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Cottarelli Mario – Una Strana Commedia

MARIO COTTARELLI

Una Strana Commedia (2011)

Crotalo Edizioni Musicali / New LM Records

 

Un gradito ritorno quello di Mario Cottarelli con la sua seconda creatura, Una strana commedia.

La lunga gestazione che aveva caratterizzato la sua opera prima sembra aver rivitalizzato la vena creativa dell’artista lombardo che, in poco più di tre anni, bissa dando alle stampe un nuovo album.

Sin dal primo ascolto Una strana commedia dà la sensazione di essere un lavoro assai più omogeneo del precedente. I suoni digitali e le composizioni articolate non mancano, ma, diversamente da “Prodigiosa Macchina”, il tutto risulta assai più digeribile. Anche il numero dei brani, qui quasi duplicati, contribuisce ad alleggerire il carico e a favorire l’ascolto.

La title track è la dimostrazione di come Cottarelli sia riuscito, grazie ad una maggiore cura negli arrangiamenti, a rendere più “contemporaneo” il suo secondo prodotto. L’energica ritmicità della traccia facilita i numerosi cambi di scena che non possono non sconfinare in ballate celtico/mediterranee, stacchi corali, per poi giungere al più classico prog sinfonico. Qua e là accenni di prog rock mediterraneo (PFM) e di folk progressivo (Tull su tutti). La voce stentorea e impostata conferisce alle parti cantate una limitata fluidità.

Le onnipresenti tastiere e i synth – veri marchi di fabbrica di Cottarelli – contraddistinguono pesantemente anche L’occhio del ciclone che, per assurdo, ha i suoi picchi nei suoni più elettrici e distorti. Buona la sezione ritmica che mi ricorda vagamente alcune cose del Banco. Qui la voce, più naturale e meno “studiata”, si adatta maggiormente alla complessa trama strumentale.

Corto Circuito tratteggia a grosse linee la vera natura dell’opera: un prog rock “settantiano” di chiara matrice italica, in cui facilmente vengono convogliati PFM, Banco e Biglietto per l’Inferno. Il brano scorre vivace e ritmato, risultando assai gradevole all’ascolto. L’unico neo è, proprio a volerlo cercare, l’utilizzo della voce: Mario si esprime al meglio (gliene va dato atto) ma non è Francesco Di Giacomo!

Bianca Scia, introdotta da pianoforte e suoni digitali, è una traccia molto interessante. I riff matematici, le ritmiche marziali e le progressioni spiraliformi di stampo crimsoniano fanno da ponte ad insoliti scenari gotico-sinfonici, sorretti da quel dolce effetto flauto che tanto piace al sottoscritto. A metà percorso ecco la consueta svolta: un pianoforte preso in affitto dai fratelli Nocenzi di “Darwin!” si fonde alla sezione ritmica de Le Orme di “Felona e Sorona”. Non vi traggano in inganno gli altisonanti (ma inevitabili) riferimenti, Cottarelli adotta soluzioni credibili e personali.

L’Orgoglio di Arlecchino, oltre ad essere l’unico strumentale, è anche il brano più articolato e variopinto dell’album. Promette bene sin dalle prime note: un saltarello prog assai curato negli arrangiamenti, dalle tinte pastello come Le Orme di “Florian” (quelle più cameristiche, per intenderci!). Flauto e vibrafono qua e là, ma su tutto un synth che fa rivivere le gloriose jam degli amati seventies. Non è tutto. Mario decide di alzare il tiro e azzera le distanze generazionali sforando coraggiosamente in soluzioni Neo Prog, scelta ben ponderata se si considera il vasto armamentario elettronico in uso al nostro. Non sorprendetevi, quindi, se in più di un’occasione vi capiterà di scorgere echi di Marillion e/o IQ tra le fitte trame sonore. E’ semplicemente l’orgoglio di un Arlecchino che non ha padrone, ma che ha scelto di essere a servizio del prog.

Per info:

www.myspace.com/mcottarelli

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