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NichelOdeon – Bath Salts + InSonar – L’Enfant et le Ménure

NichelOdeon (2013) Bath Salts - InSonar (2013) L'Enfant et le MenureNichelOdeon – Bath Salts

InSonar – L’Enfant et le Ménure

Lizard Records

Lungamente annunciato e fortemente atteso, il nuovo album in studio dei NichelOdeon vede la luce il 30 giugno del 2013, a ben tre anni di distanza dal precedente “Il gioco del silenzio”. Bath Salts – questo il nome del nuovo lavoro – è un doppio album pubblicato dalla Lizard Records unitamente ad un secondo doppio album, L’Enfant et le Ménure, del progetto InSonar. I quattro dischetti  e i rispettivi booklet vengono presentati in un originalissimo box cartonato (“marchiato”, numerato, autografato e personalizzato!), tenuto chiuso da uno spago che rende decisamente più simpatico l’intero packaging.

Come sempre recensire un album dei NichelOdeon, o un lavoro di uno dei tanti progetti in cui c’è lo zampino di Claudio Milano, non è affatto semplice. Il raffinatissimo lavoro di ricerca e la minuziosa cura che contraddistinguono tutte le “creature” di Claudio implicano una fruizione accurata e ascolti dedicati e ripetuti. In questo particolare caso, poi, la notevole portata dell’opera e la folta schiera di musicisti e collaboratori coinvolti (tutti artisti di prim’ordine!), rendono questa nostra “illustrazione” ancor più difficile e articolata. Speriamo di riuscire nell’ardua impresa!

 

NichelOdeon (2013) Bath SaltsNichelOdeon

Bath Salts (2013)

Lizard Records

Avevamo lasciato i NichelOdeon nella formula ridotta ed aggressiva di “NO” appena lo scorso anno. Ora li ritroviamo in una formazione ampiamente rivoluzionata e alle prese con un lavoro davvero ambizioso. Bath Salts è infatti un progetto di Claudio Milano (voce, recitarcantando), Raoul Moretti (arpa elettroacustica), Vincenzo Zitello (arpa celtica, viola, violino, violoncello, flauti) e Pierangelo PANdiscia (glockenspiel, percussioni, ocarina), che vede la collaborazione di: Michel Delville (chitarra elettrica, soundscapes), Walter Calloni (batteria, percussioni), Paolo Tofani (santoor, electronics), Valerio Cosi (sax drone), Fabrizio Modonese Palumbo (chitarra elettrica, viola elettrica, e-bow guitar, effetti), Alfonso Santimone, Stefano Delle Monache (electronics, laptop, droni), Elio Martusciello (electronics, laptop, droni), Paolo Carelli (readings), Lorenzo Sempio (chitarre, guitar-synth), Max Pierini (basso), Andrea Breviglieri (iPad), Andrea Murada (percussioni), Massimo Falascone (sax alto, sax baritono), Sebastiano de Gennaro (percussioni), Giorgio Tiboni (tenore), Laura Catrani (soprano), Valentina Illuminati (attrice), Ivano La Rosa (attore), Luca Pissavini (violoncello elettrificato), Alessandro Parilli (stick, percussioni elettroniche), Francesco Chiapperini (flauto, sax alto, clarinetto), Andrea Quattrini (batteria elettronica), Fabrizio Carriero (percussioni), Anna Caniglia (voce), Marco Confalonieri (piano elettrico), Simone Pirovano (cori), Simone Beretta(cori).

Bath Salts è un’opera figlia del peggiore periodo della vita di Claudio Milano. L’artista dà voce ai suoi pensieri, andando a pescare nell’inconscio attraverso sedute di ipnosi, componendo melodie e arrangiamenti in una minuscola cameretta, di notte, in cuffia e col solo supporto di Raoul Moretti. Un ruolo determinante viene svolto anche da Pierangelo PANdiscia, Vincenzo Zitello, Walter Calloni, il poeta Paolo Carelli degli indimenticati Pholas Dactylus, l’attrice Valentina Illuminati e il pittore Effe Luciani (autore dei vivacissimi dipinti/poesie visive che, insieme alle foto di Andrea Corbellini, diversificano le 48 pagine del booklet).

