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Magnolia – Con fuoco

Magnolia (2017) Con fuocoMAGNOLIA

Con fuoco (2017)

Lizard Records

Il 1° dicembre 2017, a cinque anni dal debutto discografico “La Zona d’Ombra”, i Magnolia pubblicano per la Lizard Records il loro secondo album in studio, Con fuoco. La band romana, composta da Chiara Gironi (voce), Donatella Valeri (pianoforte, tastiere), Simone Papale (basso), Claudio Carpenelli (batteria), Bruno Tifi (chitarre) e Alessandro Di Cori (chitarre), mette a punto un lavoro che, pur non essendo un concept, è tenuto insieme da un sottile filo rosso che lega tutto: la resistenza ai regimi del passato e del presente. “Dove i regimi del passato usavano i soldati e i carri armati, quelli odierni prediligono l’alta finanza e lo sfruttamento degli ultimi. Ma ogni regime ha la sua Resistenza, e un giorno verrà sconfitto, con amore e… Con fuoco.”

Ad aprire l’album è la title track, strumentale d’impatto che alterna sonorità potenti, stacchi hard rock e ritmiche serrate a melodie malinconiche e slanci solenni. Dalle ipnotiche tastiere di Donatella affiora lo struggente romanticismo dei Marillion mentre i vocalizzi drammatici di Chiara tradiscono influenze orientali. Oltre agli amati Queensrÿche, infatti, in più di un’occasione si riscontrano affinità con gli Indukti di “Freder” e i Riverside di “Shrine Of New Generation Slaves“.

Rivolta è la “Forgotten Sons” dei Magnolia. Se l’argomento di scottante attualità per Fish e compagni è la guerra fratricida e i conflitti tra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord, i nostri pongono l’accento sulle Rivoluzioni 2.0, da Occupy Wall Street alla Primavera araba, ai movimenti che contestano la ricchezza in mano all’1% della popolazione. È un brano contro gli speculatori immorali che hanno causato improvvisa povertà a lavoratori e risparmiatori. Come l’inno antimilitarista dei Marillion, anche Rivolta è introdotta da un allarmante zapping radiofonico che ne anticipa l’andatura cadenzata. I ripetuti inganni denunciati nei versi “Se ti senti soffocare / ti diranno che è l’aria migliore / se ti senti circondato / ti diranno che sei fortunato / a non avere vuoti da riempire / e che sia il sistema migliore / è fuori discussione” hanno un amaro retrogusto orwelliano. La consapevolezza di ingiustizie consumate ai danni del 99% della popolazione (“Ci hanno messo una corda al collo / per tenerci al guinzaglio / ci han lasciato all’ingrasso per anni / solo per portarci al macello”) si fa largo tra le urla dei manifestanti e le sirene delle forze dell’ordine per sfociare nella dura ma giusta reazione: “È ora di cambiare / ma questa volta sarà rivolta”.

La città della notte prende corpo dalle note del popolare canto antifascista italiano, “Bella ciao”, per poi seguire il copione di “Lettere di Annie”, chitarra acustica arpeggiata e voce cristallina, e infine consegnarsi a sonorità cupe e dolorose. Ispirato ai fatti della scuola Diaz a Genova durante il G8 del 2001 (“Paese in svendita / resti al cospetto, inerme / di torture di Stato / nel buio delle caserme”), il brano cresce progressivamente diventando sempre più drammatico e violento. Una brusca frattura segna l’ingresso di un ritmo marziale, da battaglia, sul quale si avvertono le voci reali dei ragazzi assediati e malmenati nella Diaz, voci inghiottite dall’assalto sonoro della band, dalla solennità degli ottoni e dal dilatato mantra di Chiara, “Finanza / potere / schiavismo / globale”.

Gea dà voce alla Grecia descrivendo un’ipotetica ribellione della madre della cultura, della filosofia e dell’arte alle moderne speculazioni (“Sono la culla della libertà / l’alfa della civiltà, / anima di un mondo smarrito che / rinasce dentro di te”). Il pezzo, breve e potente, aggredisce fin dalle prime battute pur senza rinunciare ad un bridge centrale acustico nel quale risuona una voce narrante l’Iliade.

