e La Ira de Dios.

Fortemente influenzata dalla psichedelia di Pink Floyd, dalle jam session dei Greateful Dead, dal proto doom dei Black Sabbath, dallo space rock degli Hawkwind e dall’heavy prog dei Rush, la ricerca musicale de L’Ira Del Baccano sembra orientarsi su un’originale variante psych prog che non disdegna soluzioni abrasive, vigorose e grevi.

Il 15 settembre 2014, a sei anni dall’ormai nota jam session immortalata in “Si Non Sedes Is… Live MMVII”, la band romana giunge alla pubblicazione del suo primo vero lavoro in studio, Terra 42. L’album è un trip spaziale (diviso in tre fasi) nel quale si indagano svariati universi possibili senza mai fornire un’idea precisa di quella che sarà la meta finale e di cosa si troverà all’arrivo. Il concetto di fondo è quello di traghettare l’ascoltatore in un viaggio proiettato in avanti, fino alla fine. La narrazione strumentale, infatti, si avventura nell’esplorazione di mondi musicali differenti tra loro che spingono la band a superare continuamente i confini di qualsiasi etichetta musicale.

– PHASE I

Ispirata fin dal titolo al romanzo di Douglas Adams, “Guida galattica per gli autostoppisti”, The Infinite Improbability Drive è un viaggio mozzafiato, suddiviso in tre parti, che ha la particolarità di non ripetersi quasi mai nel corso dei suoi 32 minuti di durata complessiva. Dall’opera di Adams deriva anche il curioso abbinamento che dà il titolo all’album: nella storia, infatti, il numero 42 è “la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”, mentre la Terra, dopo essere stata distrutta all’inizio, viene ricostruita in una nuova seconda versione.

Part 1 – Un sinistro vortice spaziale in lento ma progressivo avanzamento risucchia l’ascoltatore imprigionandolo tra le sue ipnotiche trame ritmiche per poi lasciarlo in balia di devastanti riff e violente bordate soniche. La potenza visionaria dell’ininterrotto flusso sonoro apre a soluzioni sempre nuove che, pur avvitandosi attorno ad un tema portante, si avventurano in oscuri territori sabbathiani perdendosi poi tra nebulose e spazi siderali inesplorati. Le continue ma indolori virate umorali assumono consistenza fluida sublimandosi negli acidi riverberi psichedelici e nei riff di Santori e Malerba, mentre nell’ottima intesa tra Primo e Salvi si materializzano i morbidi giochi ritmici degli Ozric Tentacles di “Pteranodon”.

Part 2 – Una robusta cavalcata rock che non conosce sosta, strutturata su solidi riff e caratterizzata da un’andatura decisa ed energica. Le numerose variazioni ritmiche e le digressioni chitarristiche non scalfiscono minimamente l’avvincente tema che, anzi, viene sospinto fino al dilatato finale cosmico.

Part 3 – Il trip spaziale assume in quest’ultimo segmento una dimensione più onirica e rarefatta, merito soprattutto delle soluzioni chitarristiche di Santori e dei landscapes sonori creati da Malerba. La ritmica morbida e misurata della coppia Primo/Salvi prova a riscaldare l’atmosfera sognante e visionaria del brano, salvo poi lanciarsi nella motoristica fuga finale nella quale rivivono le scorrerie space rock degli Hawkwind.

– PHASE II

Sussurri… nel bosco di Diana si lega in maniera didascalica al raffinato artwork curato da Fabio Listrani, artista romano autore di illustrazioni di chiara matrice simbolica. La donna nuda con la testa/maschera di cervo che campeggia in copertina raffigura proprio Diana, dea della caccia, della verginità, del tiro con l’arco, dei boschi, della Luna, signora delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne. A confermare questa tesi sono l’arco, la faretra con le frecce, la frutta, la selva alle spalle e il cervo al seguito, simboli da sempre associati alla dea.

Il brano è diviso in due parti diverse ma complementari: la prima più “statica” e seducente, la seconda scandita da una progressione di riff.

Part 1 – Suoni sinistri e oscure vibrazioni si propagano nell’etere insinuandosi subdolamente tra le fitte maglie della psiche dell’ascoltatore, al quale non resta che aggrapparsi ai liquidi arpeggi di chitarra e alla pulsazioni metalliche del basso per evitare di finire risucchiato in un denso buco nero.

Part 2 – Ritmica sostenuta e riff possenti, invece, dettano l’andatura della seconda frazione. Proprio la granitica solidità dei riff e l’incessante sostegno della sezione ritmica tendono progressivamente ad eclissare le divagazioni space e le aperture psichedeliche, dando vita a vera e propria devastazione tellurica.

– PHASE III

La ricostruzione della Terra passa obbligatoriamente attraverso le violente eruzioni di Volcano X 13. Il brano si struttura intorno ad un tema centrale la cui natura è continuamente trasfigurata dai repentini cambi ritmici. Alla frammentata scansione iniziale segue una parentesi lenta e greve che elogia la pesantezza sabbathiana. Da qui in avanti è puro delirio cosmico: umori psichedelici si propagano tra i riverberi galattici di Malerba, i riff heavy prog di Santori innescano una lunga cavalcata astrale che il magmatico basso di Primo rende ancor più fluida ed omogenea, mentre il drumming pirotecnico di Salvi continua a varcare nuovi territori fino al tremolante finale.

Al carattere “espressionistico” di Terra 42 va riconosciuto il merito di riuscire a proiettare, con estrema naturalezza, le più recondite profondità terrestri nel cuore di inesplorati universi spaziali, in un viaggio che parte dalla mente e non conosce meta.

Per maggiori info: facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album: bandcamp

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