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Paidarion – Two Worlds Encounter

Paidarion (2016) Two Worlds EncounterPAIDARION FINLANDIA PROJECT

Two Worlds Encounter (2016)

Seacrest Oy

Paidarion è un progetto nato nel marzo 2006, dall’incontro tra Kimmo Pörsti (Mist Season, The Samurai Of Prog, The Cosmic Remedy) e Pirkko Salhi, che negli anni ha assunto i connotati di una vera e propria band arrivando a pubblicare due album per la Seacrest Oy: “Hauras Silta” (2009) e “Behind the Curtains” (2011).

Nell’aprile del 2015 i nuovi titolari, Jan-Olof Strandberg (basso fretless, basso fretted) e Kimmo Pörsti (batteria), invitano in Finlandia alcuni amici musicisti europei con l’idea di esibirsi insieme in un mini tour. Ad accettare l’invito sono: Robert Webb (England – tastiere, chitarra acustica, voce), Jenny Darren (voce), Kev Moore (Christie, B.C. Sweet – voce), Ákos Bogáti-Bokor (Yesterdays, The Cosmic Remedy – chitarra elettrica, chitarra acustica, cori) e il finlandese Otso Pakarinen (tastiere, synth).

Dopo due giorni di prove in quel di Hämeenlinna, il gruppo parte per il mini tour che prevede una serie di concerti della durata di due ore ciascuno. La formazione oltre a proporre brani tratti dal repertorio dei Paidarion mette mano anche al materiale composto da Jenny, Robert, Otso, Kev e Ákos. A quest’ultimo, durante una delle tante riunioni conviviali a base di torte, balena l’idea di registrare in studio il materiale proposto durante i concerti e di dare forma ad un nuovo album dei Paidarion.

Il 23 agosto 2016 viene così annunciata la pubblicazione del terzo album in studio della band e il 20 novembre la Seacrest Oy dà alle stampe Two Worlds Encounter. Il titolo dell’opera contribuisce a svelare la natura del disco che nasce appunto dalla collaborazione di musicisti provenienti da paesi e culture diversi. Due mondi che si incontrano: le rigide e fredde popolazioni del nord e le più calde e temperate del centro-sud Europa. Un tema non facile che Ed Unitsky risolve fondendo elementi iconografici e cromatici fortemente contrastanti ma allo stesso tempo complementari.

Su questo contrasto si basa la struttura dell’opener Colin and Wendy. Ai cristallini arpeggi di Bogáti-Bokor, doppiati dal romantico pianoforte di Webb, e alla fiabesca  voce da cantastorie nordica della Darren, ribattono le robuste marcature ritmiche dei due titolari e la solennità floydiana di “The Division Bell”.

L’atmosfera acustica di Billy Would Climb è nobilitata tanto dei raffinati ricami chitarristici di Robert e dalla calda e rassicurante voce di Jenny quanto dalla morbida ritmica di Kimmo e Jan-Olof. Alla chitarra elettrica di Ákos e alle tastiere vintage di Otso l’onere di aggiungere spessore al brano e mediare le iniziali soluzioni folk alle conclusive aperture sinfoniche.

Le saghe della mitologia scandinava rivivono nelle algide melodie di Fragile Bridge. L’originale testo in finlandese di Pirkko Salhi, riadattato in inglese dalla Darren, e le musiche di Pörsti si affidano al tradizionale immaginario nordico favorendo passaggi atmosferici e maestosi slanci progressivi.

Con la strumentale Jungle Fever il clima cambia bruscamente: un caldo e brioso jazz-rock settantiano prende corpo dai vivaci fraseggi orditi dal piano elettrico di Webb e dalle tastiere di Pakarinen. A trarne vantaggio anche l’articolato drumming di Pörsti, le morbide linee del basso di Strandberg e soprattutto il notevole contributo chitarristico di Bogáti-Bokor.

Dal repertorio degli England Webb porta in dote Yellow, elegante composizione acustica giocata qui sugli intrecci chitarristici di Robert e Ákos, gli atmosferici soundscape di Otso e l’eterea voce di Jenny. Il risultato è una morbida fusione tra i caldi acquerelli acustici degli Yes e le languide e sognanti melodie dei Ciccada.

L’idea di rileggere Ode To Billie Joe, austera ballata country di Bobbie Gentry del 1967, è sicuramente nata dopo l’ennesima torta consumata nel backstage. Il country del delta del Mississippi lascia qui spazio ad un ritmato rock blues ottimamente sorretto dalla chitarra di Bogáti-Bokor e dal piano elettrico di Webb. La calda e grintosa voce della Darren, tuttavia, capitalizza la scena evidenziando numerose affinità con la timbrica della Larsson che avvicinano il brano all’acido blues rock dei Blues Pills.

L’intermezzo strumentale Cloudberry Sky è un acquerello acustico che la chitarra di Ákos mantiene su tonalità tenui e delicate. Il richiamo del titolo al Rubus chamaemorus è un velato omaggio alle terre del nord e in particolare alla Finlandia (una piantina di camemoro con fiori e frutti è effigiata anche sulla moneta da due euro della Finlandia).

Grand Canyon Of My Dreams è tra le composizioni più articolate dell’album. Agli atmosferici arpeggi di Webb e alla liquida chitarra di Bogáti-Bokor si contrappongono le orchestrazioni sintetiche di Pakarinen che, specie negli inserti di archi, tradiscono influenze orientali.

Horseman To Symphinity si lascia apprezzare soprattutto per le accattivanti melodie dilatate che riescono a condensare le cristalline tastiere degli Yes, la chitarra e la ritmica dei Camel, le morbide linee del basso fretless, il classico piano elettrico centerburyano e la timbrica rock di Moore.

La scanzonata Why Oh Why suona come un nostalgico tuffo nei colorati anni ’60/’70, tra assolate spiagge californiane, eserciti di surfisti e armonie vocali che coinvolgono Robert, Jenny e Kev.

La conclusiva Hahmo lancia un “ponte” tra le fredde e solenni atmosfere del progressive nordeuropeo e il più caldo e movimentato jazz-rock mediterraneo. L’ottima intesa tra Pörsti e Strandberg la si apprezza nella trascinante ritmica che detti i tempi ai contributi strumentali di Pakarinen e dell’eccellente Bogáti-Bokor. È in questo reciproco donarsi che i Due mondi si incontrano dando vita ad un’esperienza unica e (fortunatamente) ripetibile.

Per maggiori info: Paidarion | Facebook


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