L’album, registrato quasi esclusivamente con l’interazione diretta dei musicisti in sala, parla di cannibalismo nei rapporti interpersonali, di un’epoca in cui il disagio porta alla svalutazione di ogni legame affettivo, nella quale la mancanza di riferimenti in momenti di difficoltà conduce a ricorsi storici assai pericolosi in termini economici, politici e socio-culturali. Già il titolo, Bath Salts, fa riferimento ad una droga di sintesi che, come il Krokodil, simboleggia in maniera chiara la rabbia che esplode e consuma sé stessi e chi sta attorno in maniera rapida, definitiva, irreversibile. Le droghe sono sempre a modo loro la rappresentazione di un periodo culturale, quanto oracoli che in maniera ossessiva annunciano una fine non intesa come rinascita; il ritorno alla luce delle destre estreme; il credere che ci possa essere un’egemonia culturale a discapito delle altre: gli Stati Uniti che con la scusa della difesa dal terrorismo controllano tutto quello che siamo e diciamo. Il disco nasce da una riflessione maturata attorno a “La Recessione” di Pier Paolo Pasolini, da un periodo di profonda crisi e cambiamento che ha investito la vita di Claudio nel corso dell’ultimo anno. Una sorta di concept, dunque, nel quale Milano sviluppa l’idea che tra l’epoca in corso e quella tra le due guerre non vi sia in realtà poi tanta differenza. “Abbiamo identificato in maniera infantile i bisogni immediati (non sempre i più importanti) con il solo denaro e la sua assenza ci ha fatto credere di essere in crisi culturale, di non avere più valore” – ha affermato Milano in una recente intervista ad Athos Enrile – “Abbiamo dimenticato di essere capaci di trasformare le nostre vite, di saper costruire momento per momento, di avere risorse inimmaginabili e le abbiamo bruciate sull’altare di un’era dei consumi ormai al tramonto”.

 

NichelOdeon (2013) Bath Salts (CD 1)– Capitolo I. D’Amore e di Vuoto

Lo “spirituale” Prologo apre le porte all’evanescente dimensione celestiale originata dalla cristallina arpa celtica di Zitello, le cui corde pizzicate si amalgamano alla vibrante dolcezza delle corde vocali di Claudio. Su sfumature malinconiche riecheggiano i versi “Fu allora che il mondo si accorse che / Gesù e Maometto / erano geniali e incompresi umoristi”, a sottolineare la natura dei messaggi del Cristo e del profeta dell’Islam, che comprendono ogni cosa e sono soprattutto portatori di gioia (a differenza degli integralismi che invece sono la negazione più assoluta di tutto ciò).

In Un posto sicuro trema la terra a Oriente e a Occidente, a Fukushima come in Emilia. A tremare, però, sono soprattutto le anime che non hanno più alcun riparo. La dolce melodia e la ricca struttura ritmica del brano non impediscono a Claudio di spaziare su registri volutamente contrastanti, ora giocosi e lirici, ora instabili ed inquieti. Cullato dalle delicate note dell’arpa di Moretti e dal santoor di Tofani, ipnotizzato dalle campane di PANdiscia, il brano avanza con andatura zoppa, cadenzata, sulla ritmica di Calloni e Parilli. L’ingresso del sax alto di Chiapperini aggiunge coloriture jazz che però sbiadiscono nell’accorato canto di Claudio, qui alle prese con la riproposizione di “Sakura” (brano tradizionale giapponese per bambini). Una dedica a chi non ha paura di rinascere e all’innocenza che non si scopre se non attraverso una dura conquista(!!!).

Giochi d’infanzia e memorie di un mondo ormai perduto riaffiorano tra i rintocchi delle campane di PANdiscia per poi perdersi nella spirale disegnata dall’arpa di Moretti. Ricordo d’Infanzia è una foto ingiallita, un flashback emozionale che commuove soprattutto quando Claudio, dolorosamente, ripete “E tu continuerai a dimenticare se il suo volto è di chi ti ha voluto bene, per non morire ancora, / e tu continuerai a dimenticare se il tuo volto è di chi si è voluto bene, per non morire ancora”. Il dolore si fa ancora più tangibile nell’inquietante coda finale, quando il commosso canto di Claudio muta in sibili strazianti e in cupi versi gutturali.

Surabaya Johnny è l’originale adattamento del brano composto da Bertolt Brecht e Kurt Weill per la commedia satirica “Happy End”, nel 1929. L’accompagnamento minimale di Moretti all’arpa pone l’attenzione sulla performance teatrale di Claudio, che prova ad accentuare la vena ironica del brano.

