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NichelOdeon/InSonar – UKIYOE

NichelOdeon (2014) UKIYOENichelOdeon/InSonar

UKIYOE (Mondi Fluttuanti) / Quickworks & Deadworks

Snowdonia / Audioglobe

Dopo l’immane impegno profuso nella realizzazione del mastodontico “Bath Salts/L’Enfant et le Ménure”, sempre a nome NichelOdeon/InSonar, in molti si sarebbero aspettati da Claudio Milano un 2014 all’insegna del relax. Chi conosce bene Claudio, però, sa bene che la sua inesauribile vena artistica non va mai in vacanza ed è sempre prodiga di straordinarie sorprese. Il ritorno ai luoghi d’origine, al mare della sua Puglia, ha messo Claudio in stretta relazione con lo spirito del luogo che gli ha fornito la giusta ispirazione per questo nuovo lavoro ricco di spunti autobiografici.

NichelOdeon (2014) Ukiyoe (Mondi Fluttuanti) - CDUKIYOE (Mondi Fluttuanti)

“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo”

Asai Ryōi (1662)

Pubblicato il 18 novembre 2014 da Snowdonia, distribuzione Audioglobe, UKIYOE è un lavoro interamente dedicato al mare e ai suoi flussi, che alternano coscienze, mescolando, avvicinando, allontanando percorsi di vita e idee. L’album è un racconto per suoni, parole, immagini pittoriche e filmiche. Il titolo, infatti, deriva dal nome di una particolarissima stampa artistica giapponese che in italiano è traducibile come Mondi Fluttuanti.

Anche in quest’occasione sono tantissimi gli ospiti chiamati a dare il proprio contributo, tali da far assumere alla compagine i contorni di una vera e propria comune. Lo stesso Claudio ha affermato di poter affiancare ai suoi moniker i nomi di alcuni dei progetti coinvolti (tra i quali OTEME, Deadburger Factory, Garden Wall/Genoma) e dei compositori Josed Chirudli (piano, elettronica) ed Erica Scherl (violino). Importante anche la partecipazione di alcune tra le più grandi voci italiane del momento: Dalila Kayros (voci estese), Stefano Luigi Mangia (voci estese) e Laura Catrani (soprano). Tra i musicisti, invece, figurano: Vincenzo Zitello (violoncello), Raoul Moretti (arpa, effetti), Erica Fialà (violino), Laura Seghi (viola), Luca Pissavini (contrabbasso), Camillo Pace (contrabbasso), Francesco Chiapperini (clarinetto), Stefano Ferrian (sax  tenore), Gianluca Brown (sax baritono), Daniele Innocenti (sax tenore), Andrea Gheri (sax contralto), Massimiliano Milesi (sax soprano), Alessandro Seravalle (chitarra elettrica, elettronica, drones, chitarra baritona), Eugenio Sanna (chitarra elettrica), Marco Tuppo (elettronica), Marcello Bellina (guitar drones), Vittorio Nistri (composizione archi e fiati, percussioni, noises, synth, filtraggi), Stefano Giannotti (armonium, batteria, percussioni, elettronica, fagotto, clarinetto basso, glockenspiel, synth, timpani), Andrea Quattrini (batteria, percussioni, elettronica), Pierangelo Pandiscia (conchiglie australiane, bottiglie), Gino Ape (bottiglie), Fabio Zurlo (fisarmonica), Vito Antonio Indolfo (recitarcantando), Erna Franssens aka KasjaNoova (pre-vocalic/shamanic sounds), Luca Milano (voci etno-gotiche).

Come spesso accade quando c’è di mezzo Claudio, anche per UKIYOE è stata adottata una singolarissima metodologia creativa. Nella definizione dei brani, ispirati appunto ai flussi dell’acqua, si è assistito ad una continua costruzione e dissoluzione della forma. Ciascun ospite, in qualità di compositore, ha realizzato un proprio arrangiamento per i brani, in seguito gestito in studio da Claudio che ha assegnato ad ognuno un canale, per poi agire in maniera performativa, estemporanea, ludica, come in un gioco di maree, fino a definire una forma ora densa, ora estremamente fluida e trasparente.

A trarne maggior beneficio è soprattutto l’impianto sonoro. Se nel suo precedente lavoro “Il gioco del silenzio”, nel DVD “Come sta Annie?”, nei live “Cinemanemico” e “NO”, l’intera materia sonora si fondava sul pianoforte, se in “Bath Salts” era l’arpa, se in “L’Enfant et le Ménure” era il laptop, qui è la fisarmonica a catalizzare l’attenzione, riuscendo a dar vita ad un insolito Mediterranean Rock In Opposition che mescola generi di ogni epoca e latitudine, nella definizione di un mosaico ora a fuoco, ora profondamente astratto.

