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Ombra della Sera, L’ – L’Ombra della Sera

L’OMBRA DELLA SERA

L’Ombra della Sera (2012)

AMS Records / BTF Vinyl Magic

Fabio Zuffanti è uno dei personaggi più creativi, prolifici ed eclettici del panorama neo-prog italiano. Leader di numerosi progetti (Finisterre, La Maschera di Cera, Höstsonaten, laZona, Rohmer, Aries e molti altri), Zuffanti crea questo ennesimo marchio, L’Ombra della Sera, per cimentarsi col nuovo filone dedito al recupero e alla rielaborazione delle colonne sonore dei film italiani anni ’70. Sulla scia di Morte Macabre e Anima Morte, band svedesi appassionate di “vintage italian horror music”, anche L’Ombra della Sera si muove verso la rielaborazione di sigle e colonne sonore di sceneggiati italiani di genere mistery/noir. Uso i termini “recupero” e “rielaborazione” proprio per sottolineare l’operazione di ricerca musicale alla base del progetto. L’Ombra della Sera, infatti, non è un banale tributo alle oscure colonne sonore degli anni ’70, ma una rivisitazione personale e originale dei temi musicali dei più grandi autori del genere.

Ad accompagnare Zuffanti (basso) in questa ennesima esperienza ci sono i soliti compagni di band, Agostino Macor (mellotron, minimoog, rhodes, theremin, glockenspiel), Maurizio Di Tollo (batteria), più le “mascherate” collaborazioni di: Andrea Monetti (flauto), Francesco Mascardi (sax), Roberto Nappi Calcagno (tromba), Paolo Fulvio Marrasso (double bass) e Alessandro Corvaglia (voce). Nei credits dell’album, infatti, i collaboratori sono riportati con i nomi dei personaggi dello sceneggiato “Il segno del comando” (Marco Tagliaferri, Edward Forster, George Powell, ecc.).

L’apertura dell’album è affidata a Gamma, brano composto da Enrico Simonetti per la sigla dell’omonimo sceneggiato del 1975. Una dilatata introduzione di oltre tre minuti, affidata alle tastiere vintage di Macor e a sinistri vocalizzi in sottofondo, precede il tema originale che, in questo caso, è riproposto dal minimoog su un tappeto di mellotron.  Ben presto il tema si esaurisce cedendo il passo a soluzioni psichedeliche che, complice mellotron e basso, assumono sfumature dark sinfoniche.

La sigla dello sceneggiato Ritratto di donna velata, scritta da Riz Ortolani nel 1974, è un brano di natura jazz sostenuto inizialmente dalle tastiere e successivamente impreziosito dal sax di Mascardi e dalla tromba di Nappi Calcagno.

Segue La traccia verde, sigla dell’omonimo sceneggiato del 1975 composta da Berto Pisano, brano che qui assume forma di un raffinato jazz-rock a la Soft Machine, ritmato e ben strutturato. Le innumerevoli tastiere di Macor creano trame sonore ricche e variegate. L’ottimo lavoro delle tastiere e della sezione ritmica fornisce al brano un’andatura quasi funky in cui si avvertono i Goblin di “Snip Snap”. Preziosissimo il contributo al flauto di Monetti, che ha il pregio di allargare ancor più lo spettro sonoro del brano.

Il segno del comando (Cento campane), composta da Fiorenzo Fiorentini e riarrangiata da Romolo Grano per l’omonimo sceneggiato del 1971, è l’unico brano che vede il contributo di Corvaglia alla voce. L’atmosferica introduzione del flauto accompagna l’ascoltatore fino al toccante canto (in romanesco) di Corvaglia. La delicata batteria di Di Tollo, insieme a mellotron e tastiere, conferisce al brano una vena oscura e malinconica.

Ho incontrato un’ombra (A blue shadow), tema di successo composto da Romolo Grano e diretto da Berto Pisano per l’omonimo sceneggiato del 1974, è senza dubbio il capitolo più ambizioso dell’album. Tromba, glockenspiel, rhodes e un basso distorto mettono in scena un intricato dark prog sperimentale. L’ingresso di sax e mellotron squarcia un’atmosfera drammatica e crimsoniana che, in un tragico crescendo, mostra il lato più progressive del progetto (con i Van der Graaf Generator nel cuore). Poi ancora flauto, sax, basso distorto e un’infinita varietà di suoni vintage misti ad elettronica per la parentesi più sperimentale dell’album. Termina così L’Ombra della Sera, con una coda pazzesca e un finale delicato e malinconico.

Zuffanti e soci con questa ottima prova dimostrano (per quei pochi che ancora non ne fossero a conoscenza) di saper combinare suoni vintage, dark prog e jazz-rock in maniera originale e moderna. L’eccellente utilizzo dei fiati ha sicuramente giovato alla buona riuscita del disco, che, sempre col dovuto rispetto verso gli illustri autori dei brani, riesce a riproporre una visione personale e aggiornata delle sigle oscure e misteriose degli sceneggiati anni ‘70.

Il nome del progetto, nonché titolo del disco, L’Ombra della Sera, è tratto dal nome di una statuetta votiva etrusca in bronzo del III secolo a.C., proveniente dall’antica Velàthri, l’attuale Volterra. La statuetta è stata utilizzata come unico elemento, misterioso e vagamente inquietante, proprio nella sigla iniziale dello sceneggiato televisivo Rai “Ritratto di donna velata” (1974), ambientato appunto a Volterra.

Per maggiori info: www.zuffantiprojects.com

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