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“Masks, Faces, Whispers” – Il making of dell’album d’esordio dei Perspectives Of A Circle

Masks, Faces, Whispers - La genesi dell'album d'esordio dei Perspectives Of A CircleI Perspectives Of A Circle nascono come gruppo Progressive Rock nel 2013, quando, con l’unione di Lorenzo Corsi, Lorenzo Politi, Francesco Marchetti e Tommaso Calemme, e sotto il nome di “Kingscross”, cominciano a suonare dal vivo nei locali romani, portando le loro composizioni.

Dopo un anno, con l’aggiunta di Vittorio Pagano al basso, cambiano nome in Perspectives Of A Circle, pubblicando il loro singolo “Fallen Bridge”.

Inizialmente, quando la formazione non era ancora completa, il gruppo iniziò a lavorare ad un pezzo di Tommaso Calemme (originariamente di solo pianoforte) intitolato “Waves Rolling Down The Hills”, che però, essendo rimasto in lavorazione dal 2013 al 2015, ha subito un’interminabile serie di cambiamenti, specialmente nelle elaborate parti di piano.

Da “Waves Rolling Down The Hills” quindi nascono tre brani: “Waves Rolling Down The Hills: Part I”, “Waves Rolling Down The Hills: Interlude” (un breve brano strumentale) e “Waves Rolling Down The Hills: Part II” (una ballata in 5/8).

Quasi in contemporanea alla lavorazione di queste tre canzoni, Lorenzo Corsi propone un suo brano, con una strofa in 7/8, un ritornello in 4/4 e un potente riff di chitarra.

Il brano, in relativamente poco tempo, si sviluppa con il lavoro di tutto il gruppo e nasce così quella canzone che poi, con l’aggiunta del testo di Francesco Marchetti, si chiamerà “Fallen Bridge”.

Dopo una serie di serate nei locali come Fonclea, Radio Café, Foollyk, ecc… nel centro di Roma, il gruppo si riunisce in un piccolo studio nelle campagne umbre (vicino Perugia) per registrare la prima demo, che consisteva di cinque brani (“Fallen Bridge”, “Waves Rolling Down the Hills Part I”, “Waves Rolling Down the Hills part II”, “Waves Rolling Down the Hills Interlude” e “Welcome to the Land of Dreams”, che però non finirà nel disco definitivo).

Viene inoltre deciso di pubblicare il brano “Fallen Bridge” come singolo, presentandolo durante varie esibizioni dal vivo, mentre nel frattempo venivano composti i rimanenti brani che andranno a creare, alla fine dell’anno successivo, l’album “Masks, Faces, Whispers”.

Dell’inverno 2014 è il brano di Tommaso Calemme “The Maze of a Mask”, mentre viene scritta a cavallo con il 2015 “Whispers”, brano di Lorenzo Corsi ma (come per Fallen Bridge) con una co-operazione dell’intero gruppo.

I tre brani rimanenti del disco (“One”, “Ego” e “Faces”) sono composte per ultime (da Lorenzo Corsi) e arrangiate dal gruppo tra l’estate 2015 e settembre.

La batteria (che, in fase di registrazione, è il primo strumento che viene registrato in maniera definitiva) in quei tre brani è stata registrata (improvvisata) dopo solo qualche prova in sala (la traccia di batteria in “One” è il primo ed unico take fatto di quel brano).

Nel mese di novembre, una volta completata le registrazione di tutti gli strumenti (presso il “Dream Music Studio” e i “The Gustibus Studios” a Roma), vene effettuato da Lorenzo Politi il missaggio e l’editing di tutti i brani, ed inoltre vengono scattate le foto di gruppo, che andranno a finire sul web e nel libretto del disco.

Il disco viene quindi intitolato “Masks, Faces, Whispers” riferendosi ovviamente ad alcuni dei brani presenti in esso, ma lasciando anche una chiave di lettura che porta a leggere l’elenco (apparentemente casuale) dei tre nomi come una visione della personalità, dall’esterno (Mask-Maschere) passando gradualmente (Faces-Facce) verso l’interno (Whispers-Sussurri).

Il disco viene infine pubblicato (con in copertina e nel libretto le foto di Lorenzo Carulli) l’1/12/15 su Amazon e il 2/12/15 sul resto delle piattaforme (Spotify, Itunes, Google Play Store, ecc…).

Ora passiamo ad un’analisi dei brani leggermente più nel dettaglio:

Apre il disco il brano “One” con una citazione (tradotta dall’italiano) di “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. E’ infatti dedicato a questo romanzo (e a “Il Fu Mattia Pascal”) il testo, di Francesco Marchetti, del brano successivo “Faces”, che appunto racconta di come un uomo (il “Vitangelo” di Pirandello) passi dalla credenza di essere uno solo, ovvero di avere un solo volto (“All I saw in the mirror was me”) alla scoperta di avere un volto differente per ciascuno che lo guarda (“My soul is split in more than a hundred-thousand eyes”, ovvero “La mia anima è divisa tra più di centomila occhi”), passando per la necessità (che troviamo ne “Il Fu Mattia Pascal”) di non essere più nessuno, e quindi, tramite una maschera (“This new mask makes me finally free”), liberarsi delle immagini di sé negli altri (“No more strings connecting me to the faces inside their heads”).