L’opera si apre con Veleno che idealmente si ricollega ai ricordi d’infanzia narrati in “Bath Salts/L’Enfant et le Ménure”, qui divenuti consapevolezza dello scorrere (o meglio del fluttuare) del tempo. Dal testo emerge un oscuro legame figlio/genitori (“Fluttuo la vita a vedermi invecchiare / ché non si può essere figli in eterno di madri e neanche di padri, / né di questa Storia, che non rende il dato. / Scorro la vita a sapermi invecchiare / ché non si può essere madri e padri in eterno, di figli di questa vita, / che niente rende, se non qualche idillio”) che lascia trasparire un insolito complesso edipico (“E poi guardo te padre, che hai quasi cent’anni e sbeffeggi la morte azzannando un agnello, / e poi guardo te madre, che non mi vedi invecchiare e mi chiami bambino”) per poi culminare nella classica sindrome di Peter Pan (“Ridammi i miei giochi che ora è giunto il momento, / pistola, spada, elmo, scudo, con cui hai urlato “Sii uomo””) e infine abbandonarsi al dualismo tra Eros e Thanatos sempre vivo nell’universo femminile, che vuole la donna/mamma generatrice di vita ma anche portatrice di morte (“Perché solo tu, che mi hai dato la luce, ora al buio mi rendi / affogando il mio pianto nel mare che porti / e che io come tu, abbiamo chiamato Veleno”). La vita, dunque, come metro col quale misurare la ciclicità del tempo in un eterno ritorno nel quale “la domenica un giorno, un giorno solo dura / e che al lunedì poi tutto ricomincia”. L’andatura fluida, ondeggiante, alterna profonde vibrazioni a picchi di estrema liricità. Se il violino della Scherl, il violoncello di Zitello e il contrabbasso di Pissavini creano una trama fitta e nervosa, il clarinetto di Chiapperini ne smorza puntualmente la tensione. Nell’espressionistica chitarra di Seravalle e nell’arpa di Moretti, invece, balenano riflessi d’acqua cristallina, che accompagnano le voci del soprano Laura Catrani e dello stesso Milano in una cantilenante filastrocca.

Fi(j)ùru d’Acqua, complice l’idioma salentino, gioca fin dal titolo sull’assonanza dei termini fiore e figlio. I versi “Nulla come la bocca di un dio è muto. / La bellezza di un cigno, / sulla sfera incorporea della sua eternità: / così passa e s’immerge / serbando intatto il suo candore”, tratti da una poesia di Rainer Maria Rilke, forniscono a Claudio il pretesto per enfatizzare e dilatare ogni singola sillaba in un’interpretazione da brividi. L’impianto musicale, invece, si regge sulle ritmiche elettroniche e sugli inserti pianistici di Chirudli che lasciano ampia libertà d’azione a Giannotti (armonium, fagotto, clarinetto basso, glockenspiel e timpani) nell’abbozzare fluttuanti acquerelli marini intrisi di umori canterburyani e cameristici (non è un caso se nei credits figurano le influenze di “Rock Bottom” di Wyatt e “Metropolis” degli Art Zoyd).

Il già menzionato Mediterranean R.I.O. raggiunge in Marinaio la sua massima espressione. Nelle stridule composizioni per archi, disegnate da Nistri e messe in opera da Scherl e Fialà (violini) e Seghi (viola), con il contributo di Pace (contrabbasso), riecheggiano versi di gabbiani e rumori sinistri. A rendere tutto ancor più surreale, le elucubrazioni elettroniche di Giannotti e Chirudli. Claudio, invece, è impegnato con i versi di Paladino, nei quali la vita, la natura e l’amore vincono su tutto, in particolar modo sul dolore.

