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Nümph – Theories Of Light

Numph (2013) Theories Of LightNÜMPH

Theories Of Light (2013)

Autoprodotto

Theories Of Light è il primo full lenght dei Nümph, band toscana nata nel 2010 e con all’attivo già un EP autoprodotto, “Four Zoas”. Proprio l’ottimo riscontro ottenuto dall’EP ha innescato un processo di profonda ricerca e sperimentazione musicale che ha portato il gruppo alla stesura di questo ambizioso lavoro. Diciamo subito che la gestazione dell’opera è stata lunga e travagliata: dapprima la riorganizzazione della line-up intorno ai tre membri fondatori Marco Bartoli (voce), Luca Giampietri (chitarre) e Giuseppe D’Aleo (batteria, percussioni), ai quali si è aggiunto Antonio Conti (basso); a seguire l’inevitabile slittamento delle fasi di scrittura e composizione, iniziate già negli ultimi mesi del 2011, ma giunte a termine solo nei primi mesi del 2013.

Registrato al Basement Music Center da Giuseppe D’Aleo, mixato da Matt Bayles (Mastodon, Isis, The Sword) presso i Red Room Studios e masterizzato da Ed Brooks (R.E.M., Isis, Pearl Jam) al RFI Mastering, Theories Of Light viene pubblicato il 23 settembre 2013.

L’album ha come tema principale la perdita e la ricerca di sé stessi, della propria natura, attraverso un percorso tormentato e tortuoso che, risucchiato nel vortice del destino e fatto scivolare nell’oscuro tunnel della morte, conduce ad una luminosa rinascita. Un’anima esoterica, dunque, quella di Theories Of Light, rimarcata anche dall’artwork tooliano di Jeffrey Smith. Oscuri e fumosi tunnel, avvolti da anomali bagliori luminosi, accolgono esili figure umanoidi che volteggiano, sezionate e contrapposte, su spettacolari tramonti boreali. In copertina, invece, si materializza lo schema cabalistico dell’Albero della Vita, della Conoscenza, del Bene e del Male: le colonne/sephirot di Splendore, Forza e Intelligenza (a sinistra) e di Eternità, Amore e Sapienza (a destra) tracciano il diagramma che racchiude al centro il radioso Albero della Conoscenza. Da qui si avvita la nebulosa Scala di Giobbe lungo la quale sale e scende vorticosamente anche la consapevolezza degli esseri umani.

Ad aprire l’album è proprio Theories Of Light, traccia dall’andamento suadente e spiraliforme che funge un po’ da direttrice attorno alla quale si svilupperà l’intera opera. Gli atmosferici arpeggi iniziali di Giampietri conducono l’ascoltatore in una dimensione inquieta e al tempo stesso avvolgente, mentre le fluide linee del basso di Conti e la ritmica fratturata di D’Aleo agiscono a livello subliminale ipnotizzando con vibrazioni ovattate e colpi accentati. Il tono caldo e melodico di Bartoli assume man mano una cadenza zoppa e sezionata che riesce a mediare il Keenan più oscuro e cerebrale dei Tool con quello malinconico e decadente degli A Perfect Circle. Al giro di boa, però, il brano inizia ad avvilupparsi in un crescendo che, giustificando il ricorso ai nomi presenti nei credits, si assesta su soluzioni sludge metal di matrice Isis e Neurosis, con tanto di growl e riff cadenzati, per poi ritornare nei ranghi con una chiusura lenta e struggente.

Decisamente più energica la successiva Jacob’s Ladder, brano dall’impatto immediato che tuttavia ripara verso sonorità e stilemi alquanto datati. Pearl Jam, Alice in Chains e (per certi versi) anche i nostrani Karma fanno capolino qua e là nel curioso mix di heavy metal, alternative rock e grunge. La duttilità vocale di Bartoli fa rivivere qui il miglior Staley, ed è forse proprio nelle sovrapposizioni vocali, nei riff e nell’andatura furiosa che il brano trova i suoi punti di forza.

Dust Of Souls, con il suo mood atmosferico, si dirige verso gli stessi lidi floydiani frequentati dai primi Porcupine Tree e nelle melodie dei più recenti Anathema e Katatonia. Una malcelata malinconia di fondo viene pian piano accentuata dalla chitarra liquida e a tratti solenne di Giampietri, anche se è con l’apertura corale delle voci che il pathos raggiunge l’acme.

In una direzione simile si muove anche In Dark Limbo. Ancora una volta i dilatati arpeggi di chitarra si annodano alle calde trame vocali di Bartoli facendo ricomparire ombre da un passato (nemmeno troppo lontano) nel quale grunge e alternative regnavano sovrani.

Con Death And Rebirth si ritorna alle orbite ellittiche della title track, in un continuo avvicendamento tra sonorità dure e spigolose e impalpabili aperture melodiche. Nella dolente voce filtrata, così come nella chitarra matematica e soprattutto nella ritmica spiroidale di D’Aleo e Conti, risuonano echi tooliani che potrebbero aprire alla band nuovi scenari e che di fatto fungono da trampolino di lancio per la successiva Deep Impact. Riffoni micidiali edificano la struttura ritmica del brano più prog metal di Theories Of Light. Per rendere l’idea della potenza e della velocità messi in campo in questo pezzo si potrebbero azzardare numerosi paragoni, ma è senza dubbio agli ultimi Opeth che i Nümph hanno guardato, specie per i raddoppi vocali e le marcature chitarristiche.

Da Within The Core, invece, trasuda la stessa ansiogena claustrofobia di “Thirteenth Step”, stemperata solo in parte dalle ruvide e scandite bordate elettriche della chitarra. La naturalezza con cui tutto si consuma lascia apprezzare la spontaneità della proposta musicale della band, i cui componenti dimostrano di saper mettere in pratica gli insegnamenti appresi dai grandi nomi della scena internazionale.

A chiudere l’album sono le rilassate melodie di An Angel. Arpeggi cristallini e suoni eterei provano a tracciare i contorni indefinibili del profondo spazio luminoso nel quale l’oscuro tunnel sfocia rendendo divino ciò che prima era umano.

Per maggiori info: Numph | Facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.


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