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OAK a Roma – Cronaca di un evento

cronaca concerto oakSabato 19 maggio, Teatro IF, Roma. La sala è piccola, piena. C’è anche della gente in piedi, arrivata da ogni parte della capitale per assistere allo spettacolo degli OAK dedicato a Giordano Brunoconcept album pubblicato agli inizi del 2018.

Jerry Cutillo, anima deli OAK, ha promesso che sarà uno spettacolo particolare, magico, diverso da quanto si possa ascoltare sul doppio album poiché sul palco non troveremo David Jackson, Sonja Kristina, Richard Sinclair, Maart Allcock, Jenny Sorrenti e tutti gli altri collaboratori presenti nell’opera, ma un trio d’archi (e un tastierista), e arricchito da qualche imprevisto ed efficace “effetto speciale”.

Ad introdurre la serata il giornalista Maurizio Baiata che, dopo aver anticipato qualcosa sulla figura di Giordano Bruno e sullo spettacolo che di li a breve andrà a cominciare, invita sul palco Sonia Scialanca. A lei l’onore di aprire la serata.

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Sonia, con la sola chitarra, non si fa pregare e, con tanta sicurezza e bravura, esegue una serie di brani tratti dal suo album “Demoni”. Atmosfere che spaziano dal prog al cantautorato e un canto che ricorda Carmen Consoli e Moltheni/Umberto Maria Giardini. Una bella scoperta.

E poi torna sul palco Baiata, ancora un intervento su Giordano Bruno e su Jerry Cutillo. Il pubblico attende l’ingresso del menestrello e il menestrello non si fa pregare. Eccolo sul palco insieme a Carlo Cossu (primo violino), Gianni Pieri (violoncello) e Luigi Barulli (secondo violino).

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Dopo i saluti di rito si può partire e Cutillo la fa introducendo “The Globe” e la sua atmosfera folkeggiante che, grazie al tocco degli archi, assume un tono decisamente più solenne (una caratteristica che emergerà in tutti i brani eseguiti dal terzetto). È poi la volta di “Sandali rossi” seguita a ruota da “Circe”, brani magnetici scalfiti solo da… un problema al jack della chitarra di Jerry (superato brillantemente)!

E, mentre sul palco si assiste all’avvicendamento tra il trio d’archi e Alessandro Scognamiglio alla tastiera, e il brano “Liber in Tiberi” prende il via, ecco giungere uno dei momenti più suggestivi della serata: l’ingresso in scena di Giordano Bruno. È il mimo Romano Rocchi ad impersonare degnamente il monaco nolano, coadiuvato ottimamente dalla “discepola” Laura Benfenati (già apparsa in scena in precedenza). Le sue espressioni, i suoi movimenti, pura arte al servizio degli OAK.

Rimasto “musicalmente” solo, indossato il suo classico cappello e impugnato il fido fluato, Cutillo dà poi il via a “Un valzer per il Mocenigo” mentre accanto a sé lo spettacolo silenzioso della coppia Rocchi/Benfenati prosegue senza sosta.

E con “Dreams of Mandragora”, che vede il ritorno sul palco di Cossu, Pieri e Barulli, e con Jerry che passa alla chitarra a doppio manico, si giunge alla fine. Oppure no? Terminato il brano, i musicisti lasciano il palco mentre Jerry “immagina” che a breve sarà richiesto un bis da parte del pubblico.

In attesa del rientro in scena dei musicisti, il palco viene occupato nuovamente da Baiata, ottimo intrattenitore, e dal breve intervento sul parallelismo Bruno-Cutillo di Fabio Rossi.

Rieccoli. I quattro sono pronti a regalare l’ultima, anzi penultima, perla, l’emozionante “Campo de’ Fiori”. E per finire, sul palco tornano anche Sonia Scialanca e Alessandro Scognamiglio. In sei regalano l’ultima magia, una rilettura davvero affascinante di “The Court of the Crimson King” dei King Crimson. Una chiusura straordinaria per un evento straordinario.

E poi tutti a brindare con Jerry e il vino di Solopaca d’OAK!

Redazione HamelinProg, 19 maggio 2018

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