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Magma – Félicité Thösz

Magma (2012) Felicite ThoszMAGMA

Félicité Thösz (2012)

Seventh Records

A tre anni da “Ëmëhntëhtt-Ré”, i Magma di Christian Vander tornano con questo nuovo Félicité Thösz. Sopravvissuti alle saghe spaziali di Kobaïa dei loro maggiori successi, i Magma sono riusciti negli ultimi anni a portare a compimento opere sublimi realizzate con materiale scritto negli anni settanta. Sia “K.A (Kohntarkosz Anteria)” (2004), che il successivo “Ëmëhntëhtt-Ré” (2009), infatti, andavano a completare la celebre trilogia nata nel 1974 con “Köhntarkösz”, rappresentando rispettivamente il secondo ed il terzo capitolo dell’epopea kobaïana.

Terminata la scorta di materiale inedito composto nel periodo d’oro, in molti si sono chiesti se i Magma fossero ancora in grado di scrivere nuove composizioni degne delle opere precedenti. Personalmente non mi sono mai posto il problema. Confidando nella mostruosa creatività di Vander e nelle eccellenti doti dei suoi collaboratori (alzi la mano chi non abbrividisce ai vocalizzi di Stella Vander), ho continuato a ritenere i Magma tra le band storiche più attive e interessanti del panorama progressivo odierno.

A confermare la mia tesi arriva appunto Félicité Thösz. Registrato tra il settembre del 2011 e l’aprile del 2012, la nuova uscita presenta la stessa formazione del precedente album: Christian Vander (batteria, piano, tastiera, glockenspiel, voce), Stella Vander (voce, tamburello), Isabelle Feuillebois (voce, campane), Hervé Aknin (voce), Benoît Alziary (vibrafono), James Mac Gaw (chitarra), Bruno Ruder (piano), Philippe Bussonnet (basso) con la collaborazione delle voci di Sandrine Destefanis, Sylvie Fisichella e Marcus Linon.

Come da tradizione anche questa nuova opera dei Magma è costituita da una suite di 28 minuti divisa in dieci movimenti, la title track Félicité Thösz, e da una seconda composizione di circa 4 minuti, Les hommes sont venus, per una durata complessiva che supera di poco la mezz’ora.

Il primo movimento della suite Félicité Thösz è Ëkmah, brano che propone sin dall’inizio gli inquietanti cori orffiani contrappuntati come sempre dall’immensa Stella. Il tema procede coralmente coinvolgendo tutti, dalla sezione ritmica al percussivo pianoforte, fino ai cori maschili e femminili, contrapposti ma complementari. Ëlss, secondo movimento, nella sua estrema brevità mostra il lato celestiale delle voci e dei suoni della band. Non sono trascorsi nemmeno quattro minuti dall’inizio del disco e già si avverte il maggiore peso delle voci nell’economia di questo Félicité Thösz. In Dzoï i vocalizzi di Stella e Isabelle marcano ritmicamente i ricami chitarristici di Mac Gaw e il circolare piano di Ruder. Solo nella seconda parte subentra il tono insolitamente melodico di Aknin, sistematicamente interrotto dalle voci femminili, impegnate in un cantilenante motivo dal vago sapore asiatico. Nüms, quarto movimento, capovolge i fronti: Aknin assoluto protagonista, assistito dai cori femminili, sull’onnipresente piano di Ruder, con Vander impegnato a svolazzare di cimbalo in cimbalo. Una Stella più ispirata che mai è la principale interprete di Tëha, brano dalla sublime natura cristallina. Gli strumenti si percepiscono appena passando spesso in secondo piano, tanto è elevato lo spessore delle voci. Ẁaahrz è, invece, una parentesi per solo pianoforte, a tratti gradevole a tratti inquietante. Il settimo movimento, Dühl, rispolvera i canoni zeuhl tanto cari a Vander: cori ossessivi, pianoforte percussivo, ritmica sostenuta, basso cupo e pulsante. Ma è con Tsaï! che si arriva ad eguagliare i più grandi temi realizzati dalla band nella sua ultraquarantennale carriera. Aknin in più di un’occasione rievoca il Blasquiz più inquietante, mentre Stella è sempre più… Stella. I cori orffiani si rincorrono con inaudita velocità, mentre tutto intorno è letteralmente infuocato dalla ritmica di Vander, dal martellante basso di Bussonnet e dal piano di Ruder. È Magma allo stato puro!!! Öhst riprende nelle fasi iniziali il tema portante di Ëlss, ma pian piano sviluppa il soliloquio kobaïano di Aknin che, nella parte finale, esplode nell’esaltazione zeuhliana dei cori. Il decimo e ultimo movimento, Zahrr, è in realtà la brevissima chiusura di Félicité Thösz. Una fuga ossessiva, inquietante e spaventosa cha fa accapponare la pelle anche ai più abituati e convinti estimatori dell’opera di Vander.

Fortunatamente arriva Les hommes sont venus a salvarci dai minacciosi umori di Zahrr. Un vibrafono/metronomo e pochi accordi freddi sono l’unico appiglio strumentale a cui aggrapparsi. Su cori ipnotici e ripetitivi, Stella si muove, ancora una volta, con la grazia e la maestosità che da sempre la contraddistinguono, per una chiusura “celestiale”.

Félicité Thösz, nel complesso, è un disco dall’ottimo contenuto musicale. L’importante ruolo affidato alle voci conferisce all’album una linguaggio espressivo variegato e articolato, e mostra, anche ai più scettici, l’invidiabile stato di grazia dei Magma del terzo millennio.

Per maggiori info: www.seventhrecords.com

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