La breve Bolle è in qualche modo ad appannaggio delle stratificazioni di Zitello, qui impegnato all’arpa celtica e agli archi, degli ornamenti sonori di PANdiscia e del cantato a perdifiato di Claudio.

I richiami ad un improbabile mondo dell’infanzia segnano anche Rapporto sulla Fine di una Storia. La filastrocca del brano è un’invenzione spontanea “rubata” ai bambini del laboratorio corale estivo dell’Associazione Mondomusica di Milano. L’insana e sbilenca cantilena si avventura in territori sempre più foschi ed inquieti, dove dominano incontrastati il sinistro canto di Claudio e gli orrorifici interventi del “Coro della Passione di Missaglia”. La natura “malvagia” del brano si pone in netto contrasto con l’originaria funzione assopente della filastrocca, che qui assume i contorni di una nenia noir, di quelle che hanno terrorizzato ed “educato” intere generazioni di bambini italiani dal dopoguerra in avanti.

Tra gli artisti più stimati da Claudio vi è senza dubbio Peter Hammill, leader dei Van der Graaf Generator e apprezzato solista. Claudio lo omaggia con una rivisitazione teatrale del brano (This Side of) The Looking Glass, tratto dall’album “Over” del 1976.

In Desiderio nascosto rivive la stessa dolcezza armonica dell’opener. Le melodie dell’arpa celtica e le vibranti nervature del violoncello di Zitello seguono la sottilissima voce di Claudio nel suo andamento sinusoidale, fino a lasciarla librare quasi fosse un assolo strumentale.

La vena avant di Bath Salts si palesa nella straordinaria 7 Azioni (Musica per la Carne). Le estreme evoluzioni vocali di Claudio sono qui rimarcate dalla voce recitante di Paolo Carelli, il cui tono impostato rievoca la sua esperienza con i Pholas Dactylus e i readings di “Concerto delle menti”. Lo scarno apporto strumentale, limitato ai sibili angoscianti di un’ocarina e ad un variegato substrato ritmico, riesce ugualmente ad armonizzare avanguardia e tradizione. Sin dal titolo, il brano  sembra rifarsi tanto alle “azioni” performative di certa arte d’avanguardia, quanto al teatro e alla musica “carnale”, orgiastica e dionisiaca dell’antica Roma (diverse, infatti, sono le analogie con i Synaulia di Walter Maioli).

Chiude il primo capitolo Giulia (nata in 7 Mesi, morta al primo Appuntamento). L’arpa elettroacustica di Moretti e i flauti di Zitello abbozzano l’ennesimo acquerello sonoro sul quale poggia la melodiosa voce di Claudio. Nella seconda metà del brano l’intensità cresce rendendo l’atmosfera minacciosa e segnando il ritorno di filastrocche sghembe. A placare gli animi ci pensano le dolci note del flauto, i suoni acuti dell’arpa e la voce misurata di Claudio che ripete “Adesso si lo sai che pure questo è amore”, omaggiando il Vecchioni di “Stranamore”.

 

NichelOdeon (2013) Bath Salts (CD 2)– Capitolo II. Di Guerre e Rinascite

Alla gerbera arancio del primo disco, simbolo di allegria e soddisfazione, subentra la gerbera rosso sangue di questo secondo capitolo, simbolo dell’amore passionale e della vittoria. I risultati di questo avvicendamento sono avvertibili nella repentina svolta elettrica di Terra, traccia che più di tutte si ricollega alle soluzioni di “Il gioco del silenzio”. Le oscure spire del basso di Parilli e i soundscapes di Delville aprono un varco zeuhl nel quale si avventurano le voci di Claudio e Anna Caniglia. Ad aumentare l’opprimente senso di angoscia concorrono anche i clangori metallici di PANdiscia, l’elettronica di Tofani e la ritmica di Calloni, mentre all’arpa di Moretti spetta l’incombenza di alleviare l’umore nella coda finale. Una menzione speciale spetta al soprano lirico naturale Anna Caniglia (sorella del tenore Antonio Caniglia e cugina delle celebre Maria Caniglia, nonché mamma di Claudio!!!), che si è prestata “per amore di mamma” al gioco di cantare un brano in cui la figura materna è intesa come chi nutre bulimicamente di cibo quanto di odio il proprio figlio per difenderlo dal mondo.

