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Numi, I – Alpha Ralpha Boulevard

I Numi (1971) Alpha Ralpha BoulevardI NUMI

Alpha Ralpha Boulevard (1971)

Polaris

Tra i primi gruppi italiani che si approcciarono “timidamente” alla nuova visione della musica proveniente da oltremanica troviamo anche I Numi. Nata sul finire degli anni ’60, con musicisti provenienti da vari gruppi beat (Gli Spettri, Gli Imprevisti e I Solitari), la formazione si assesta nel 1971 con Furio Sollazzi (batteria), Roberto Tava (chitarra, voce), Mario “Carlos” Rognoni (chitarra, voce), Beppe Tiranzoni (tastiere, voce) e Paolo Buccelli (basso, chitarra, voce).

In quegli anni, tramite Mario Battaini (The Duke of Burlington), entrano in contatto con Bruno Pallesi, fondatore della Polaris, il quale propone loro la realizzazione di un album. Il dover realizzare brani originali, a detta di Sollazzi (nell’intervista rilasciata ad Augusto Croce nel 2003), manda nel panico la band, ma l’amicizia col cantautore Guido Bolzoni risulta risolutiva: “Dov’è il problema? Io ho tante canzoni, prendete quelle che volete”.  Così nasce Alpha Ralpha Boulevard, titolo ispirato all’omonimo romanzo fantascientifico di Cordwainer Smith.

Il lavoro si sviluppa soprattutto su piani melodico-onirici, limitando le sortite prog al brano d’apertura. Le atmosfere rimandano ai New Trolls pre-’70 o ai Capricorn College. Non mancano comunque buone individualità, come Sollazzi alla batteria o Rognoni alla chitarra. Molto bella la copertina realizzata daFederico Krafft, mentre nei credits il nome di Sollazzi compare con una sola “l”.

Sollazzi, nell’intervista ricordata poc’anzi, racconta altri interessanti aneddoti. Innanzitutto il suono dell’album che la band aveva in mente era molto diverso da quello presente sul lavoro finito. Registrato in quattro giorni, la prima versione dell’album presentava queste caratteristiche: una voce fortissima in primo piano, basso inesistente (dicevano che avrebbe fatto saltare la puntina!), gli altri strumenti tenuti molto bassi nel missaggio e un sacco di stranezze che lo facevano suonare terribile. La band allora tornò nello studio di registrazione e “sequestrò” l’autore di questo “scempio”, Guido Lamorgese. Poi telefonammo a Pallesi e gli dicemmo che il disco non sarebbe uscito in quel modo, e che volevamo che fosse rimissato, altrimenti tutti sarebbero rimasti con noi nello studio chiuso a chiave. Alcune modifiche furono apportate, ma il risultato restò comunque lontano da quello voluto. Quando, alcuni mesi più tardi, ascoltai Impressioni di settembre della PFM, questo mi ha fatto piangere il cuore, era proprio il suono che cercavo!

L’album fu stampato in mille copie, tutte vendute, e, a detta di Sollazzi, la band non ricevette un soldo. Alcuni brani vennero trasmessi alla radio dalla RAI e l’album rimase per sei settimane nella classifica di Supersonic.

Alpha Ralpha Boulevard. Un interessante intreccio sonoro in crescendo apre la title track. Folate di vento, batteria frizzante, basso, piano e chitarra compongono questa delicata e, al tempo stesso, vivace trama. Poi Guido Bolzoni, in qualità di ospite (sua la scelta di cantare nel brano dopo ave ascoltato la versione de I Numi), inizia il suo dolce canto in un clima piuttosto onirico. Questi i primi versi: A destra del monte / dove il cielo è più chiaro / inizia una strada: / l’”Alpha Ralpa Boulevard”. Lì trovai risposte al tempo […]. L’atmosfera cresce d’intensità col passare dei secondi sino all’esplosione “capitanata” dalla batteria di Sollazzi, cui fanno compagnia l’ottimo lavoro al basso di Buccelli e la chitarra di Rognoni. Questo “botta e risposta” dolce/energico è riproposto più volte lungo gli otto minuti del brano.

La seguente San Miguel ha una struttura e delle sonorità decisamente più melodiche rispetto al brano d’apertura. Sono soprattutto la chitarra di Rognoni e il basso di Buccelli, sempre presenti lungo il brano, a dare un tocco di brio. Nel finale poi anche Sollazzi fa sentire di più il suo tocco sull’assolo ispirato di Rognoni.

Anche La nuova età sembra mantenersi su sonorità leggere, con alcuni segmenti in cui troviamo più dinamismo e un intermezzo sognante.

Atmosfera da ballad romantica per Luce e gloria per te. L’effetto wah wah della chitarra iniziale rende il suono più diluito, prima dell’ingresso della voce molto calda. Grande spazio è concesso a metà brano a Tiranzoni che, con il suo organo, crea un bel discorso molto british. Nel finale poi è Rognoni che rispolvera l’effetto iniziale e realizza un intrigante solo in cui, con le dovute proporzioni, s’intravede la sua passione per Santana (in questo caso il Santana più dolce).

Così come il brano iniziale si apriva con folate di vento, Fuma materiae progredientis parte con le onde del mare che s’infrangono a riva. Poi una nuova chitarra con wah wah (differente dal brano precedente), suonata da Bolzoni, inizia a creare un’atmosfera “onirico-swing”. Altro ospite del brano, e grande protagonista, è Paolo Fabbri (entrato a far parte della band l’anno seguente) con il suo flauto. Anche Sollazzi si diverte con morbidi contrattempi.

325 vira decisamente verso sonorità beat (l’unica differenza con i brani di quel periodo è la durata sicuramente non-beat con i suoi quasi sette minuti), con la voce di Rognoni che a tratti sembra quella del primo Claudio Baglioni. Strutturalmente sembra un brano dei New Trolls di Senza Orario Senza Bandiera diluito.

Con Alpha Ralpha reprise I Numi fanno un salto nel passato nei territori del puro rock’n’roll, con il piano pulsante di Tiranzoni (un po’ alla The Duke of Burlington in Slot Machine) davvero ispirato e interessanti assoli di Rognoni. Nel finale anche Sollazzi accentua la sua presenza con intriganti scambi ritmici.

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