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Nicolini Enio – Heavy Sharing

Enio Nicolini - Heavy SharingENIO NICOLINI

Heavy Sharing (2015)

Buil2Kill Records

Il 9 novembre 2015, due anni dopo l’esperienza di “A Matter Of Time” sotto il marchio Sloe Gin, il camaleontico Enio Nicolini (The Black, Unreal Terror, Akron) pubblica via Buil2Kill Records il suo primo lavoro solista, Heavy Sharing. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura ci sono Gianluca Arcuri (tastiere), Silvio “Spaccalegna” Canzano (batteria), Gilberto Di Virgilio (batteria), Zenus (batteria), Globster (elettronica) e una selezione di talentuosi vocalist: Trevor (Sadist), Giacomo Gigantelli (Danger Zone), Luciano Palermi (Unreal Terror), John “Goldfinch” Cardellino (Impero delle Ombre), Blaze Bayley (ex Iron Maiden, Blaze), Tiziana Radis (Secret Tales), Mahdi Khema (Carthagods), Daniele “Bud” Ancillotti (Strana Officina), Adolfo “Morby” Morbiducci (Sabotage, Domine) e Benedetto “Ben” Spinazzola (Prime Target).

L’esplicativa formula Only Bass, Drums & Vocals chiarisce gli intenti del titolare e rimarca il solco tracciato proprio con “A Matter Of Time“. L’album prende le mosse dalle cupe, tenebrose e vibranti sonorità heavy metal che Nicolini rielabora a proprio modo riuscendo nell’ardua impresa di fare a meno della chitarra.

Si parte con la fulminante Track Of Madness che l’ugola abrasa di Trevor rende ancor più feroce e aggressiva. In primo piano la folle corsa innescata dal martellante ed ossessivo basso di Enio e sostenuta dal drumming sfiancante di Zenus.

Le marcate scansioni heavy assestate dal basso del titolare e dalla batteria del sodale Canzano fanno di Unforgiveness una delle tracce più oscure dell’album. L’imponente voce di Gigantelli capitalizza la scena liberando da obblighi meramente ritmici i due strumentisti. Le venature sabbathiane e l’incedere pachidermico, invece, dirottano il brano verso plumbei lidi doom.

Con Nicolini al basso, Canzano alla batteria e Palermi alla voce, Witch Hunt vede impegnati i 3/5 dell’attuale formazione degli Unreal Terror. Gli attesi risvolti maideniani (tanto cari al marchio) subiscono inevitabili alterazioni imposte dall’essenziale formula strumentale. A supplire l’assenza della chitarra sono dunque l’articolata struttura ritmica, che nobilita la trama sonora con decisi cambi di scena heavy e doom, e l’espressiva voce di Palermi, sempre al limite tra lo sfacciato Dickinson e il drammatico Dio.

Generation Dead è un greve ritorno al proto doom sabbathiano di “Master of Reality”, con il cupo e funereo basso di Nicolini e la marziale batteria di Di Virgilio a dare ancor più profondità all’insana timbrica osbourneiana di Cardellino.

La movimentata King Of Icy Throne mostra un piglio più deciso che la accomuna alla purpleiana “Perfect Strangers”. Al basso di un ispirato Nicolini e alle martoriate pelli di Zenus l’onere di accompagnare l’imponente voce di Blaze Bayley, che nei passaggi più lirici ricorda il Gillan più maturo.

Tra gli episodi più convincenti vi è sicuramente See The Stars. L’ipnotica scansione ritmica della coppia Nicolini/Zenus definisce una cavalcata krauto-motoristica in pieno stile Neu! che i freddi inserti elettronici di Arcuri e l’ammaliante canto da oscura sirena della Radis fanno confluire in un tetro space rock di matrice hawkwindiana.

Amir Of Madness, complice la ruvida presenza vocale di Mahdi Khema dei tunisini Carthagods, si affida a sinuose linee arabeggianti che individuano nel basso di Enio e nel disarticolato drumming di Di Virgilio i mediatori per un nuovo ed originale linguaggio metal.

Con le infernali atmosfere di Sinner’s World Nicolini e Canzano schiudono le porte di un mondo di peccatori nel quale riecheggia, minacciosa e mefistofelica, la voce di Bud. La sottile linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato mette in guardia i fragili peccatori che vogliono salvare le loro anime dalle fiamme dell’inferno.

Escape è il classico pezzo heavy metal, robusto, tirato e scandito, che non può mancare in un lavoro come Heavy Sharing. Da segnalare l’appassionata performance vocale di Morby che conferisce al brano un respiro più internazionale.

Chiude l’album un’insolita Ai Confini Del Mondo che, con i sussurri di Ben e il marcato “trattamento elettronico” riservato dal Dj e compositore di musica elettronica sperimentale Globster, si allontana dai canonici stilemi heavy per sconfinare in territori techno-futuristici.

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