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O.R.k. – Soul Of An Octopus

O.R.k. (2017) Soul of an OctopusO.R.k.

Soul Of An Octopus (2017)

Raro Noise Records

Il 24 febbraio 2017, a un anno e mezzo dal debut album “Inflamed Rides”, gli O.R.k. pubblicano per la Raro Noise Records il loro secondo lavoro in studio, Soul Of An Octopus. L’urgenza creativa del supergruppo formato dagli italiani Lorenzo Esposito Fornasari aka LEF (Berserk!, Obake) e Carmelo Pipitone, chitarrista dei Marta sui Tubi, e da due mostri sacri del rock internazionale come il batterista Pat Mastelotto (King Crimson, KoMaRa, ecc.) e il bassista Colin Edwin (Porcupine Tree, Ex-Wise Heads, ecc.) spinge verso la definizione di un album dal sound molto più potente e intenso.

Prodotto dallo stesso LEF, il disco è stato mixato da Marc Urselli (vincitore di 3 Grammies, sound engineer di pezzi da novanta come John Zorn, Lou Reed, Laurie Anderson, Mike Patton e molti altri) e masterizzato da Michael Fossenkemper al Turtletone Studio di New York. Il magnifico artwork è anche stavolta curato da Nanà Oktopus Dalla Porta, che ha inventato un nuovo capitolo della immaginifica visione del mondo O.R.k., in questo caso ispirato all’elemento acquatico, con protagonista l’inquietante figura lovecraftiana di Cthulhu, che si lega al filo conduttore dei testi dell’album.

La scrittura degli O.R.k. trae linfa da una moltitudine di fonti, coerentemente con le abbondanti e variegatissime esperienze musicali dei quattro membri fondatori: dall’opera contemporanea e il metal astratto di Obake per LEF, al rock progressivo sinfonico dei Porcupine Tree e ai progetti jazz-rock per Edwin, al rock alternativo dei Marta sui Tubi per Pipitone, al prog dei King Crimson e ai numerosi progetti jazz-rock ed art-rock per Mastelotto. Il collante per questa varietà è dato tanto dal range vocale senza limiti di Fornasari, capace di passare senza soluzione di continuità da toni quasi operistici a momenti più intimistici, quanto dall’innovativo approccio chitarristico di Pipitone, alle chitarre elettriche ma anche e soprattutto alla chitarra acustica.

L’ingombrante presenza di Mastelotto potrebbe indurre gli ascoltatori a fare paragoni con la musica dei King Crimson. Nel caso specifico l’opener Too Numb suggerisce similitudini con “Discipline” per alcuni pattern ritmici di contrasto alla voce di LEF. Ma è l’aggrovigliata e sfuggente chitarra elettrica di Pipitone a tessere trame nervose ed ossessive che, richiamando le fameliche murene color verde oro in copertina, sfuggono a qualsiasi derivazione.

Il passaggio di Carmelo all’acustica definisce il blues avvinazzato e barcollante di Collapsing Hopes. La grandezza di Edwin e Mastelotto la si apprezza ancor più nella lineare struttura ritmica, fluida ma allo stesso modo opprimente, che disegna scenari claustrofobici senza rinunciare a repentine deflagrazioni che sottendono l’infuocato finale elettrico.

Nelle torbide atmosfere di Searching For The Code le asperità noise e i martellanti beats chiamano in causa l’universo sonoro degli Obake. L’espressiva e drammatica performance di LEF ne dà ulteriore conferma alternando timbri antipodici che contemplano il dolente Gahan dei ’90 e il Sylvian più intimista.

Dirty Rain non si discosta da questa linea e lascia emergere ancora una volta i toni teatrali di LEF. La pachidermica ritmica di Edwin e Mastelotto , l’ambiguità vocale di LEF, l’elettronica disturbante e il mood decadente dell’intero brano lasciano emergere affinità estetiche con il crepuscolare sound di Tweaker (alias Chris Vrenna). I riff wilsoniani e le svisate d’organo vintage, invece, esplorano gli oscuri sentieri già battuti da Porcupine Tree e Riverside.

Nell’emozionante Scarlet Water, il camaleontico LEF sfoggia tonalità vocali inedite che mutano al variare dell’intensità sonora dal tono confidenziale di Sylvian ai falsetti di Bellamy. Le frustate elettroniche à la Friedman e le aperture corali rimandano ai Nine Horses di “Darkest Bird”, mentre gli spunti psichedelici accennati da chitarra acustica e macchine vintage scomodano gli Opeth di “Sorceress“.

Il rugginoso tono da crooner di Fornasari, che a tratti ricorda Cohen, apre l’oscura ballata Heaven Proof House. La natura acustica del brano mette in risalto il caldo drumming di Mastelotto e il tocco felpato di Edwin. Neppure le ovattate torture soniche di Pipitone riescono a diradare la coltre fumosa da jazz club che si addensa tra il cerchio del rullante, le corde del contrabbasso, gli archi e la ruvida ugola del titolare.

La ritmica fratturata e i nervosi riff matematici di Just Another Bad Day condensano l’estetica crimsoniana seconda maniera e le cervellotiche costruzioni tooliane per poi scomporle con frenetici ritmi jungle e feroci affondi prog metal.

In Capture Or Reveal atmosfere floydiane fanno da sfondo a solari melodie cinematografiche che dapprima sconfinano nella calda psichedelia di “Phanerothyme” e in seguito in un etereo prog folk. In un crescendo continuo, la trama sonora si fa sempre più tesa e drammatica per far fronte all’intenso e doloroso canto di LEF.

L’album si chiude con l’amara poesia di Till The Sunrise Comes. I toni quasi operistici di LEF, tormentati e commoventi, enfatizzano oscure progressioni post-rock tra marcate scansioni ritmiche, chitarre straziate, archi malinconici, ruvidi noises e umori darkwave.

Nel complesso, il suono del rock a 360 gradi degli O.R.k. di Soul Of An Octopus risulta moderno, energico e affilato, potente ma sempre cantabile, ed è molto più della somma delle parti in gioco.

Per maggiori info: O.R.k. | Facebook


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