Segue Alla Statua dei Martiri di Gorla, brano ispirato ad un fatto di cronaca. Il 20 ottobre del 1944, alle ore 11:29, gli abitati dei quartieri Gorla e Precotto di Milano, furono investiti da quasi 80 tonnellate di esplosivo, rilasciati per errore da un commando aereo a capo dell’United States Army Air Forces, causando la morte di 184 bambini e dell’intero corpo docente della scuola elementare “Francesco Crispi”. Nella città di Milano, in quel funesto giorno, furono 614 le vittime estratte dalle macerie, oltre ad alcune centinaia di feriti. Alla loro memoria solo un monumento. Nessun processo, nessun colpevole. Claudio racconta l’infausto evento a mo’ di poesia con sussulti di alta liricità, guidato dalle melodie di arpa, violoncello e viola.

Sulle stesse coordinate si muove anche la breve Fuoco Amico (mai N.A.T.O.). Dall’esperienza dei bambini di Gorla ad oggi, sono centinaia le vittime italiane causate da quello che volgarmente viene definito “fuoco amico”. Nessuna condanna a carico dei responsabili accertati e a quelli rimasti in ombra, finiti nel lungo archivio dei “misteri di stato italiani”. Per Claudio l’Italia non è una Repubblica, ma un paese che da molti anni vive una subdola dittatura culturale, politica ed economica. È un bambino che ha paura di crescere e che in cambio cede, giorno dopo giorno, i propri sogni/giochi più belli. È uno Stato muto e con la schiena rotta, che ha smesso anche di piangere e si accontenta di avere la pancia gonfia piuttosto che dare un futuro ai suoi figli, che ha paura di far crescere per potere giustificare la propria dipendenza da “eterno immaturo consenziente”. Ciò che ne viene fuori è un’oscura musica da camera che accompagna Claudio in ruvide escursioni canore.

Trittico 50 mg è senza dubbio una delle parentesi più vivaci ed articolate dell’intera opera. Un patchwork di scenari bellici monopolizza la scena, anche se a sbalordire sono ancora una volta le straordinarie doti vocali di Claudio, nonché la sua spiccata vena espressiva/teatrale. Per oltre metà brano il contributo sonoro è circoscritto all’arpa di Moretti e agli sparuti accordi al piano di Milano. Nella seconda parte, però, si viene coinvolti dalla rocambolesca fuga innescata dal piano elettrico di Confalonieri; una curiosa divagazione jazz che a tratti sfocia in simpatici motivi da cartoon.

Johnny dei Pirati è un brano tratto dall’opera teatrale del 1928 “L’opera da tre soldi”, scritta da Bertolt Brecht con musiche di Kurt Weill. Reinterpretato da numerosi artisti (da Nina Simone a Milva), il pezzo viene qui rivisitato da Claudio tra le sottili melodie di Moretti e i suoni stridenti di Modonese Palumbo.

La romantica armonia di Secca in Festa (Lode ad Antonio Primaldo) cela un antico fatto di sangue. Il 14 agosto 1480, nella città di Otranto in Puglia, 813 cittadini furono uccisi dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pasha. La causa di tale massacro fu l’aver rifiutato la conversione all’Islam dopo la caduta della loro città. Il primo a essere decapitato fu Antonio Pezzulla detto Il Primaldo. La tradizione tramanda che il suo corpo, dopo essere stato decapito, restò ritto in piedi, a dispetto degli sforzi dei carnefici per abbatterlo, sin quando l’ultimo degli Otrantini non fu martirizzato. I loro resti sono oggi conservati nella Cripta della Cattedrale di Otranto ed hanno ispirato l’attore e drammaturgo Carmelo Bene nel suo film-capolavoro “Nostra Signora dei Turchi”.

