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Nyl – Nyl

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Nyl (2011)

Psych Up Melodies

Nyl è il nome di una comune francese dedita alla psichedelia e al prog, la cui formazione risale alla metà degli anni ’70 dalle ceneri della seminale psych/space rock band francese Cheval Fou, attiva dal 1970 al 1975. Proprio la sterile esperienza dei Cheval Fou porta Michel Peteau (chitarra) e Stéphane Rossini (batteria, voce) a circondarsi di un nutrito numero di musicisti allo scopo di giungere alla pubblicazione di un vero e proprio album. Ai due fondatori si uniscono vecchi amici: Olivier Pamela (basso e voci), Bernard Lavialle (chitarra), Patrick Fontaine (basso), Elisabeth Wiener (voci), Loy Ehrlich (pianoforte), Ariel Kalma (sax soprano), Patrice Quentin (sax contralto); e illustri collaboratori come Dominique Blanc Franquard (Moog, missaggio)e Jannick Top (basso; già membro dei Magma).

Il gruppo, così composto, si riunisce per registrare il materiale dal vivo in uno studio, riuscendo a cristallizzare i brani che andranno a comporre il primo ed unico album omonimo dei Nyl.

Nel 1976 la Urus Records pubblicala prima versione dell’album, contenente solo sette brani, seguita nel 1994 da una ristampa della Legend Music che include anche alcune tracce bonus tratte da una demo live (a nome Nil). Nel 2011, grazie all’interessamento di Fabrizio Di Vicino, responsabile dell’etichetta italiana Psych Up Melodies, viene ristampato su CD tutto il materiale (bonus track incluse).

Ad aprire l’album è proprio la lunga title track, che, tra cori inquietanti, sassofoni disturbati e ritmica ossessiva, danza sulla linea di confine tra le più oscure divagazioni psichedeliche e l’allora nascente zeuhl. L’uso disteso del flauto ricorda tanto i Gravy Train del primo album, quanto l’esotico progressive rock degli East Of Eden. La ritmica marziale, il basso abrasivo e il piano elettrico percussivo seguono il classico copione vanderiano, così pure gli inquietanti botta e risposta tra cori femminili e maschili. Non mancano divagazioni space, ravvisabili principalmente nei freddi suoni del Moog e nelle ardite soluzioni sonore del sax in chiusura di brano.

A seguire Abery, un più canonico brano rock che si affida ad accordi liquidi, dilatati, e ad effetti spaziali ovattati e distanti nei quali si riscontrano più punti di contatto con lo space blues del nostro Electric Frankenstein (“What me worry?”).

Una brevissima improvvisazione free apre Nyarlathotep. La traccia si snoda tra le fumose escursioni psichedeliche dei primi Floyd e il misticismo dello zeuhl della prima ora (e non solo), qui rimarcato anche dal massiccio richiamo alla cultura e all’immaginario dell’antico Egitto (come testimoniano le illustrazioni e l’artwork).

Con Shatt si cambia nuovamente scena: jazz rock assai tirato con sezione ritmica e sax in grande evidenza.

Più solare ma non meno spedito è Dromadaire Bleu, brano di più marcata natura prog, che, tuttavia, non disdegna divagazioni lisergiche e una scansione ritmica incalzante e circolare. A lungo andare i ripetuti sconfinamenti psichedelici si perdono al cospetto di un insistente free jazz che vede nella sezione fiati la chiave di volta dell’intero brano.

Il cantato in lingua madre e il massiccio ricorso ad una strumentazione acustica relegano Ailes D’Or entro i confini del più noto prog rock francese (Ange su tutti). I cori e i seducenti sospiri femminili (debitori degli space whispers della Smyth) conferiscono al brano un fascino languido e sensuale, solo nel finale smorzato dalla chitarra southern e dal pianoforte honky-tonk.

Dervishes svela la sua duplice anima avviando dapprima una spedita trance ipnotica che ne avvalora l’ispirazione, per poi riparare verso i lidi southern già sondati nel precedente brano.

L’opera originale terminava con l’articolata Ibha. La traccia, strenuamente avviluppata alle ottime linee del basso, viene rivitalizzata dalla velocissima fuga innescata da chitarra, sax e percussioni etniche, poi bruscamente interrotta dalle spaziali escursioni del Moog. Ciò che ne viene fuori è un suono indefinibile che spazia dall’oscuro zeuhl dei Magma, all’elettronica degli Heldon, al misticismo krauto degli Amon Düül II di “Yeti”.

Tra il materiale bonus incluso in questa nuova pubblicazione ci sono anche due brani tratti da Intro Demo e cinque da Nil Live Demo. Del primo lotto fanno parte Jaguar I e Jaguar II: il primo capitolo è decisamente più atmosferico e spaziale, mentre il secondo si avvale di sonorità robotiche ed accordi minimali che ne accentuano la freddezza futuristica.

Il secondo blocco, invece, offre uno spaccato live della band. Nyl II e Nyl III trasfigurano l’originaria title track in maniera assai diversa. Nella prima, ectoplasmatica e sfuggente, clangori metallici e lampi siderei rimarcano i riverberi spaziali di “Echoes” dei Pink Floyd, mentre ritmica serrata e chitarre distorte danno vita ad un rituale spaziale à la Hawkwind. Nella seconda, etnica ed ammaliante, le percussioni sahariane degli Aktuala di “Tappeto volante” si mescolano ai sassofoni sumeri degli East of Eden, generando un insolito jazz rock che muta forma mantenendo fede al tema originario. Surfing Ibha è una breve improvvisazione improntata prevalentemente sulle divagazioni chitarristiche e sul pirotecnico drumming. Nyarlathotep II non si discosta tanto dalla prima versione, pur sviluppandosi su sonorità più aspre che comunque si dissolvono in breve tempo. Chiude l’opera Alex, brano pesantemente influenzato dal krautrock atmosferico degli Organisation, che congeda l’ascoltatore con nastri alla rovescia dai quali emerge una curiosa litania egizia.

Per maggiori info: www.psychupmelodies.com

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