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Nosound – Scintilla

nosound-2016-scintilla-300x300pxNOSOUND

Scintilla (2016)

Kscope

Tre anni fa “Afterthoughts” decretava la definitiva ascesa dei Nosound nel gotha della scena musicale progressiva contemporanea, confermata anche dal crescente interesse dell’etichetta inglese Kscope e dall’invidiabile considerazione guadagnata a livello internazionale. Come spesso accade a molti artisti, il raggiungimento di importanti obiettivi non rappresenta un punto di arrivo ma una solida base di partenza per nuovi percorsi artistici. È così che la creatura di Erra, sempre in continua evoluzione, prova a superare i confini del progressive rock per tentare nuove avventure tra desolate lande post-rock e riverberi shoegaze.

Segnali di “cambiamento” si ravvisavano già in “Teide 2390”, intenso live album registrato allo Starmus Festival di Tenerife nel settembre 2014 e pubblicato dalla Kscope il 13 aprile 2015, ma è con la definizione del nuovo album che la band tenta l’impresa: avvicinare l’orecchio al cuore (come suggerisce il nuovo logo).

Il 23 maggio 2016 il video-singolo Scintilla anticipa titolo ed atmosfere del quinto album in studio della band, che la Kscope pubblica il 2 settembre. Ispirato da sconvolgimenti personali e dal desiderio di cambiamento, Scintilla propone un nuovo approccio musicale e visivo per Giancarlo Erra (voce, chitarra, tastiere), Paolo Vigliarolo (chitarre), Alessandro Luci (basso), Marco Berni (tastiere) e Giulio Caneponi (batteria).

Ad impreziosire l’album le importanti collaborazioni di Vincent Cavanagh, frontman degli Anathema, che presta la sua inconfondibile voce in In Celebration Of Life e The Perfect Wife, l’elegante Andrea Chimenti, che partecipa alla scrittura e canta Sogno e incendio, Marianne De Chastelaine al violoncello, Pier Luigi Porrega alla tromba, Giovanni Pontarelli al corno francese e Lorenzo Caloi al trombone.

L’apertura dell’album è affidata al crescente flusso sonoro à la Mogwai di Short Story. I circolari e tremolanti ricami chitarristici di Erra e Vigliarolo, uniti ai minimali accordi di Berni e ai decisi colpi inferti alle pelli da Caneponi, conducono l’opener verso i più classici territori post-rock.

In Last Lunch il tono serafico di Erra, le chitarre liquide e le tastiere solenni attenuano le marcate soluzioni di “I Miss The Ground” favorendo comunque aperture più delicate e sognanti. Se le malinconiche linee del violoncello della De Chastelaine rievocano le atmosfere crepuscolari di “At The Pier“, il basso scabro di Luci e il disarticolato drumming di Caneponi descrivono orizzonti sonori inediti per i Nosound. Proprio l’eccessiva attenzione riservata alla ritmica e agli ovattati e distanti passaggi vocali spinge l’ascoltatore a concentrarsi sul testo e sulla natura musicale del brano creando un curioso parallelo con “Anima Latina”, la più sperimentale opera battistiana.

La romantica illusione di una notte d’amore narrata da Erra in Little Man si perde tra i cristallini scintillii delle tastiere e le dolenti melodie del violoncello. La ritmica aerea, gli arpeggi acustici e la chitarra liquida definiscono i contorni di una fantastica fiaba folk che sconfina fluidamente nella rarefatta coda psichedelica.

In Celebration Of Life è un omaggio di Erra ad Alec Wildey, giovane fan della band scomparso all’età di ventisei anni dopo una dura battaglia contro il cancro. L’operazione segue quella di “The Old Peace”, l’illustre omaggio tributato a Wildey da Steven Wilson e Mariusz Duda che, come in questo caso, hanno messo in musica alcune sue poesie. Gli evocativi versi di Wildey “You just don’t see the abundance of love/ I have inside/ In celebration of life”, ripetuti da Cavanagh con voce eterea, risuonano circolari nelle ipnotiche melodie tracciate da chitarre e piano per poi lasciar spazio al commovente assolo finale di Giancarlo.

Tra le rarissime licenze concesse da Erra alla lingua italiana figura la raffinata Sogno e incendio, composizione scritta a quattro mani con Andrea Chimenti, nella quale si apprezza tanto la toccante poesia sonora della band quanto l’estrema sensibilità vocale dell’artista tosco-emiliano. Fin dai versi iniziali “Ho steso la mia pelle sulla strada / e ho lasciato camminarci la sera / con le ombre delle case / trafitte dalla pioggia / e i deserti di luce alle finestre”, l’oscuro tono cantautorale di Chimenti permea le liquide trame psych space di Erra e compagni, ordite tra pause e dilatazioni, sfatando vecchi tabù che li volevano su fronti diametralmente opposti.

L’andatura zoppa con scivolate jazz di Emily riporta alle stralunate atmosfere dei primissimi Porcupine Tree. Una filastrocca cupa dai sognanti contorni romantici che vaga tra i versi “Step out tonight and look up at the stars / We could share the same sky once more even if we’re apart”, le struggenti note del violoncello e il mesto commiato degli ottoni.

In The Perfect Wife i ricordi più intimi vengono sopraffatti dalla rabbia e dall’odio. Il malinconico percorso a ritroso, guidato dagli arpeggi di chitarra e dal violoncello della De Chastelaine, innesca la dolorosa reazione di Erra, doppiata da un rabbioso e watersiano Cavanagh che, di contro, agevola l’improvvisa virata distorta.

Il languido accompagnamento minimale del pianoforte e le tastiere ectoplasmatiche monopolizzano Love Is Forever  lasciando affiorare il (fino ad ora) velato lavoro di Berni ed Erra, qui più che mai percepibile nelle continue alternanze di pieni e vuoti. È proprio il doloroso senso di vuoto di sentimenti che porta Erra a chiudere il brano con gli amari versi “This song is for all you lovers / and that fucking smile on your face / that sparkle in your eyes / blinding us from your demons inside / the ones I see you want to hide / To survive, I convinced myself you lie”.

Sulla stessa linea tematica si muove anche Evil Smile triste ballata che prende corpo dalla chitarra acustica di Vigliaroli e dalla misurata ma decisa ritmica di Caneponi e Luci. Le liriche di Erra indagano ancora una volta le velenose riflessioni scaturite da una dolorosa separazione.

A chiudere l’album è l’umbratile title track che, traghettata da una chitarra gilmouriana, da un malinconico pianoforte e dall’immancabile violoncello, naviga le placide acque del floydiano fiume senza fine. Un congedo emozionante celebrato da una ritmica marziale e da squillanti ottoni che squarciano il cielo plumbeo lasciando intravedere una luminosa e scintillante serenità.

L’album è disponibile nei seguenti formati: CD deluxe / blu-ray in mediabook, con booklet di 24 pagine, (HD stereo 5.1 surround sound mix e contenuti video extra); doppio vinile 180g gatefold con booklet (con download card).

Per maggiori info: nosound.net

Per acquistare copia dell’album: Burningshed



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