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Muffx – L’ora di tutti

Muffx (2017) L'ora di tutti (2 ottobre)MUFFX

L’ora di tutti (2017)

Black Widow Records

Il 2 ottobre 2017 i salentini Muffx pubblicano per la Black Widow Records il loro quarto album in studio, L’ora di tutti. La band composta da Luigi Bruno (voce, chitarra), Mauro Tre (Farfisa, Fender Rhodes, synth), Ilario Suppressa (basso) e Alberto Ria (batteria) mette a punto un concept album strumentale liberamente ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice Maria Corti, pubblicato nel 1962, ambientato nel 1480 ai tempi della battaglia di Otranto durante la quale i Turchi espugnarono la città prendendo possesso di uno dei più importanti porti della regione.

Registrato in presa diretta al Go Down Studio di Savignano sul Rubicone, mixato da Alberto Callegari all’Elfo Studio di Piacenza, masterizzato da Riccardo Rinaldi all’Ohm Guru Studio di Bologna, l’album viene presentato ufficialmente domenica 22 ottobre a El Barrio Verde di Alezio, in provincia di Lecce.

Il lavoro conserva tutti gli elementi caratteristici del sound della band: abrasività stoner, hard rock vigoroso, fughe psych-space, soluzioni immaginifiche, ritmiche articolate e richiami al rock progressivo italiano degli anni ’70. Ma è lo scontro tra culture narrato nel concept ad arricchire di sfumature mediterranee e mediorientali l’intera opera.

“Andare indietro nel tempo di trent’anni, leggere il romanzo della Corti, appassionarsi alla storia, alla nostra storia e alle vicende ad essa connesse, usare gli strumenti musicali disponibili negli anni ’70 e le sonorità dell’epoca per scrivere la colonna sonora di un film mai uscito” – con queste parole la band presenta l’opera. L’approccio spontaneo e diretto definisce i quattro capitoli strumentali che vanno a comporre un’unica grande suite la cui narrazione è affidata alla didascalica copertina realizzata da Massimo Pasca.

Ad aprire l’album sono le solari melodie di Un’alba come tante, che il basso acquatico di Suppressa e le tastiere cristalline di Tre riconducono ai canoni battistiani de Il Volo. Lampi di luce e cinguettii filtrano tra le fronde degli alberi mentre la nervosa chitarra di Bruno e lo snervante charleston di Ria anticipano l’abrasiva virata stoner nella quale si inseriscono anche il trombone di Andrea Doremi e la tromba di Gianni Alemanno aggiungendo spunti morriconiani. Al giro di boa la ritmica marziale e le asperità chitarristiche lasciano spazio ad una narrazione strumentale che si stempera nelle acide divagazioni jazz/funk/prog – tanto care anche ai Calibro 35 – figlie delle colonne sonore cinematografiche dei “poliziotteschi” italiani anni ’70.

I poetici versi di Nazim Hikmet, declamati in lingua turca da Görkem Ismail nell’intro di Vengono dal mare, rimarcano la cadenzata scansione della “registrazione pirata” più nota della scena progressiva italiana, quella di “Luglio, agosto, settembre (nero)”, micidiale brano d’apertura di “Arbeit Macht Frei“. Suoni riverberati dal vago umore orientale preannunciano la deflagrazione heavy che accompagna il tragico sbarco della flotta turca sulle coste pugliesi. Dal coinvolgente groove gobliniano che ne scaturisce prende corpo un flusso sonoro che alterna lisergici affondi psych-prog a dilatate aperture corali.

Ottocento richiama alla memoria un antico fatto di sangue avvenuto il 14 agosto 1480, ad Otranto, nel quale 813 cittadini furono uccisi dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pasha. La causa di tale massacro fu l’aver rifiutato la conversione all’Islam dopo la caduta della città. Il primo a essere decapitato fu Antonio Pezzulla detto Il Primaldo. La tradizione tramanda che il suo corpo, dopo essere stato decapitato, restò ritto in piedi, a dispetto degli sforzi dei carnefici per abbatterlo, sin quando l’ultimo degli idruntini non fu martirizzato.

La sua pachidermica andatura purpleiana si snoda tra chitarre tardo-psichedeliche e synth ectoplasmatici. Le ossessive ed ipnotiche reiterazioni ritmiche, unite al Farfisa manzarekiano e a soluzioni krauto-motoristiche, agevolano lo sviluppo di una fluida fuga psichedelica che giunge ad esplorare inquietanti scenari onirico-spaziali.

La conclusiva Bernabei è dedicata al soldato turco convertitosi al Cristianesimo dopo il martirio di Primaldo e dei suoi fratelli. L’uomo pagò con la morte per impalamento la sua conversione. Ancora oggi ad Otranto, sul colle della Minerva, di fronte alla cappella sorta sul luogo della decapitazione dei martiri, vi è il palo su cui Bernabei venne trucidato.

La ritmica e i riff orientaleggianti innescano una lunga cavalcata psichedelica che l’inquietante spoken word di Ismail e i versi in lingua madre di Hikmet rendono ancor più mistica, krauta. In più di un’occasione, la psichedelia esoterica, oscura e luciferina degli Amon Düül II di “Yeti” sembra riaffiorare nella sua natura più visionaria ed improvvisativa. Come gli alfieri del krautrock, anche i Muffx prediligono lunghe jam session dai suoni distorti, stridenti, ed un immaginario cruento che ribatte alla Grande Mietitrice dei teutonici con un feroce soldato turco che, brandendo una scimitarra, decapita e strazia i corpi di quelli che passeranno alla storia come beati martiri idruntini.

L’ora di tutti è un concept diretto e genuino attraverso il quale i Muffx, sacrificando i testi, riescono nell’arduo compito di narrare un evento così drammatico col solo potere immaginifico ed espressionistico del loro sound.

Per maggiori info: Facebook | Black Widow Records

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