Ai sanguinari regimi dell’America Latina degli anni ’70 e al dramma dei desaparecidos si ispira la malinconica Syrma. Gli slogan e le disperate denunce delle Madri di Plaza de Mayo fanno da cornice alla drammatica intro del brano più progressive dell’album. Il tragico contesto storico-politico fa da sfondo alla dolorosa storia d’amore tra i due coraggiosi ragazzi che guidano la rivolta nelle immagini di copertina (di cui quella sul retro tributa un chiaro omaggio al monumentale e rivoluzionario dipinto “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo). Syrma è il nome di una stella, ma anche il nome in codice che i due innamorati rivoluzionari si danno l’un l’altra per evitare di tradirsi nonostante le torture. Il brano si articola in più parti: la prima si fonda su una morbida armonia di archi, interrotta da stacchi di chitarre furiose nel momento in cui i due ragazzi vengono separati da oscuri militari; la seconda vede il pianoforte di Donatella e la batteria di Claudio rincorrersi, intervallati dalla dolente voce di Chiara che urla al cielo il titolo del brano; la parte centrale è caratterizzata da un morbido intreccio di chitarra e voce, seguita poi da una quarta sezione molto aggressiva che esplode nella veloce e aperta quinta parte, la liberazione, prima di arrivare al segmento finale che riprende, più lento e solenne, il tema principale.

Stasi è un malinconico flashback che rievoca le grigie atmosfere della Germania dell’Est e il clima ostile della Guerra fredda. Da grandi appassionati di cinema, i Magnolia omaggiano il film “Le vite degli altri” del regista Florian Henckel von Donnersmarck ponendo l’accento sull’ossessione dei regimi totalitari di controllare il pensiero e la vita di ogni singolo individuo, per non lasciare mai spazio al dubbio. L’atmosfera sofferta delineata da pianoforte e voce si estende per gran parte del brano, fatta salva l’improvvisa deflagrazione centrale, operata da tutti gli strumenti, che simboleggia l’entrata dei servizi segreti nella propria vita e la perdita della libertà (Puoi contare ogni passo / controllare cosa indosso / condannarmi per un niente / basta il marchio “dissidente”).

In Terre di mezzo l’attenzione si sposta all’eterno conflitto israelo-palestinese. La prima stesura del brano risale alla metà degli anni Novanta, ai tempi dell’uccisione di Yitzhak Rabin da parte di alcuni estremisti radicali. La stretta di mano tra Rabin e Arafat, i massimi esponenti all’epoca di Israele e Palestina, aveva fatto sognare pacifisti di tutto il mondo e sperare in un futuro migliore per le popolazioni di quell’area. Il brano, dedicato proprio a quegli israeliani e a quei palestinesi che sognano la pace e l’integrazione tra i figli, si struttura in più sezioni: nella parte iniziale, lenta e malinconica, si coltiva la speranza di un incontro tra le due popolazioni, speranza che viene spazzata via dalla furia metal del secondo segmento dove ad ogni nuovo attentato sale la rabbia tra le due opposte fazioni; una parentesi ambient di voce, piano e archi dilata il brano prima del sinfonico finale impreziosito dal solenne assolo  di Tifi.

L’album si chiude con Luna del viandante, un’intima suite in tre movimenti che si discosta dalle soluzioni dei precedenti brani per muoversi tra atmosfere oniriche e sognanti, vero marchio di fabbrica della formazione romana. Nella dilatata e maestosa #1 [Stanze] gli echi floydiani delle tastiere si infrangono sul muro del suono post-rock eretto da un acido loop di chitarra che nel finale porta tutti gli strumenti a esplodere per poi lasciare spazio ad un carillon. #2 [Distanze] è una morbida ballad affidata alla limpida voce di Chiara e alle tastiere cristalline di Donatella. Il terzo ed ultimo segmento, #3 [Assenze], si ricollega idealmente a “La Zona d’Ombra”, alle calde melodie della chitarra classica di Alessandro, alle tastiere di Donatella e ai ricercati intrecci vocali creati da Chiara e i suoi compagni. A suggellare la suite è ancora una volta l’assolo di Bruno che consegna definitivamente l’opera ai romantici flutti del mare.

Con questo secondo lavoro i Magnolia viaggiano lontano dalle etichette e dai generi musicali, rimanendo ancorati al cantato in italiano ma capaci di creare un sound fresco e dal respiro internazionale che fonde sonorità “kaleidoscope” di Wilson & Co. con testi di emotività sociale à la De Andrè. Insomma, un moderno combat prog.

Per maggiori info: Magnolia | Facebook | Lizard Records

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