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Misty Morning – GA.GA.R.IN.

Misty Morning (2014) GA.GA.R.INMISTY MORNING

GA.GA.R.IN. (2014)

Magick Science Records

Dopo le esperienze formative degli EP “Martian Pope” e “Saint Shroom” (entrambi pubblicati dall’etichetta inglese Doomanoid Records), il 25 ottobre 2014 i Misty Morning danno alle stampe il loro primo full length, GA.GA.R.IN.. L’acronimo che dà il titolo all’album, indubbiamente legato al noto cosmonauta sovietico Jurij Alekseevič Gagarin, sta per “Galactic Gateways for Reborn Intellects” (Cancelli Galattici per Intelletti Rinati), tema affrontato da El Brujo Luke (Luca Moretti: chitarra, voce, autore di testi e musiche) e dai suoi compagni di viaggio MaxBax (Massimo Vendittozzi: basso, cori), Frankie Insulina (Francesco de Dominicis: batteria) e rejetto (Massimo Melina: tastiere, sample, vocoder) con una parabola nello stile della fantascienza classica che emerge già dal curatissimo artwork, realizzato dallo studio grafico Ver Eversum Art Lab (www.verstudio.com).

GA.GA.R.IN. non è propriamente quello che si può definire un concept album, anche se nei testi emergono chiare linee guida quali: la comunicazione, il rapporto dell’uomo con la tecnologia e con l’universo che lo circonda. La trattazione di questi temi passa attraverso liriche ben congeniate che spaziano da alchimia ed esoterismo a biologia e fisica moderna, passando per letteratura e storiografia. Di questo complesso ed articolato immaginario si trova traccia anche nell’enigmatica illustrazione posta in copertina, Pinus Pavonis et Ceti Astralis, nella quale campeggiano appunto una pigna di piume di pavone e due fluttuanti balene spaziali. Proprio gli elementi che compongono questo curioso emblema forniscono le chiavi di lettura dell’opera. “Pino siberiano” era il nome in codice adottato nel 1961 dall’allora maggiore Jurij Gagarin, durante il volo compiuto a bordo della navicella Vostok 1, quando per primo compì un’intera orbita ellittica attorno alla Terra. La pigna è anche il simbolo dietro il quale si cela il risveglio spirituale e l’illuminazione umana, la ghiandola pineale, il terzo occhio onnisciente che apre la porta della coscienza. Nell’alchimia, inoltre, la cauda pavonis (coda del pavone) è l’ultima fase verso la Grande Opera. A vegliare su questo “viaggio”, due balene contrapposte, galleggianti verso l’ignoto, sulle cui teste bruciano le fiamme della conoscenza. GA.GA.R.IN. è dunque un viaggio verso l’illuminazione, l’ultimo passo prima del grande salto verso la verità interiore.

Dal punto di vista musicale la band non si pone limiti: spazia dal metal all’hard rock, dal doom alla psichedelia e al progressive, sviluppando uno stile molto personale che cambia di brano in brano senza mai perdere di vista le strutture tradizionali della canzone (strofa-ritornello) e senza perdersi nella sperimentazione fine a se stessa.

L’opener Forward è il primo passo per liberare la nostra mente, cambiare prospettiva e iniziare insieme il viaggio verso la consapevolezza. L’incipit è affidato ai circolari arpeggi acustici di Luke, alle morbide pulsioni di MaxBax e agli effetti cosmici di rejetto. La deflagrazione sonora, però, non tarda ad arrivare e porta con sé gli abrasivi riff e il brutale canto di Moretti.

Nel prossimo futuro, studi scientifici descrivono l’Universo come un riflesso del sistema nervoso umano. In una società in cui le interfacce uomo-macchina hanno cancellato le relazioni umane, un team di scienziati illuminati costruisce un’astronave cosmoneuronica e inizia un viaggio volto a risvegliare l’umanità e far rinascere la comunicazione. Il nome in codice della missione è GA.GA.R.IN. (Galactic Gateways for Reborn Intellects). La rabbiosa voglia di rinascita segue la tirata scansione ritmica innescata da Frankie, mentre ad aggiungere frenesia metal al brano concorrono i motoristici riff di Luke – qui ben supportato nelle parti cantate dalle marcature di MaxBax – e le vivaci svisate di rejetto.

A seguire Silicon Sea, il primo di una serie di brevi interludi composti dai singoli membri della band. Qui è Frankie a dare sfogo alle sue pulsioni ritmiche, architettando un’oscura elettro-trance nella quale un viscoso varco spazio-temporale sembra schiudersi tra sinistri rumori marini.

