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Orne – The Tree Of Life

ORNE

The Tree of Life (2011)

Black Widow Records

Il 27 luglio 2011 i finlandesi Orne pubblicano questo loro secondo lavoro, The Tree of Life. A cinque anni di distanza dal precedente “The Conjuration By The Fire”, gli Orne, prodotti dalla sempre attenta Black Widow, tornano a proporci le loro atmosfere dark prog intrise di folk scandinavo ed esoterismo.

The Tree of Life, infatti, è una sorta di concept album che ha come argomento centrale l’Albero della Vita, uno dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala ebraica. Il tema cabalistico è simbolicamente rappresentato nell’immagine di copertina, “Eva tentata dal serpente”, opera dell’artista preraffaellita inglese John Roddam Spencer Stanhope.

La band è composta da Kimi Kärki (leader del progetto, chitarre), Sami Albert Hynninen (voce), Pirkka Leino (organo Hammond, Fender Rhodes), Pekka Pitkälä (chitarre), Jaakko Penttinen (basso), Timo Oksanen (flauto), Jari Pohjonen (batteria, percussioni). Ospite Lea Tommola (sax).

La natura esoterica dell’album è chiara sin dai primi versi declamati con voce stentorea da Patrick Walker:

“Behold! I confound thee as thou art he that obeys not! Behold the mysteries of the seal of Solomon which I bring forth unto thy power and presence! Behold the creator, the centre of the circle of the living breath; he that is exalted in the power of God and shall not see unto the terror: he that powerfully invoketh and stirreth thee up unto visible appearance: he, the lord of thy governments whose Name is called Octinomos”.

Il passo è tratto da The Lesser Key of Solomon (noto anche come Lemegeton Clavicula Salomonis – tr. La piccola chiave di Salomone), un grimorio anonimo del Seicento e uno dei più famosi libri di demonologia. Al suo interno  è possibile rintracciare chiare influenze cabalistiche, oltre a dettagliate descrizioni di spiriti e dei rituali necessari per evocarli e costringerli a eseguire gli ordini del mago (nel testo detto “esorcista”). Vengono date, inoltre, le istruzioni dettagliate circa i simboli, le procedure rituali da eseguire, le azioni necessarie per impedire che gli spiriti prendano il sopravvento, i preparativi che devono precedere l’evocazione e il modo in cui costruire gli strumenti necessari per l’esecuzione di tali rituali.

Angel Eyes, dunque, non è altro che l’invocazione di uno spirito attraverso un’antica formula tratta dal noto grimorio e ha il duro compito di introdurre l’ascoltatore nell’esoterico mondo degli Orne. Un’intro strumentale che traccia a grandi linee i temi e le ambientazioni dell’album.

Già con la suite The Temple of Worm, gli oscuri scenari degli Orne prendono forma: gli organi vintage di Leino sovrastano gli arpeggi di chitarra di Kärki e creano atmosfere cariche di pathos. La voce sensuale di Hynninen ricorda molto la timbrica di Tony Hill degli High Tide e, di conseguenza, il tono baritonale di Jim Morrison. Con estrema naturalezza afferma: “So che il mio corpo sarà il tempio del verme”, mentre tutto intorno diventa malinconico e struggente. L’elegiaco finale si carica ancor più di tensione con la fuga del rabbioso Hammond e dell’ottima chitarra, che chiudono, dopo oltre dodici minuti, il brano più lungo dell’album.

I versi di una nuova invocazione ai demoni aprono The Return of the Sourcerer. L’Hammond guida Hynninen in una sofferta richiesta di protezione che, tra spunti di puro dark prog, indirizza il brano verso le oscure melodie dei Van der Graaf Generator.

Più dolce e luminosa Don’t Look Now che, tuttavia, affronta ugualmente tematiche oscure come la paura di guardare in faccia l’arrivo della Morte. È un ottimo brano progressive, impreziosito nella seconda parte dall’esplosione di un Hammond in pieno stile Seventies.

Il tema della necrofilia continua anche in Beloved Dead, introdotta da un sofferente arpeggio di chitarra acustica. Hammond, chitarra e sezione ritmica entrano in punta di piedi e non turbano l’atmosfera. Passata la boa, però, i toni mutano a favore di un sound più aggressivo e insistente, come nei migliori psicodrammi di hammilliana memoria.

I Was Made Upon Waters carica ulteriormente il pezzo: un uomo tra la vita e la morte si chiede se sarà felice al momento della sua dipartita. Un brano a metà strada tra prog rock e folk scandinavo, in cui non mancano momenti lirici e atmosfere romantiche. L’uso del mellotron enfatizza le soluzioni più sinfoniche, mentre organo, chitarra e sax fanno rivivere i migliori VDGG. La traccia sfuma e introduce Sephira, brano che chiude il disco. Le Sephirot (plurale di Sephira) rappresentano le dieci entità che costituiscono l’Albero della Vita. Il brano esorta a svegliarsi e crescere per raggiungere la Corona, la Sephira più alta simboleggiante l’inconoscibile, il Messia. Brano cupo in bilico tra hard rock e dark prog che chiude l’oscuro viaggio di The Tree of Life, così come è iniziato, con la stentorea voce di Patrick Walker che declama versi esoterici.

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2 comments

  1. Denis Di Nicolò

    Gli Orne sono senza dubbio uno dei gruppi più interessanti degli ultimi anni ,grazie anche a due dischi ottimi e perfettamente riusciti. The Tree of life è forse meglio del precedente (a sua volta notevole),soprattutto per un sound forse più maturo e coinvolgente. Un dark prog di classe come (ormai) raramente se ne sentono. Bella recensione!

  2. Grazie Denis! Condividiamo la tua visione sugli Orne.
    Ci siamo divertiti a scoprire alcuni aneddoti (sconosciuti a molti!!!) su questo disco, cercando di chiarire molti aspetti legati anche alla tematica magico/cabalistica. Opere come “The Tree of Life” vanno analizzate fino in fondo… e non liquidate con superficialità. Noi ci proviamo, nel nostro piccolo, forti anche di una redazione compatta ma variegata. Grazie ancora per il tuo commento!

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