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Cottarelli Mario – Prodigiosa Macchina

MARIO COTTARELLI

Prodigiosa Macchina (2007)

Crotalo Edizioni Musicali

 

Nell’era digitale della musica “usa e getta”, degli mp3 e del download facile, potrebbe risultare anacronistico pubblicare un progetto ambizioso e articolato di puro verbo “progressive”.

La volgare frenesia della vita quotidiana ci spinge sempre più ad un consumo superficiale ed indiscriminato di prodotti musicali discutibili (è un eufemismo!), in cui il buon vecchio prog trova spazio solo come “mostro” su cui scagliare sterili critiche. Un capro espiatorio tirato in ballo, da addetti ai lavori e no, ogniqualvolta ci si trovi tra le mani un lavoro bizzarro e/o stravagante.

Il termine “progressive”  è divenuto, soprattutto negli ultimi tempi, una sorta di etichetta da sfoggiare in situazioni di dubbio, di incertezza, quando non proprio di ignoranza (scusate la presunzione!).

A questo proposito colgo l’occasione per chiarire (una volta per tutte, qualora ve ne fosse la necessità) i fondamenti del progressive, che è principalmente musica seria, colta. Rivoluzionario fenomeno di influenze e commistioni tra le più disparate culture musicali esistenti, il prog ha avuto il merito di sdoganare tematiche colte, proponendole in un contesto più popolare, quale è quello del rock. Tra le tante: l’introduzione della “suite”, termine in uso nella musica classica per delineare un brano esteso contraddistinto da più movimenti legati tra loro; la composizione pluristilistica che prevede il contemporaneo l’utilizzo di tecniche, moduli e strumenti classici, jazz, folk, etnici ed elettronici; il largo utilizzo di tastiere e strumenti elettronici che, per la prima volta nel rock a scapito delle chitarre, assumono il ruolo di protagoniste assolute nei lunghi slanci virtuosistici; la cura maniacale degli arrangiamenti sia dal punto di vista musicale e tecnico, sia attraverso la ricerca di nuove sonorità; i testi evocativi  e impegnati con un utilizzo strumentistico del canto, più una miriade di sfumature e altre qualità che ognuno, a suo modo, può apprezzare.

Ad insindacabile giudizio di chi vi scrive il prog è e resta la miglior espressione ed il più alto punto raggiunto dalla musica rock.

Ciò detto, non c’è da meravigliarsi se un “progger” come Mario Cottarelli, sovvertendo tutte le regole del “music business”, decide di dare alle stampe un lavoro come Prodigiosa macchina. Composto oltre trent’anni fa, nell’epoca d’oro del prog, l’album giunge alla pubblicazione solo a fine 2007.

Cottarelli ci propone dunque un’opera composta da tre lunghi brani in perfetto stile prog.

Apre l’album l’omonima suite Prodigiosa macchina che, con i suoi 21’50’’, offre un completo saggio del fenomeno  prog. Non vi spaventi la durata del brano, Cottarelli spazia in lungo e in largo variando, in maniera indolore e accattivante, appena ne ha la possibilità. A farla da padrone un variegato campionario di tastiere e organi. Si va dalle glaciali svisate del synth al classico suono dell’hammond, qui assai affine all’uso fattone dagli Area. Con periodica frequenza vengono proposti interessanti intermezzi strumentali,  ambient e glitch. L’ennesimo intervento d’organo riconduce le sonorità ad un prog sinfonico a metà strada tra i primissimi Genesis e Le Orme. Il cantato è alquanto strano, è un po’ come ascoltare Camisasca interpretare un brano dei Biglietto per l’Inferno. Non proprio consono alla circostanza l’effetto “fiati”, che rischia di risultare assai finto nell’economia strutturale del brano. Al minuto dieci svolta decisiva: esplode una incalzante cavalcata prog (ahimè breve) che per oltre un minuto frantuma ogni schema e riconduce nuovamente ad atmosfere note a Tagliapietra & Co. Minuto tredici nuova frattura: ritmiche spezzate, hammond e rhodes in grande spolvero con l’elettronica spaziale e oscura à la Goblin, e in sottofondo cori sinistri ed inquietanti. Minuto diciotto: tonalità scherzose conferiscono al brano una maggiore omogeneità e Cottarelli ne approfitta per dare più risalto alle liriche, colte e significative che arrivano a citare Socrate. Un basso pulsante tra cori e tastiere accompagna l’ascoltatore alla conclusione del brano.

Il pensiero dominante, 11’30”, ha una intro strumentale assai interessante: ritmiche frammentate, un vorticoso dialogo hammond/rhodes (Goblin/Area) e un ottimo basso. Il cantato, stranamente, non sempre è in linea con la variegata proposta musicale. Ma la svolta arriva al minuto cinque: il clima creato è indubbiamente di matrice zeuhl, con hammond e rhodes a rincorrersi su ritmi percussivi, a cui si aggiungono dolci incursioni fiatistiche. E’ l’apoteosi! C’è di tutto: dai Magma al Banco del Mutuo Soccorso; dal Biglietto per l’Inferno ai Goblin. Cottarelli chiude così al meglio questo secondo capitolo.

I cori della Via Lattea, 8’02”, terzo ed ultimo brano, è anche l’unico strumentale dell’album. L’intro, ancora una volta cupa e spettrale tra kraut-rock e Goblin, è sostenuta da organo e synth. Proseguendo si sviluppano sonorità barocche che rievocano il prog sinfonico di Genesis e Orme, concludendo così il compendio prog di Cottarelli.

L’album, nella sua complessità, risulta comunque digeribile anche ad orecchi poco “allenati”, ed è consigliato a tutti coloro che vogliono allargare i propri orizzonti musicali. Unico neo (Mario mi perdonerà!?) un artwork non propriamente in linea con la proposta musicale.

www.myspace.com/mcottarelli

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