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Osimandia – La genesi dell’esordio discografico dei Malus Antler

Osimandia – La genesi dell’esordio discografico dei Malus AntlerOsimandia, il nostro primo album, prende forma parecchio tempo fa, nella primavera del 2013, quando avevamo appena compiuto 17 anni. Venne composto molto velocemente, nell’arco di qualche mese, in uno stato di grande ispirazione e con la fretta di prepararlo in vista del nostro primo concerto. Questo repertorio rimase poi dimenticato per quasi un anno a causa di un cambio di formazione. Fu solo con l’arrivo di Gianluca, l’attuale batterista, che ricominciammo a provare i brani, con l’obiettivo di partecipare ad un contest. Arrivammo primi e come premio ci fu data la possibilità di incidere un Ep. Da un lato fu una grande fortuna, dall’altro ci creò delle difficoltà. La registrazione di questo Ep, infatti, ci permise di avere qualcosa di concreto da far ascoltare e ci diede inoltre la possibilità di raccogliere qualche soldino; d’altro canto, però, non disponendo di brani extra-Osimandia eccetto Mantra, fummo costretti a registrare alcuni dei pezzi dell’album, decontestualizzandoli così dal concept e andando in un certo senso a “spoilerare” il disco, o comunque a prolungare i tempi. Osimandia venne infatti registrato a tre anni dalla sua creazione principalmente per mancanza di mezzi e fondi. Nonostante in questo lungo periodo avessimo già iniziato a lavorare al nuovo disco e nonostante alcuni brani fossero già stati pubblicati nell’Ep, decidemmo comunque di registrare Osimandia che, per quanto fosse un lavoro ormai passato, rimaneva secondo noi un disco valido, con qualcosa di importante da dire e rappresentativo di un momento musicale che ci ha riguardati fortemente. Fu l’occasione giusta per riprendere in mano le canzoni e dare loro una nuova vita tenendo conto della neopsichedelia australiana dei giorni nostri, soprattutto per quanto riguarda ‘Entropia’, brano non a caso scelto come singolo, ponte tra questa prima esperienza discografica e le nuove direzioni della band.

L’album e la band nacquero ispirandosi al panorama progressive rock anni ’70, in particolar modo italiano, per questo motivo le idee su come registrare l’album erano piuttosto chiare: ricreare le sonorità dell’epoca. Il disco, registrato in presa diretta tra luglio e agosto 2016 presso Magister Recording Area a Preganziol (TV), fu pronto in poco tempo ma uscì solo a metà aprile dell’anno seguente poiché fummo impegnati diversi mesi nella ricerca di un’etichetta discografica interessata a promuoverci. Solo grazie a Pick Up Records di Bassano potemmo trovare supporto nella produzione e distribuzione del disco.

Osimandia è un concept album basato su un mito da noi inventato che ruota attorno la figura di Seth, divinità egizia del Caos, della Tempesta e del Male e che, proprio per questo, è la più temuta e riverita dagli uomini. Egli è, però, allo stesso tempo, l’unica divinità di cui non si conosce con esattezza l’animale ipostatico: ciò lo porterà ad una crisi d’identità che il dio cercherà di mascherare dietro la sua autorità. Il continuo sotterrare questi problemi lo porta presto a cadere in uno stato d’estasi in cui ha una visione piuttosto chiara: un pellegrino perso nel deserto non si arrende nella sua ricerca della carovana fino a quando giunge in un’oasi dove torna in forza. Seth capisce perciò che non deve tralasciare i suoi problemi, deve affrontarli, deve mettersi alla ricerca del suo animale. Parte quindi per il deserto dove incontra i cinque animali a lui attribuiti: il fenech, la capra, il ciuco, l’oritteropo e l’ossirinco, ciascuno di loro possiede una caratteristica a lui affine ma nessuno sembra rispecchiarlo in tutto e per tutto e, inoltre, tutte queste creature sono secondo Seth indegne della sua carica. La divinità capisce quindi di non esistere, vive dentro di sé il caos, ovvero ciò che egli stesso incarna. La verità emerge più cruda e violenta che mai: egli non è che una creazione dell’uomo che, da ingenuo, ha proiettato la sua stessa angoscia su di lui. Seth, negli ultimi momenti di vita, perciò, maledice gli uomini in quanto lo crearono per poi sottomettervisi, condannandoli alla sua stessa condizione di dubbio e morte: anche loro, come lui, non avrebbero mai saputo la propria origine e la ricerca di questa avrebbe avuto come unico traguardo il decesso. Osimandia, infatti, attraverso i comportamenti e i pensieri di un dio, fa in realtà riferimento agli interrogativi, alle condizioni e alle problematiche più delicate che riguardano l’umanità, umanità di cui Seth è emblema e specchio. Osimandia vuole in questo modo trattare la morte, il non-essere, il dubbio, la propagazione dell’errore, la consapevolezza, l’utopia. In tutto questo non mancano riferimenti al “dio è morto” di Nietzsche, al “Dialogo della Natura e di un islandese” di Leopardi e alla figura di Cristo letta in negativo (ovvero un dio che non ha risposte e che condanna l’uomo in eterno). Il principale riferimento letterario è però quello che ha suggerito il titolo dell’album, ovvero un componimento di Percy Shelley chiamato “Ozymandias” che ben rispecchia l’ambientazione ed i contenuti del concept. La lirica, infatti, fa riferimento ad una gigante statua del faraone Ramses ritrovata nel deserto, emblema della decadenza di ogni potere e di ogni certezza. Tale immagine è ripresa nella copertina, in cui non vi è Ramses ma una sfinge che rimanda alla natura metà uomo-metà animale del dio egizio, considerata però all’opposto, a sottolineare come Seth si dimostrerà essere lo specchio dell’uomo e non quell’animale che tanto cercava.

Ricordiamo che Osimandia è disponibile in formato fisico cliccando qui e che è possibile trovarlo nelle principali piattaforme digitali come Spotify, iTunes, Deezer, Google Play, ecc.

Malus Antler, luglio 2017

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