Cosa succederebbe se il canto delle balene fosse in realtà un rito millenario per evocare Kraken,  mostro spaziale con sembianze di calamaro gigante, con l’intento di distruggere la razza umana e lasciare solo pochi sopravvissuti a raccontare l’orrore? Un interrogativo inquietante, questo di Mourn O’ Whales, che trae spunto dalla celebre poesia “The Kraken”, di Alfred Tennyson, nella quale Kraken è un mostro addormentato, destinato a riemergere alla fine del mondo. Divinità/mostri marini incombono sul futuro dell’umanità e del pianeta Terra in una lunga sequela che fa gelare il sangue nelle vene. Nei dieci minuti abbondanti di durata del brano si consuma una ritmata escursione in oscuri territori doom che, tuttavia, non disdegna soluzioni progressive e dilatate alterazioni psichedeliche. Tra rumori marini e canto di balene prende corpo un serrato ritmo marziale che, complici le pelli di Frankie e gli ossessivi giri di MaxBax, dà vita all’eloquente immagine di copertina. La chitarra acida e il canto multiforme di Luke danno profondità al brano avviando una lenta e angosciante discesa verso inferi marino-spaziali. Un elogio alla pesantezza e alla lentezza doom che progressivamente si incunea tra le pieghe della mente con lisergiche fughe psichedeliche, sconfinamenti krauti e asperità fonetiche di matrice zeuhl.

In A New Cosmology, secondo intermezzo “solista”, prende vita un’oscura e lenta melodia medievale che si sviluppa sui toni morbidi e struggenti del basso di MaxBax, autore del pezzo, e sugli inserti di flauti e archi sintetici.

1600. Giordano Bruno al rogo. “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Un messaggio all’umanità nelle parole del più grande libero pensatore di tutti i tempi. L’unicità, l’immobilità e l’infinità dell’Universo. La continua evoluzione spirituale e il raggiungimento di stadi spirituali sempre più elevati. Il pensiero del frate/filosofo nolano rivive nei versi di Black Monk Lives, episodio che meglio di altri riesce a far emergere le due anime musicali dei Misty Morning: doom e sabbathiana nella prima parte, psichedelica nella seconda.

Una mostruosa creatura che si ciba di anime minaccia il pianeta Terra. Siamo tutti destinati a soccombere? Doomzilla nasce come tema per un immaginario Monster Movie giapponese (Kaijū Eiga) e, appunto per questo, si muove su coordinate musicali ben definite, improntate su un solido hard rock di matrice southern che sicuramente farà breccia nei cuori degli amanti del genere.

Il terzo intermezzo è ad opera di rejetto, che con Baltimore, 1849 accantona il suo armamentario elettronico per dedicarsi alla costruzione di una fantasmatica melodia dal gusto retrò al piano lirico.

C’è spazio anche per un’originalissima rivisitazione di Ballo in Fa # Min, uno dei brani più oscuri e intriganti di Angelo Branduardi, pubblicato nel 1977 nell’album “La Pulce d’acqua”. Il brano, originariamente ispirato al film “Il settimo sigillo” del regista svedese Ingmar Bergman, è in realtà una danza macabra dal sapore medievale nella quale la Morte ricorda agli uomini il loro inesorabile destino. Gli uomini, però, riescono ad esorcizzare l’Oscura Signora costringendola a deporre la sua falce e a danzare al ritmo della loro musica. Ad aprire il brano è proprio il dialogo iniziale tra i due protagonisti del film, il nobile cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) e la Morte (Bengt Ekerot), ma è con il poderoso attacco dei Misties che la danza macabra si trasfigura in un mantra lisergico d’improvvisazione. Pur mantenendo intatto il tema originale, il brano viene sottoposto ad un pesante “filtraggio” che, dilatandone il ritmo e privandolo del carattere danzereccio, lo rende ancor più tenebroso e affascinante.

Sonnet è il quarto ed ultimo interludio, scritto e arrangiato da Luke, il cui folk sbilenco si discosta così tanto dagli altri tre contributi solisti da lasciar emergere un quarto distinto carattere musicale.

Chiudono l’album due bonus tracks: la prima, ドゥームジラ, è una versione di Doomzilla cantata in lingua giapponese che vede l’utilizzo di sample ad hoc per il pubblico del Sol Levante; la seconda, GA.GA.R.IN (Galeone Galattico per la Rinascita degli Intelletti), è un piacevole riadattamento della title track in lingua madre.

La maturità dei Misty Morning e la solidità della loro proposta musicale non possono non influire positivamente sul giudizio di GA.GA.R.IN., che si rivela opera originale, eclettica, sfaccettata e, proprio per questo, meritevole d’attenzione.

Per ascoltare e/o acquistare l’album: mistymorning.bandcamp.com

Per maggiori info: www.mistymorning.it | www.facebook.com/TheMisties





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