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“Nebulosa” – La genesi del primo album dei Nathan

nebulosa - making of dei nathanI Nathan sono una band di rock progressivo il cui nucleo è composto da tre musicisti con una vasta esperienza alle spalle: Piergiorgio Abba (tastiere), Bruno Lugaro (voce e basso), Fabio Sanfilippo (batteria). Collaborano con loro ormai da anni i fidatissimi Marco Milano (pianoforte), Monica Giovannini (cori) e Mauro Brunzu (chitarra). I Nathan nascono come tribute band (Genesis, Pink Floyd, Supertramp), ma la realizzazione del loro primo disco di brani originali segna un punto di svolta. Al lavoro partecipa con un ruolo importantissimo il giovane e talentuoso chitarrista Daniele Ferro che ha dato un’impronta più “dura” alle composizioni, scritte da Abba, Lugaro e Milano. Le liriche sono tutte di Lugaro. Abba è invece il “direttore d’orchestra”, l’uomo al quale si deve il grande lavoro di arrangiamento e pre-produzione e la stesura degli spartiti.

Nebulosa, il primo album (Ams Records)

L’embrione di Nebulosa risale alla primavera del 2007: è il riff che apre il disco, composto da Lugaro con l’idea di costruire intorno ad esso un’unica suite divisa in movimenti, che racconti una storia. E’ un po’ l’idea degli album concept degli anni Settanta. Il riff in 9/8 è il tema ricorrente dell’album: viene ripetuto, in tonalità diverse, in apertura di altri due brani.

In questa prima fase le idee vengono sviluppate insieme al pianista Marco Milano, ma solo verso la fine del 2007, con l’ingresso di Abba nel gruppo, il lavoro decolla, e durante le prove, si cerca di dare una veste coerente ai singoli temi e spunti proposti. Si definiscono i 2 brani con le idee proposte da Milano, “Resto qui”, con la splendida parte centrale di pianoforte, e “Comandavo il Vento”, mentre Abba diventa il “motore”, scrivendo in pratica tutti gli altri brani con l’aiuto di Lugaro autore di tutte le linee vocali e ispiratore di “Il fiume sa”, “Quando Volo” e “Il Tempo dei miracoli”.

Nel periodo successivo, le composizioni verranno ulteriormente raffinate negli arrangiamenti, coinvolgendo, tra l’altro, Davide Rivera che registrerà le parti di flauto e, fra tutti i brani sviluppati, ne verranno poi esclusi, per motivi diversi, quattro, di cui uno, “Turritopsis Nutricola”, anche grazie alle atmosfere tipicamente canterburiane, verrà proposto nella originale versione strumentale durante le 2 collaborazioni live con Richard Sinclair, ex cantante e bassista dei Caravan.

Rimane aperto il problema delle parti di chitarra. Non si trova il musicista adatto a dare un’impronta e così il progetto finisce in stand-by, anche a causa delle attività parallele del gruppo (1^ collaborazione con Richard Sinclair nel 2010 e rinnovo totale del repertorio per i concerti live 2011-12). Solo nel 2014, l’ingresso di Ferro nel progetto dà l’impulso decisivo. Daniele riesce a reinterpretare brillantemente le parti di chitarra già composte e suona con gusto e tecnica tutti gli assoli, mettendo in pratica le ampie discussioni con Abba durante le session di registrazione, dalle quali nascono ancora perfezionamenti negli arrangiamenti. E l’album finalmente prende forma. Nel frattempo Lugaro completa la storia e i testi, e Mauro Brunzu conclude le registrazioni delle tracce di basso.

La storia

La storia immagina la terra fra trecento anni: un pianeta devastato da guerre e carestie. E c’è un popolo alla ricerca della risorsa più preziosa: l’acqua. La carovana si muove in un mondo fatto di deserti e rovine cercando ancora uno spazio vivibile. La sua “stella polare” è una nebulosa che indica la strada liberando nel cielo una scia viola. Ci sono richiami alle sacre scritture, all’esodo biblico, ma qui non c’è nulla di religioso. I sopravvissuti non seguono una divinità ma un simbolo.

Il nome Nathan

Arriva da una visione onirica. Spiega Lugaro: Una notte ho sognato di essere su un treno seduto di fronte a una donna dall’età indefinibile, con un foglio bianco appoggiato sulle ginocchia. Improvvisamente, prima le braccia poi le gambe della sconosciuta hanno cominciato a fumare come fosse in atto un processo di autocombustione. La donna mi guardava con lo sguardo interrogativo, quasi volesse chiedermi cosa stava accadendo. A quel punto mi sono accorto che il naso, gli occhi, le labbra si stavano liquefacendo. Quella donna bruciava, senza una ragione plausibile. Io ero inchiodato di fronte a lei e l’ho vista sciogliersi lentamente, senza un gemito, in totale silenzio. Solo il foglio bianco, incredibilmente, non era stato intaccato dall’autocombustione. Era rimasto sul sedile. Solo allora ho notato una scritta simile a un titolo di giornale: “Nathan Vive”. Mi sembrava un messaggio beneaugurante anche se arrivato attraverso un episodio orribile. Proposi il nome Nathan al gruppo, era il 1997, e credo che fu accettato solo perché nessuno aveva un nome alternativo. Comunque, ci ha accompagnato sin qui. E ci ha portato fortuna.

Nathan, Aprile 2016

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