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Mac Mazzieri Walter

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Walter Mac Mazzieri, nato il 15 aprile 1947 a Cà d’Olina di Pavullo nel Frignano (Modena), è stato pittore, incisore e scultore, noto agli appassionati di progressive rock per essere l’autore di alcune delle più belle copertine de Le Orme, La Quinta Stagione e Tony Pagliuca.

Sin da ragazzo, data la povertà della famiglia, dovette fare i più diversi mestieri, vivendo in un mondo contadino di antica mentalità, ma ricco di favole e leggende, di cavalli e colombe. Cominciò a disegnare intorno ai dieci anni copiando i fumetti. Trasferitosi a Pavullo frequentò per qualche tempo l’Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” di Modena. Fece la sua prima mostra all’età di quindici anni, con quadri di un rustico realismo. La sua personalità esplose intorno al 1968, suscitando molto interesse grazie anche ad una mostra tenuta a Milano nel 1971. Da allora, pur continuando a viaggiare in Europa e in Africa per visitare città e musei, lavorò tenacemente allestendo personali sia in Italia che all’estero.

La sua pittura, surreale e visionaria, ha avuto inizio con la rappresentazione di scene di vita domestica caratterizzate da un acuto e ironico realismo. La gente e i luoghi della sua infanzia si mescolano a cose e animali dalla presenza inquietante, quasi da incubo, in scenari fantastici. Autore di una figurazione tenera e violenta allo stesso tempo, la pittura di Mazzieri riesce ad amalgamare il familiare e l’insolito, il quotidiano e lo straordinario, il tragico e l’ironia.

Nell’analisi dell’opera dell’artista modenese molti critici hanno trovato delle affinità più o meno palesi con il lavoro di altri famosi artisti. Enrico Crispolti, nella prefazione alla monografia “Walter Mac Mazzieri” rintraccia una “sconcertante parentela con i messicani”, con un certo proiettare ad eroico visionario il quotidiano rurale, “campesino”, di Orozco e di Rivera”. Si sono fatti anche i nomi dei pittori portati al gigantismo delle figure, da Siqueiros a Savinio, ma pure il nome di Magritte, con i paradossi logici, con le operazioni di smontaggio e rimontaggio degli ingredienti figurali della sua immaginazione. A questi si possono aggiungere anche Bruegel o Bosch, Goya o Blake, o magari i surrealisti Max Ernst a Dalì. Inoltre non sono da trascurare certe componenti che nell’opera di Mazzieri possono richiamare aspetti del simbolismo di Gustave Moreau e Odilon Redon.

Negli anni ’80 la sua produzione artistica tende a concentrarsi sull’unicità del patrimonio artistico e culturale di Venezia. Un incontro tra coscienza e fantasia, che sconfina anche in accostamenti azzardati, in significati simbolici, in una sorta di ironico stupore. Le figure, poste in riconoscibili scorci urbani, sono più vicine alla realtà di tutti i giorni, hanno una misura più dell’umano che del “mostruoso”, vengono guardate come da un punto di vista di superiore saggezza. Il suo stile si sofferma con maggiore partecipazione su questi personaggi e sugli ambienti, riportati ad un’armoniosa morbidezza d’insieme, ad una visione più umana, ad un realismo visionario atteggiato a coloriture estremamente quotidiane, a tenerissime malinconie, quelle dell’artista che sembra avere profonda nostalgia della sua terra natale.

La produzione della seconda metà degli anni ’90 è dedicata allo scultore Raffaele Biolchini. Un omaggio all’amico più caro, morto nel 1994, all’età di 48 anni, che ha determinato, un anno dopo, una mostra presso “Melania Arte” di Pavullo. Mazzieri aveva affrontato con Biolchini le avventure più straordinarie attraverso le città del mondo per visitare musei e gallerie d’arte. Con lui aveva condiviso esperienze creative e umane. Insieme avevano coltivato sogni di artisti per trovare spazio in un campo difficile, come quello della pittura e della scultura. Nel tempo si erano sempre più rinsaldati i vincoli di fraterna amicizia, per cui il rapporto tra i due artisti era diventato continuo, quotidiano, familiare.

Nell’ultimo periodo di vita Mazzieri coltivò il progetto di un ciclo di opere sui poemi epici, a cominciare dall’Odissea, di cui ha lasciato alcune prove (disegni, acquerelli) di immutata, straordinaria e fresca fonte creativa.

Walter Mac Mazzieri muore a Pavullo il 21 novembre 1998.

Info e immagini tratte da: www.macmazzieri.com

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