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Marchesi Scamorza – Hypnophonia

Marchesi Scamorza (2015) HypnophoniaMARCHESI SCAMORZA

Hypnophonia (2015)

Ma.Ra.Cash Records

Dopo i positivi riscontri ottenuti con la prima prova discografica, “La sposa del tempo”, i ferraresi Marchesi Scamorza si avventurano in un nuovo viaggio che vede coinvolta anche la Ma.ra.cash Records, una delle più attive etichette in campo progressive. Nel novembre 2014, Enrico Bernardini (voce), Lorenzo Romani (chitarra, cori, mandolino, tastiere, Fender Rhodes, organo Farfisa), Enrico Cazzola (tastiere, piano, synth, organo Farfisa), Paolo Brini (basso) e Alessandro Padovani (batteria) entrano nei Prosdocimi Recording per lavorare al nuovo disco, Hypnophonia. L’album, registrato in analogico, mixato e prodotto da Mike 3rd, masterizzato da Ronan Chris Murphy ai Veneto West di Los Angeles, viene pubblicato il 23 ottobre 2015 e nella stessa giornata presentato integralmente dal vivo al teatro “Il Quadrifoglio” di Pontelagoscuro (FE), riscuotendo un caloroso riscontro da parte del pubblico.

L’etimologia del termine Hypnophonia porta all’unione tra psiche e suono, un titolo d’impatto che ben descrive il concept e la materia sonora dell’album. Nettamente più maturo ed equilibrato del primo lavoro, Hypnophonia si sviluppa su cinque brani che confermano la grande passione della band ferrarese per la scena progressiva italiana degli anni ’70. L’artwork riflette bene le atmosfere del disco, merito soprattutto dei dipinti realizzati da Romani e dell’ottimo lavoro grafico di Julia Mahrer.

L’ultimo brano composto è paradossalmente quello che apre l’album, 1348. Il titolo altro non è che un chiaro riferimento all’anno in cui si diffuse nell’Europa continentale l’epidemia di peste – tristemente nota col nome di peste nera (o grande morte o morte nera) – che uccise tra un terzo e metà della popolazione europea. Nonostante il tema funesto il brano risulta piuttosto vivace ed orecchiabile, sorretto da trascinanti riff e sonorità che si rifanno al prog mediterraneo di PFM e Banco. L’estetica musicale dei Marchesi, assai prossima a quella degli Unreal City, è caratterizzata dal prevalente ricorso ad elementi classici, con lunghe e tirate fughe, repentini cambi ritmici, continui avvicendamenti strumentali e testi poetici e ricercati.

Segue Il cammino delle luci erranti, la prima delle due concept-suite presenti nell’album. Il testo è stato ispirato dal misterioso cimitero parigino di Père-Lachaise, un luogo mistico che ha lasciato una fortissima impronta nei Marchesi. Nell’ambiziosa composizione le atmosfere si incupiscono: le oscure trame ordite dalle tastiere si alternano a riff indiavolati, per poi innescare travolgenti fughe le cui soluzioni si collocano tra la più orrorifica musica cinematografica e una danza macabra. Basso pulsante, charleston in levare e synth crimsoniani introducono una voce incorporea che si propaga da una dimensione ultraterrena. Balletto di Bronzo e Biglietto per l’Inferno fanno capolino nelle sfrenate irruzioni dark prog, mentre nei richiami letterari del testo e nell’approccio vocale il riferimento sembra essere Tarasconi. A chiudere uno tra i momenti più interessanti dell’opera è la solenne coda chitarristica di Romani, seguita e sostenuta dalle tastiere di Cazzola.

Il viaggio a Parigi dei Marchesi è fonte di ispirazione anche per Campi di Marte, pezzo accattivante segnato da svariate variazioni ritmiche, soli e reminiscenze sinfoniche del prog italiano settantiano. Anche in questo brano, come nel precedente, si evidenziano similitudini con l’immaginario artistico degli Unreal City. Da apprezzare, però, ci sono soprattutto l’italico saltarello prog e il gran lavoro alla chitarra di Romani, che nello stile ricorda lo stimatissimo Todaro del Banco del Mutuo Soccorso.

L’uomo col fiore in bocca è un brano che la band considera scritto a quattro mani, in quanto ispirato dall’omonimo dramma in un atto unico di Pirandello (del quale è stato realizzato anche un bellissimo cortometraggio con protagonista Vittorio Gassman). L’opera narra la storia di un uomo che, tra mille pensieri, aspetta una signora, una condanna, una fine. La natura cinematografica del brano si palesa maggiormente nel vivace soliloquio chitarristico di Romani, che sembra rifarsi alle sonorizzazioni di Calibro 35, La Batteria e L’Albero del Veleno. Il testimone passa poi al piano di Cazzola, protagonista di una splendida parentesi romantica che rispolvera il repertorio classico della Locanda delle Fate. Nel finale, voci perse nell’etere, chitarra liquida e divagazioni psych-space preludono una delicata escursione in desertiche lande post-rock.

In chiusura d’album La via del sognatore, seconda conceptsuite dell’album suddivisa in tre parti composte singolarmente e a diverse distanze temporali l’una dall’altra. Nell’iniziale La notte le tenebre inventano lentamente i sogni, che prendono forma nell’intermedia Il sogno, per poi svanire nella bucolica atmosfera mattutina della conclusiva Il risveglio (alba o forse inizio di un nuovo sogno). L’incedere minaccioso del basso di Brini, l’andatura marziale della batteria di Padovani, l’acuta e tagliente chitarra todariana di Romani, le tastiere-carillion di Cazzola e il testo immaginifico interpretato da Bernardini aprono le porte ad un mondo onirico in cui convivono il prog sinfonico dei Genesis dell’era Gabriel e il Banco de “Il giardino del mago”. Ai Marchesi il merito di saper unire grinta e melodia, atmosfere sognanti e potenti spinte rock.

Per maggiori info: facebook | www.marchesiscamorza.com | www.maracash.com

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