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Paatos – V

Paatos (2012) VPAATOS

V (2012)

GlassVille Records

 

A circa un anno da “Breathing” i Paatos pubblicano V, il loro quinto lavoro in studio. L’album è composto per una metà da nuove composizioni e per l’altra da versioni rivisitate o remixate di brani “storici” (uno per ogni precedente album). All’ormai consolidata formazione, che dal 2009 vede Petronella Nettermalm (voce), Peter Nylander (chitarre, cori), Ricard “Huxflux” Nettermalm (batteria) e Ulf “Rockis” Ivarsson (basso), si è di recente aggiunto Mikael Nilzén (tastiere).

Il nuovo corso dei Paatos, dopo la fuoriuscita di Wallén e Dimle nel 2009, si è contraddistinto per un maggior irrobustimento del suono. Già nel precedente lavoro, infatti, si avvertiva una più rilevante ruvidezza sonora, imputabile soprattutto all’aspra chitarra di Nylander  e all’apporto “roccioso” del nuovo bassista, Ulf Ivarsson. In quest’ottica V risulta ancor più diretto e violento, soprattutto nelle prime quattro tracce inedite che ne occupano la prima metà.

L’opener Feel si ricollega idealmente alle soluzioni di “Breathing”, in particolare a “Gone”. La delicata intro arpeggiata impatta presto contro il wall of sound innalzato dalla fragorosa chitarra di Nylander e dal granitico basso di Ivarsson. Nettermalm pesta la sua batteria con veemenza, mentre Petronella ammalia col suo canto glaciale e affascinante da sirena nordica. Le abrasive spire di Ivarsson non danno tregua e costringono Nylander a torturare la sua chitarra in un ruvidissimo solo.

La sabbathiana Desire va decisamente oltre, addentrandosi i territori doom, stoner e gothic metal. Le affinità con il sound della band di Iommi e Osbourne sono maggiormente riscontrabili nella ritmica lenta e cadenzata, come pure nei riff cupi e distorti. Le tastiere di Nilzén aggiungono un tocco gotico al brano, ma è sempre la straordinaria voce della Nettermalm a dominare la scena: ora ansimante e seducente, ora disperata e inquieta. Una piacevole novità, questa Desire, che non ha precedenti nella ricca e variegata produzione della band svedese.

Cold War di bellicoso ha solo il titolo. Il brano è forse il tentativo più riuscito di mediare le tipiche sonorità gotiche e crepuscolari dei Paatos con soluzioni decisamente più pop. Il “formato canzone” è qui supportato dalla maggior presenza delle tastiere, da una ritmica lineare e dalla fluidità della melodia.

Into The Flames mantiene la stessa leggerezza di Cold War. I precisissimi accordi iniziali di Nylander, apparentemente semplici, descrivono melodie orecchiabili riprendendo l’originale tecnica chitarristica di The Edge. La solarità del brano viene ripetutamente oscurata da incursioni più cupe e nervose. A trarne maggior vantaggio è soprattutto Petronella, che ha così modo di mostrare le sue eccellenti doti canore variando toni e intensità. Into The Flames chiude teoricamente il capitolo legato al nuovo corso dei Paatos per lasciare spazio alla seconda metà dell’album, dedicata alla rivisitazione di alcuni classici del gruppo.

Si parte con uno dei primi pezzi composti e pubblicati dalla band, Tea. Il brano, l’unico cantato in lingua madre, fu originariamente rilasciato nell’EP “Perception/Tea”, del 2001, e in seguito inserito nell’album di esordio “Timeloss”, del 2002. La nuova veste acustica rende le atmosfere del brano ancor più poetiche e sognanti, legate indissolubilmente alle tipiche soluzioni del folk nordico. Il minimale accompagnamento di Nylander lascia ampio spazio all’incantevole voce di Petronella, che in alcuni passaggi riesce addirittura a commuovere.

Segue In Time, traccia conclusiva dell’album “Kallocain”, del 2004, che affronta uno dei temi preferiti dei Paatos: lo scorrere del tempo. A differenza della versione originale, nella quale il piano elettrico di Wallén avvolge per gran parte del brano il canto della Nettermalm, seguito da una ritmica soffusa e dalle delicate incursioni di Nylander, in questa rivisitazione si tende a far prevalere la natura acustica del brano stesso, che, ridotto all’essenziale, funziona ancor di più.

Precious, tratta dal più recente “Breathing” (2011), è oggetto di un raffinato remix che la priva di ogni orpello folk per fornirle un’elegante veste sintetica più affine a certe soluzioni trip hop.

Chiude questo quinto lavoro in studio la famosa Your Misery, traccia presente nell’album “Silence Of Another Kind”,  del 2006. Contrariamente a quanto fatto finora, Your Misery subisce un pesante processo di elettrificazione che ne ispessisce la struttura musicale favorendo l’aggiunta di elementi elettronici à la Pure Reason Revolution.

Un buon lavoro questo V che, rivalutando la produzione di una carriera lunga ormai oltre tredici anni, getta le basi per il nuovo cammino dei Paatos.

Per maggiori info: www.paatos.com

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