E’ per questo che, con il suggerimento di Tommaso, i tre brani strumentali del disco vengono intitolati “One”, “No-one” e “100.000” (rispettivamente “Uno”, “Nessuno” e “Centomila”).

Dopo “One” e “Faces” si passa al brano “Ego”, ultimo brano scritto e registrato dai Perspectives Of A Circle prima dell’uscita del disco. Il brano è di Lorenzo Corsi, mentre il testo è di Lorenzo Politi.

In questi tre brani troviamo delle atmosfere calme ed acustiche, per esempio l’arpeggio che apre il disco, in “One”, assieme al solo di chitarra e alle melodie suonate prima dal flauto traverso, in tripla traccia, poi cantate dai chitarristi e dal batterista. Troviamo, sempre in “One” un assolo di basso di Vittorio Pagano che, su una base in 5/8, riprende nei suoi cromatismi i vari temi e melodie del disco. Troviamo inoltre un “botta e risposta” tra la tastiera e il basso.

L’intera “Faces” è invece cantata a due voci (Lorenzo Corsi e Lorenzo Politi), e troviamo melodie armonizzate da chitarra e flauto, un assolo di pianoforte ed uno di piano elettrico, un ritornello potente e ritmato e due assoli, chitarra e flauto, su un potente riff in 9/8.

Ego invece mantiene un profilo calmo e tranquillo, fino al crescendo durante il secondo “bridge strumentale” (dove nella versione su Youtube potete sentire un emozionante monologo preso dalla serie televisiva “Doctor Who”) e poi all’esplosione nel cantato finale.

Passiamo invece ad atmosfere più forti in “The Maze Of a Mask” , di Tommaso Calemme (con la strofa di Vittorio Pagano) che racconta di come viene svuotata di significato la ricerca dell’individuo in questo mondo moderno. E’ un brano pieno di tempi dispari e melodie complicate (lo si può sentire nel riff iniziale, nel canone in 7/8, nella strofa, prima in 4/4, poi in una successione di tempi differenti, ed infine nello strumentale finale, che alterna 11/16, 11/8, 6/8, 5/8 e 4/4) ma anche momenti più pacati e tranquilli, come l’assolo di basso di Vittorio Pagano.

Dopo “The Maze of A Mask” abbiamo un brano che si distacca dal resto del disco, ovvero l’unico brano in lingua italiana: “La Scala che Scende”. La canzone, infatti, porta il testo di Ferruccio Corsi, padre del flautista, chitarrista e compositore del brano. “La Scala Che Scende” viene eseguita dal gruppo fin dai primi tempi (la prima esibizione del brano fu nel 2013).

Si ritorna cattivi con “Whispers”, il brano più tendente al metal di tutto l’album, scritto da Lorenzo Corsi, ma con il contributo di tutto il gruppo (per esempio l’intermezzo Jazz di Tommaso Calemme).

Il testo del brano è di Francesco Marchetti, che ci racconta dei problemi personali che si trovano nelle nostre menti (i famosi sussurri, “Whispers”, che ci dicono cosa fare). In particolare si parla di disturbi mentali, come l’O.C.D. o altre malattie.

Seguono “Whispers” le due “Waves Rolling Down The Hills”, intervallate dallo strumentale “No One (interlude)”. Questi tre brani sono stati scritti da Tommaso Calemme (con il solo nella prima “Waves” di Lorenzo Politi), e sono ispirati al romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di E. M. Remarque. Raccontano della “sublime agonia” dell’uomo mandato in guerra, e il suo isolamento dalla società al ritorno dalla guerra.

L’ultimo brano (se non si considera l’ “outro” strumentale “100.000”) è “Fallen Bridge”, brano potente che si apre con un’intro di piano e un riff in 7/8. Lorenzo Corsi, autore principale della parte musicale, chiese a Francesco Marchetti di scrivere un testo sui condannati a morte, anche se Francesco, infine, scrisse un testo dove viene raccontata la condizione di colui che è condannato ad un destino che non si è scelto, e dell’agonia (come nel caso dei condannati a morte) della consapevolezza di questo fato, immaginando di essere prigionieri in un treno, che è diretto ad un ponte caduto, dove quindi il prigioniero vede dal finestrino l’abisso in cui è destinato a cadere.

Il brano intervalla strofe e ritornelli cantati ad un lungo strumentale che contiene potenti assoli di chitarra, pianoforte, flauto traverso e batteria.

Infine, il disco si chiude con la ripresa dell’arpeggio iniziale, che viene chiamata “100.000”.

Francesco Marchetti, febbraio 2016

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