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Orlando, Andrea – Dalla vita autentica

Andrea Orlando (2017) Dalla vita autenticaANDREA ORLANDO

Dalla vita autentica (2017)

AMS Records

Dalla pubblicazione de “La notte anche di giorno“, terzo album in studio della formazione genovese La Coscienza di Zeno, sono trascorsi ormai due anni. In questo lasso di tempo il batterista Andrea Orlando ha prestato le proprie bacchette per gli album de La Curva di Lesmo e del progetto solista Il Cerchio Medianico del collega Stefano Agnini ed è anche riuscito a trovare il tempo per dare sfogo alla propria creatività, scrivendo, producendo e arrangiando il suo debutto sulla lunga distanza, Dalla vita autentica, disco pubblicato il 29 settembre 2017 per la AMS Records in cui oltre alla batteria suona anche organo e Mellotron.

Per il suo esordio discografico Andrea ha voluto fare le cose in grande radunando attorno a sé quasi tutti gli esponenti del panorama prog ligure. La nutrita line-up, infatti, include svariati musicisti della già citata La Coscienza di Zeno, di Höstsonaten, Finisterre, La Maschera di Cera, Ubi Maior e numerosi altri progetti: Alessandro Corvaglia e Simona Angioloni (voce), Agostino Macor (piano, tastiere), Laura Marsano, Marcella Arganese e Stefano Marelli (chitarre), Paolo Priolo (basso), Roberta Tumminello (violino, viola), Melissa Del Lucchese (violoncello), Alessandro Paolini (contrabbasso), Marco Callegari (tromba) e Rossano Rox Villa (programmazione, effetti), qui uniti con sorprendente maestria ed equilibrio.

La sfida più ardua per Orlando, sia sul piano compositivo, sia su quello esecutivo, è stata quella di far coesistere e dialogare le diverse anime presenti nel disco (che talvolta convivono anche in uno stesso brano), e che richiamano a loro volta i generi che ama di più: la musica sinfonica, il rock progressivo e il jazz. Dal punto di vista musicale Dalla vita autentica è un album complesso ma mai prolisso, di moderno e mediterraneo rock progressivo, che vive di contrasti tra parti orchestrali, affidate a pianoforte e archi, ed altre più liriche e rock.

Gli scatti fotografici di Agostino Macor, utilizzati per la copertina e il libretto, rappresentano visivamente i temi espressi attraverso la musica e i testi. Questi ultimi risultano diretti ed autentici, volti ad arrivare al cuore delle persone senza troppi travestimenti o giri di parole.

Ad aprire l’album è la strumentale Le forme della distanza… curiosa parentesi di kosmische musik minimale sospinta dalle fredde modulazioni del synth del titolare, dagli effetti di Villa e dall’ovattato piano elettrico di Macor. L’acquatica chitarra della Arganese disegna rivoli frenetici che sgocciolano copiosi dalla locomotiva del duo Orlando/Priolo ormai lanciata in un’inarrestabile corsa verso lo spazio cosmico.

Oltre domani segna il ritorno alle classiche atmosfere progressive che da sempre appartengono all’universo musicale di Andrea. La chitarra di Marelli assicura la giusta dose di solennità al brano che collima alla perfezione con le coordinate stilistiche dei Finisterre. Il movimentato tema e la ritmica di Orlando vengono qui  marcati dal percussivo piano di Macor, mentre l’intenso canto di Corvaglia aggiunge spessore alle già complesse trame sonore. A suggellare il tutto è l’intima coda aperta dal piano elettrico di Agostino e dagli uggiosi cimbali di Andrea, ed ulteriormente impreziosita dal raffinato ricamo di Melissa al violoncello.

L’incipit di Cinque giorni d’autunno si snoda, a passo scomposto, tra le ossessive, ostinate e a tratti frenetiche spire dell’organo di Andrea e gli incisivi affondi chitarristici di Laura. L’imprevista virata acustica riporta alla luce architetture decadenti di una grigia periferia, terra ai margini nella quale si consuma una breve ma intensa storia d’amore. L’accompagnamento scarno di piano, violoncello, contrabbasso e batteria pone l’accento sulla poetica narrazione che l’interpretazione di Corvaglia e i repentini strappi sinfonici rendono ancor più drammatica.

L’aura crepuscolare che avvolge Cadi con me fa da cornice a malinconici flashback nei quali riemergono sguardi complici ed esperienze condivise. Il viavai dei treni al tramonto ritratto da Macor ha, tuttavia, il sapore delle occasioni perdute che una coinvolta Angioloni fa proprie enfatizzando i passaggi più commoventi. Le chitarre della Marsano piangono dolcemente poesie che confondono il sogno con la realtà. La scrittura di Orlando si lascia permeare dai caldi umori battistiani di “Anima Latina” ampliando lo spettro sonoro al cristallino vibrafono, alla metropolitana tromba di Callegari e all’immancabile piano elettrico di Macor.

Nello strumentale Il giardino di Maya, Orlando coniuga la vivacità del prog mediterraneo di PFM e Banco alle nuove istanze progressive de La Coscienza di Zeno. A dargli man forte: l’ottima Tumminello, che col suo violino aggiunge tensione e liricità al pezzo, e il talentuoso Macor, un vero maestro nel mediare sonorità acustiche ed elettroniche, tra i pochi in grado di ibridare lo stile classico e percussivo di Nocenzi a quello immaginifico e brioso di Premoli.

La componente classico-sinfonica di Höstsonaten riaffiora nell’intima e struggente Fragile, dove l’ampio ricorso ad una strumentazione acustica suggerisce soluzioni orchestrali romantiche. È la sezione archi a delineare i contorni della dolorosa separazione che si profila nei versi iniziali “Figlio non ho parole per spiegare la nebbia / che ho dentro di me. / Siediti vicino e ascolta in silenzio / le mie mani sono ruvide. Ma non temere se questa notte ora chiude i miei occhi / così simili ai tuoi”. La performance di Corvaglia raggiunge vette di puro lirismo nei successivi passaggi “Lascerò l’anima candida, / volerò libero puro e fragile.” e “Sono qui prendimi, stringimi. / Me ne andrò libero puro e fragile.”, rendendo ancor più commovente la dedica di Andrea al padre riportata nell’ultima pagina del booklet.

A chiudere Dalla vita autentica è l’omonima suite, diciassette minuti scarsi di fugaci esplorazioni sonore che ripercorrono tutti i sentieri musicali battuti nell’album. Fotogrammi di esperienze sospese tra sogno e realtà si avvicendano nella continua ricerca della vita autentica. Se gli archi di Tumminello, Del Lucchese e Paolini, uniti al Mellotron di Orlando, evocano visioni oniriche, il piano di Macor, la voce di Corvaglia e le chitarre della coppia Marsano/Arganese riconducono al frenetico mondo reale. Nei continui scontri tra le due “rappresentazioni”, fughe barocche e tirate cavalcate prog si alternano per poi convergere nella sontuosa coda che conclude l’opera tra toni ariosi e solenni.

Per maggiori info: AMS Records







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