L’Urlo ritrovato raccoglie, seguendo associazioni volutamente ironiche, citazioni attribuite pre-mortem ad alcune delle figure più importanti d’ogni tempo e latitudine, in ordine sparso: Gautama Buddha, Socrate, Archimede, Cleopatra VII, Augusto, Gesù Cristo, Nerone, Flavio Claudio Giuliano, Papa Alessandro VI, François Rabelais, Pietro Aretino, Elisabetta I d’Inghilterra, Oliver Cromwell, Guglielmo III d’Inghilterra, Immanuel Kant, Horatio Nelson, Napoleone Bonaparte, Johann Wolfgang von Goethe, Heinrich Heine, Karl Marx, Oscar Wilde, Lev Tolstoj, Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, Lyman Frank Baum, Virginia Woolf, Benito Mussolini, Gertrude Stein, George Sanders, Pablo Picasso, Peppino De Filippo, William Saroyan, Richard Feynman, Mu’ammar Gheddafi, Steve Jobs, Maometto, Ernesto “Che” Guevara, Fausto Coppi, Leonardo Da Vinci, Fernando Pessoa, Theodore Roosevelt, Alessandro Magno, Buster Keaton. Il brano vede un massiccio dispiegamento di forze tale da abbracciare un po’ tutti i linguaggi artistici. La curiosa sequenza di citazioni, interpretate da Claudio, dagli attori Ivano La Rosa e Valentina Illuminati, dal soprano Laura Catrani e dal tenore Giorgio Tiboni, dà vita ad uno zapping performativo assai prossimo a certo teatro d’avanguardia. Il surrealistico vaudeville prende le mosse da uno stratificato tessuto RIO/Avant-Prog ottimamente prodotto da archi, fiati, percussioni ed elettronica.

Un Posto sicuro #2 è una breve parentesi cameristica affidata alle esperte mani di Zitello, qui impegnate all’arpa celtica, viola, violino e violoncello, e alla voce calda e rassicurante di Claudio.

Tutt’altro che rassicurante è invece Finale (Ninna Nanna) che, a dispetto del titolo, recita così “Ninna nanna, ninna oh / questo bimbo a chi lo do / lo darò ad un dottore / che baratterà il suo cuore / lo darò alla portinaia / che gli dà con la mannaia / per smerciarlo a pezzi o intero / a chi sarà al mercato nero”. Fin troppo chiaro, no?!

Chiude Bath Salts il brano di Bertolt Brecht e Fiorenzo Carpi, Portami un Fiore. Il messaggio, un’esortazione a muovere azioni con fermezza se si ricerca la felicità, è tutto nel breve testo “Portami un fiore ma da un cespuglio che cresca mezz’ora almeno dalla casa dove stai / Così obbligato sarai a camminare per farti forte ed io per quel bel fiore ti ringrazierò”.


InSonar (2013) L'Enfant et le MénureInSonar

L’Enfant et le Ménure

Lizard Records

L’Enfant et le Ménure è il doppio album a nome InSonar, un progetto di Claudio Milano (voce) e Marco Tuppo (synth, sampler, drum loop, ebow) che vede la partecipazione di 62 musicisti: Elliott Sharp (sax soprano elettrico, basso, effetti), Trey Gunn (warr guitar), Pat Mastelotto (batteria acustica, batteria elettronica), Walter Calloni (batteria, marimba), Paolo Tofani (chitarra elettrica), Ivan Cattaneo (voce), Nik Turner (sax tenore), Dieter Moebius (droni, elettronica), Thomas Bloch (onde martenot), Ralph Carney (sax baritono), Dana Colley (sax baritono), Graham Clark (violino), Richard A Ingram (droni), Albert Kuvezin (kanzat kargyraa), Othon Mataragas (pianoforte), Ernesto Tomasini (voce), Nate Wooley (tromba), Burkhard Stangl (chitarra elettrica, droni, piano preparato), Mattias Gustafsson (Reel-to-reel, tuba, metal), Werner Durand (flauto), Victor Meertens (guitar drone), Erica Scherl (violino), Michael Thieke (clarinetto), Viviane Houle (soprano), Jonathan Mayer (sitar), Stephen Flinn (gong, batteria elettronica), Angelo Manzotti (soprano), Roberto Laneri (kargyraa), Vincenzo Zitello (arpa celtica), Elio Martusciello (clarinetto, arrangiamenti), Thomas Grillo (theremin), Pekkanini (theremin), Víctor Estrada Mañas (theremin), Eric Ross (synth, theremin), Takeuchi Masami (theremin), Gordon Charlton (theremin), Francesco Chapperini (flauto, sax alto), Luca Pissavini (double bass), Fabrizio Carriero (arrangiamenti theremin), Andrea Murada (percussioni, didjeridoo), Andrea Illuminati (piano), Max Pierini (basso), Lorenzo Sempio (chitarre, guitar-synth), Andrea Tumicelli (chitarra elettrica), Nicola De Bortoli (circuit bending), Francesco Zago (chitarra elettrica, soundscapes), Michele Bertoni (chitarra elettrica, synth guitar, basso, mandolino, chitarra 12 corde), Alex Stangoni (chitarra elettrica), Michele Nicoli (chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, droni), Stefano Ferrian (sax baritono), Alfonso Santimone (laptop, trattamenti elettronici), Luca Boldrin (synth), Andrea Quattrini (tabla, batteria), Beppe Cacciola (marimba), Simone Zanchini (accordion), Paola Tagliaferro (voce, canto dhrupad), Max Marchini (trattamento del suono), Raoul Moretti (arpa elettrificata), Pierangelo PANdiscia (glockenspiel, campane tibetane) Gino Ape.