La breve Ohi Mà (Nel Mare che hai Dentro) è l’episodio di UKIYOE che più di tutti affonda le radici nel retroterra etnoculturale di Milano. Il solo ricorso al dialetto o l’utilizzo della formula Ohi Mà basterebbero a giustificare il profondo legame di Claudio con i suoi luoghi e il suo nucleo d’origine. Nella gran parte dei dialetti pugliesi, infatti, l’arcaica formula racchiude le infinite sfumature emotive (dall’amorevole richiesta d’attenzione alla timorosa ed interrogativa protesta) che rendono magico/tragico il legame madre/figlio. Ed e proprio una dolorosa lamentela quella che si consuma negli amari versi di Claudio, nei quali un figlio affida alla madre le proprie ceneri chiedendole di gettarle a mare o di venderle al miglior offerente. Gli spettri del fallimento e della disillusione aleggiano come ombre scure sulla spietata (auto)analisi recitata da Claudio. Alla sua amara ed espressiva interpretazione si uniscono le dolenti melodie etno-gotiche del nipote Luca (leader del progetto post punk wave Nero Moderno) e le voci estese della Kayros e di Mangia.

I Pesci dei tuoi Fiumi si affida ad un testo tratto dalla Sacra Bibbia (Ezechiele 29:4; 29:5), adattato per l’occasione da Paladino, che recita “Io metterò dei ganci nelle tue mascelle, / e i pesci dei tuoi fiumi / si attaccheranno alle tue scaglie / e ti tirerò fuori dai tuoi fiumi, / con tutti i pesci dei tuoi fiumi / attaccati alle tue scaglie. Ti getterò nel deserto, / con tutti i pesci dei tuoi fiumi, / e tu cadrai in mezzo ai campi; / non sarai né adunato né raccolto / e io ti darò in pasto / alle bestie della terra / e agli uccelli del cielo”. L’oscura e minimale elettronica di Tuppo sottolinea ritmicamente l’inquietante declamazione di Milano, distanziando variazioni con vuoti strutturali creati per far emergere il lavoro ritmico/rumoristico di Quattrini. A seguire l’intreccio fiatistico dei sax di Brown (baritono), Innocenti (tenore) e Gheri (contralto), abilmente composto da Nistri (che “filtra” il brano col suo solito fare sperimentale).

Chiude l’opera MA(r)LE, una lunga composizione di circa venti minuti di durata composta da ben tre diversi momenti musicali. L’iniziale Tsunami! tradisce un approccio destabilizzante e cacofonico, in linea con il binomio Male/Mare racchiuso nel titolo. Il sax tenore di Ferrian inscena sirene marine prima di darsi al più sfrenato free jazz. Ritmiche ethno-jungle e marcature elettroniche, invece, fungono da base alle performances vocali di Milano e KasjaNoova, e al recitarcantando di Indolfo. La successiva Into the Waves si affida al già collaudato sound mediterraneo, qui appannaggio della fisarmonica di Zurlo e dei dolci vocalizzi di Claudio. Chiude il brano Mud, che delle tre sezioni è la più tragica e oscura. A creare apprensione sono ancora una volta i sinistri suoni prodotti dal violino della Scherl e dalla chitarra di Seravalle, che descrivono scenari marini tempestosi e malevoli confermando la matrice avanguardistica e sperimentale del progetto NichelOdeon/InSonar.

Al mare, dove tutto nasce, finisce, si rigenera.

NichelOdeon (2014) Ukiyoe (Mondi Fluttuanti) - DVDQuickworks & Deadworks

Il DVD contiene Quickworks & Deadworks, del regista d’avanguardia Francesco Paolo Paladino, mediometraggio caratterizzato da una forte connotazione simbolico-surreale e dall’estetica Art Nouveau. In gergo nautico con il termine “Quickworks” vengono identificate tutte le parti sommerse di una nave, mentre con “Deadworks” le parti emerse.

Nel film quattro persone si trovano nella necessità di dover attraccare su un’isola a causa delle problematiche condizioni di navigazione. La lunga attesa e il silenzio irreale fanno emergere lati nascosti della loro personalità trasformandoli in consapevolezza di sé.

Girato tra i mesi di giugno e luglio 2014, il film vede la partecipazione degli attori: Carolina Migli Batyeson, Giada Galeazzi, Gianluca Prati e Luka Moncaleano.

Il box, contenente il CD UKIYOE e il DVD film Quickworks & Deadworks si presenta in un digipack cartonato, impreziosito da illustrazioni e dipinti realizzati dallo stesso Milano, è stato anticipato da un singolo non incluso nel CD, dal titolo “Tutti i liquidi di Davide”, una ballata agrodolce, assai intima, per voce, archi, cister, cornamusa, percussioni ed elettronica. È prevista, inoltre, un’edizione limitatissima con delle plaquette di Gloria Chiappani, ciascuna delle quali riporterà parte di una breve composizione (frequenza di note, poesie manoscritte, illustrazioni) inedita, dal titolo “U-ki-yo-E”.

Per maggiori info: facebook


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