L’Enfant et Le Ménure si compone di due diversi capitoli: L’Enfant, che ha come tema centrale il potere dell’immaginazione infantile che trasforma l’orrore in meraviglia, e Ashima, disco dell’itai doshin, ossia diversi corpi, un’unica mente, che ha come tema “il viaggio, inteso come scoperta e stupore dei sensi”.

 

InSonar (2013) L'Enfant et le Ménure (CD 1)– L’Enfant

Il concept è ottimamente espresso dai disegni di Marcello Bellina (aka Berlikete) dei MoRkObot, che mettono in primo piano i bambini come fossero loro a descrivere la realtà attraverso i loro occhi. Le ambientazioni horror/fantasy di Berlikete svelano quel discreto fascino per l’orrore che ogni bambino timorosamente desidera sfidare e sconfiggere. Ecco dunque spiegato lo spaventoso grido lanciato da Claudio all’apertura di The Simpsons sing Gounod. Il brano altro non è che un’inquietante rivisitazione dell’“Ave Maria” composta da Charles Gounod nel 1859, filtrata da Claudio attraverso un coro di voci da cartoon a cappella che vanno a disegnare la sua “Personale Sacra Famiglia”.

Con L’Estasi di Santo Nessuno Milano affronta il delicatissimo tema dell’abuso sui minori che nasconde, però, un risvolto alquanto insolito. Nel brano si narra di un/a bimbo/a che parla di abusi subiti, cosa per lui/lei normale, il cui occhio infantile celebra il padre carnefice come fosse un Dio, che tale resta anche dopo avergli/le tolto la vita, con il/la bambino/a dall’oltretomba fiero/a di aver contribuito a far finire il padre sui giornali. L’atmosfera fiabesca, creata dal flauto di Chiapperini e scandita dalla ritmica soldatesca di Calloni, Murada e Pierini, si oppone all’insana storia raccontata con enfasi infantile da Claudio e Ivan Cattaneo.

Le macchine di Tuppo, Ross e Masami, unite alla batteria di Calloni, scandiscono La Stanza a Sonagli. La traccia, idealmente dedicata alla figura materna, include anche una citazione tratta dall’opera lirica “Andrea Chenier” del compositore foggiano Umberto Giordano, qui affidata al soprano Angelo Manzotti.

La dolente e drammatica Thief of Toys (adattamento di “Il ladro di giochi” da “Cinemanemico”) non sfigurerebbe affatto in un album dei Van der Graaf Generator. Il sofferto canto di Tomasini rimarca l’espressività teatrale di Hammill, mentre il sax jacksoniano di Carney tenta di ravvivare l’atmosfera greve creata dal pianoforte di Mataragas e dalla fisarmonica di Zanchini.

L’Inventasogni è un brano dalla duplice anima: ad un primo segmento oscuro e minimalista, caratterizzato prevalentemente dal canto misurato di Claudio, segue una movimentata parentesi free jazz che vede protagonisti il sax tenore di Nik Turner, il piano di Andrea Illuminati e l’ottima ritmica di Pissavini e Quattrini.

Segue Menura Latham è una traccia sfuggente che si fonda in gran parte sulla ritmica tribale di Mastelotto e sull’elettronica di Tuppo, Bloch e Santimone. Il riferimento del titolo ad un genere di uccelli canori giustifica il ricorso ai suoni striduli delle onde martenot e alle vibrazioni gutturali di Claudio.

Sogno e incubo si contendono Gallia #1, nel canto etereo e nei vocalizzi fantasmatici di Viviane Houle rivivono gli scenari notturni del soprano gallese Jacqueline Darby e la natura avanguardista di “Gudrun” dei Pierrot Lunaire.

C’è spazio anche per una scurissima rivisitazione di Venus in Furs, brano composto nel 1967 da Lou Reed per l’album “The Velvet Underground & Nico” e ispirato all’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. La ritmica marziale e funerea di Mastelotto detta i tempi ad un Milano annichilito dalle bordate stridenti e abrasive della viola elettrificata di Pissavini.

Dieci Bambini Cacao, invece, si ispira al romanzo giallo di Agatha Christie “Dieci piccoli indiani”. Il testo riprende la macabra filastrocca, nota anche come “Dieci poveri negretti”, nella quale dieci bambini muoiono uno dopo l’altro in circostanze diverse. Claudio ne ripercorre meticolosamente la terribile sequenza sottolineando gli episodi fatali con “simpatiche” onomatopee, mentre tutto intorno si sovrappongono la warr guitar di Trey Gunn, i droni di Durand e Meertens, i suoni sintetici di Tuppo e Bertoni e il flauto di Chiapperini.

Hamelinvoice chiude il disco esaltando il più antico e complesso strumento musicale in uso all’uomo: la voce. Cantante con un’estensione pari a sette ottave, vincitore della XIV Rassegna “Omaggio a Demetrio Stratos 2010” (con il brano “Apnea”), Claudio offre l’ennesimo saggio delle sue straordinarie tecniche vocali. Il palese riferimento al pifferaio magico di Hamelin (ebbene si!) trova conferma nei suoni flautati emessi da Claudio, risultato di una sperimentazione che parte dalle flautofonie di Stratos e si sviluppa in una personale ricerca vocale che non conosce limiti geografici e temporali.

 

InSonar (2013) L'Enfant et le Ménure (CD 2)– Ashima

Il disco si fonda sull’itai doshin, concetto di origine buddista che svela la natura e la modalità di realizzazione dell’opera: un disco di networking che ha visto diverse session in tempo reale, ma che ha preso corpo principalmente grazie a collaborazioni online, attraverso un circuito infinito di e-mail e telefonate/videochiamate su Skype. Gli schizzi dei brani, pronti fin dal giugno del 2011, sono stati colorati e completati tessendo un mosaico che man mano ha coinvolto musicisti di tutti e cinque i continenti. A sottolineare l’insolita modalità creativa del disco contribuiscono anche i mosaici di Arend Wanderlust, che occupano la seconda metà del booklet. Le opere di Wanderlust parlano dei rapporti interpersonali in un mondo globalizzato. Secondo l’artista siamo tutti parte di un’enorme “rete globale” che non trova differenza tra il mondo virtuale di internet e la realtà fisica.

Le implorazioni di Claudio, tratte dall’ultimo episodio di “Twin Peaks”, creano una sorta di continuità tematica tra “Come sta Annie?” e Liberami (tabernacolo erotico). La voce tormentata di Milano viene inghiottita dal varco spaziale aperto da Tuppo e Sharp, per poi perdersi definitivamente nel delirio sonoro avviato dal sax di Turner e sostenuto dagli echi ectoplasmatici di Pekkanini e Masami e dalla ritmica tribale di Murada.

In un’ottica squisitamente lynchiana va letta anche la rivisitazione di Song to the Siren, brano composto da Tim Buckley nel 1967, ma reso noto dalla cover dei This Mortal Coil e dal film “Strade perdute” di Lynch. A dominare il brano un flusso riverberante che ne enfatizza la natura drammatica e lascia emergere solo le voci di Claudio e Paola Tagliaferro.

Canción del Jinete è una poesia di Federico García Lorca. I versi mesti sono cantati da Claudio su una base elettronica, rumorista e industriale, alla quale si sovrappone il violino della Scherl che rende ancor più drammatico l’oscuro paesaggio andaluso descritto dal poeta.

La Torre più alta, invece, con il massiccio impiego di strumenti acustici (chitarre, mandolino, sitar, ecc.), si muove decisa verso un folk etnico di chiara matrice orientale. Al canto mediterraneo di Claudio si unisce il kanzat kargyraa (canto armonico tipico della tradizione tibetana e mongola-tuvana) di Kuvezin e Laneri. L’ingresso del sax di Turner e del clarinetto di Thieke stempera in parte l’elemento etnico favorendo un più veloce jazz rock. Il drumming di Calloni, le incursioni elettroniche di Moebius e i contributi di Tuppo, Flinn e Gustaffson fanno il resto, creando di fatto un interessante crogiolo di stili e culture. Una nuova e più ricca veste, questa, che riesce comunque a conservare le peculiarità della versione originaria presente su “Cinemanemico”.

Plaisir d’Amour è una celebre romanza composta attorno al 1785 da Jean Paul Égide Martini su parole di Jean-Pierre Claris de Florian. Già rivisitato da molti artisti – tra i quali i Pierrot Lunaire di “Gudrun” (1977) e  il Battiato di “Come un cammello in una grondaia” (1991) – il brano viene fuori da una nebulosa di voci stridule e suoni avveniristici. La nera e subdola materia sonora avanza sorniona trasudando umori insani e malevoli che si attenuano solo all’ingresso del soprano Viviane Houle, l’unica interessata a far rivivere il tema originale.

L’omaggio di Claudio al Bowie della “trilogia berlinese” si consuma nelle fredde e oscure atmosfere di Warszawa. Le sonorità lugubri e dilatate partorite dalla creatività di Eno vengono qui talmente trasfigurate da rendere impossibile qualsiasi confronto. L’originario valore liturgico del brano assume ora toni mistici, lirici, che raggiungono l’apice nei contributi di Clark al violino e Bertoni alla chitarra elettrica. Il linguaggio immaginario, onomatopeico di Bowie non può non esaltare le doti vocali di Claudio, che si lancia in un lungo canto salmodiante.

Nella breve Gallia #2 una larga rete ingloba il sax baritono di Colley, la chitarra elettrica di Tofani, il theremin di Grillo e l’indefinibile voce di Claudio, mentre chiudono il disco i suoni siderei di Medina, traccia strumentale dal respiro “cosmico” che espande ulteriormente lo spettro sonoro dell’opera.


Per i primi 40 finanziatori del progetto l’esperienza continua con Musica Cruda dei NichelOdeon e Neve Sporca di InSonar.

 

NichelOdeon (2013) Bath Salts (CD 3) Musica CrudaNichelOdeon

Musica Cruda (2013)

Lizard Records

Musica Cruda contiene una manciata di brani registrati dai soli Claudio Milano e Raul Moretti in diversi live tenuti tra i mesi di febbraio e giugno del 2013. La selezione comprende alcuni cavalli di battaglia del repertorio NichelOdeon: Apnea, Malamore e la Luna, Fiaba, Il Giardino degli Altri e il più recente Finale (Ninna Nanna), registrati dal vivo nel live all’Arci Pintupi del 2 febbraio 2013. A questi si aggiungono la struggente cover di Vedrai, vedrai? di Luigi Tenco, registrata dal vivo in studio il 20 giugno 2013, e Manca una Enne, un medley vocale da brividi, registrato dal vivo al Virtual Light Studio il 19 giugno 2013, nel quale Claudio spazia da “No more I love You’s” a “Calling You”, per poi finire col tema di “My Funny Valentine”.

 

InSonar (2013) L'Enfant et le Ménure (CD 3) Neve SporcaInSonar

Neve Sporca (2013)

Lizard Records

Neve Sporca raccoglie versioni alternative e live di alcuni brani inclusi ne L’Enfant et le Ménure. Oltre a Claudio Milano (voci) e Raoul Moretti (arpa elettroacustica, effetti, slide, archetto), il disco è realizzato grazie ai contributi di Marco Tuppo (suoni), Andrés G. Jankowski (piano, laptop), Erica Scherl (violino), Elio Martusciello (electronic ready made composition), Richard A Ingram (guitar drones), Thomas Grillo (theremin), Stephen Flinn (percussioni elettroniche), Andrea Quattrini (batteria), Alex Stangoni (chitarra elettrica), Stefano Ferrian (sax tenore) e Francesco Chiapperini (flauto). Le registrazioni dal vivo di Liberami (tabernacolo erotico) e L’Estasi di Santo Nessuno sono relative al Live at Bloom di Mezzago del 2 dicembre 2011, mentre quella di Hamelinvoice/Interior Landscape al live all’Arci Pintupi del 2 febbraio 2013. Le versioni alternative di 3&2&1, Red Submarine, Junio/L’Inventasogni, Canción del Jinete, Gallia #3 e Medea, invece, sono il risultato di alcune registrazioni dal vivo effettuate in alcuni studi europei ed americani tra dicembre 2010 e giugno 2013.

Gran merito va riconosciuto a Loris Furlan della Lizard Records, Patrick Preissner della Carabà Edizioni e Stefano Ferrian della dEN, che hanno mostrato la giusta sensibilità nel credere in un progetto di tale portata.

Per maggiori info: www.facebook.com/nichelodeon.labs | www.lizardrecords.it

Fotogallery

  • NichelOdeon – Bath Salts + InSonar – L’Enfant et le Ménure
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