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Pandora – Alibi Filosofico

Pandora (2013) Alibi FilosoficoPANDORA

Alibi Filosofico (2013)

AMS/BTF

Il 23 settembre 2013, a due anni dalla pubblicazione dell’ottimo “Sempre e ovunque oltre il sogno” (21° posto nella TOP 100 dei CD Prog del 2011 nel programma statunitense “Global Progressive Rock Network”), i Pandora danno alle stampe il loro terzo album in studio, Alibi Filosofico.

L’album, realizzato nei nuovi studi Pandora-Music, ha avuto una genesi di circa cinque mesi ed ha visti impegnati i tre membri stabili della band cuneese: Beppe Colombo (tastiere), Claudio Colombo (batteria, basso, chitarre, tastiere, flauto, cuatro portoricano, cori) e Corrado Grappeggia (voce, tastiere). A rendere questo nuovo lavoro un’opera ambiziosa è la presenza di ospiti di indubbio spessore come: David Jackson (Van der Graaf Generator – sassofoni, flauto traverso, tin whistle in “Apollo” e “Tony il Matto”), Arjen A. Lucassen (Ayreon, Ambeon, Star One – minimoog, solo di chitarra in “Né Titolo Né Parole”), Dino Fiore (Il Castello di Atlante – basso), Leo Gallizio (basso elettrico, basso fretless), Emoni Viruet (voce, percussioni), Duilio Mongittu (voce in “Apollo”), Jamie Arif, Tj Forman e Matthew Betts (Meldreth School Children – Soundbeam & Switches).

Devoti al più classico prog rock settantiano, i Pandora realizzano con Alibi Filosofico un’opera d’arte totale che supera il mero dato musicale per avventurarsi in una dimensione squisitamente artistica. L’immaginario surreale e naïf di Emoni Viruet ne segna profondamente copertina ed artwork, seducendo al primo sguardo col suo fascino vintage da vecchio LP gatefold. Con Alibi Filosofico prosegue la collaborazione della band con la AMS/BTF di Matthias Scheller, formula che consente la continuazione e il consolidamento di un percorso prog avviato ormai da diversi anni.

Una certa continuità stilistica con i lavori precedenti è garantita in questo album dalla consistente presenza di brani articolati in forma di mini suite, nei quali si alternano soluzioni e generi assai diversi. Il primo di questi episodi è proprio l’opener Il Necromante, Khurastos e la Prossima Vittima, brano oscuro e potente che riesce a coniugare le istanze prog metal di Claudio (qui impegnato tra chitarre, basso, tastiere, batteria, percussioni e cori) con le sonorità vintage di Beppe e Corrado. Le soluzioni epiche ed energiche di Claudio dominano in qualche modo l’andamento ritmico del brano, a prescindere dalla sua area di impiego, in un apocalittico heavy prog scandito da un drumming pirotecnico e da riff micidiali. La voce tenebrosa di Corrado è ottimamente contrappuntata dai cori fantasmatici di Emoni, connubio che dà vita ad un’atmosfera eternamente sospesa tra misticismo, esoterismo e magia. L’azione salvifica del piano prova a scongiurare l’oscuro e asfissiante vortice sonoro, ma è solo una breve digressione che anticipa l’assalto finale.

Né Titolo Né Parole, dedicata a Jonathan Douglas Lord (meglio noto come Jon, tastierista e membro fondatore dei Deep Purple, scomparso nel 2012), è una mini suite dai contorni fantasy che si sviluppa su quattro movimenti: a) In una Valle Lontana,con i suoi suoni acustici e i melodiosi vocalizzi di Emoni, ci introduce in un mondo senza tempo popolato da elfi, cavalieri, druidi e draghi; b) Suono Sovrannaturale ritorna sui passi dell’opener con un suono più robusto nel quale (ovviamente!) non possono mancare organi e tastiere vintage; c) L’Alba del Male ammalia con la seducente voce di Emoni prima che un oscuro vortice sonoro risucchi tutto al suo interno; d) Con la Forza dell’Armonia è una cavalcata heavy che si affida tanto ai due epici soli di Arjen Lucassen al minimoog e alla chitarra elettrica, quanto alla vivace ritmica di Claudio e Dino Fiore.

Quattro movimenti anche per la strumentale La Risalita. Il brano si apre con a) Cullata dall’Abisso, primo segmento segnato dall’incedere inquieto ed oscuro del piano di Claudio, unico protagonista del brano, intento a descrivere il torpore dello Stige che culla Pandora in preda al senso di colpa per aver riversato sul mondo i mali contenuti nel suo vaso; b) Abbandonata al Proprio Destino: Nel fiume oscuro ed opprimente Pandora prende coscienza della punizione inflittale dagli Dei, tra riverberi d’acqua che tuttavia lasciano trasparire riflessi e bagliori di luce; c) Speranza di un Futuro: Giunta sul punto di abbandonarsi completamente, Pandora ripercorre con la mente i privilegi e le sensazioni provate durante la sua giovane età, riuscendo a trovare una via d’uscita e a sentire di nuovo la vita; d) La Risalita: L’acqua intorno a Pandora schiarisce lasciandole intravedere la luce e facendola riemergere da quell’oblio, ma l’immane sforzo richiesto le fa perdere i sensi a poca distanza dall’agognato traguardo.

Lo schema si ripete ancora in Apollo, senza dubbio l’episodio più articolato ed ambizioso dell’album. a) Di Nuovo il Reale: Stordita, Pandora riapre gli occhi e si ritrova sulle rive dello Stige. Una voce continua a ripeterle: “Pandora riprenditi e seguimi…” e così si ritrova in una piazza in festa dove tutto è confuso e surreale. La musica la rallegra, ma presto qualcosa la fa sprofondare in un vortice di colori e suoni. Un folk medievale, in odore di “gigante buono”, si fa largo tra le magie fiatistiche del mitico Jackson, mentre l’ampio dispiegamento di tastiere di Beppe, Claudio e Corrado vira l’atmosfera verso un più classico prog sinfonico. b) Il Labirinto: Pandora si accorge che intorno a lei tutto è cambiato. Dopo l’iniziale smarrimento, la giovane capisce di essere come in un labirinto senza pareti fatto solo di melodie diverse che giungono da ogni parte e ne resta disorientata. Soluzioni barocche, brevi divagazioni jazz e affondi prog metal si ripetono in rapida successione grazie anche all’ottima trama ritmica imbastita da Claudio e Leonardo Gallizio. c) Il Cielo d’Arte dalle Molte Piume: Di colpo tutto sparisce nel nulla. Ecco allora che Apollo, dio di tutte le arti, si mostra a Pandora  come figura eterea di melodie e parole che risuonano confuse ed enigmatiche, anche se colme di significato. Con difficoltà Pandora riesce a percepirle, smarrendosi in quel turbinio di sensazioni. La sua passione esplode facendole trovare sintonia con il tutto, ma dura poco perché Apollo, dall’animo orgoglioso, raggruppa le sue emozioni e gliele scaraventa contro. In una dimensione “altra” si consuma la lunga disquisizione sull’Arte tra Apollo (Duilio Mongittu) e Pandora (Emoni Viruet), a metà strada tra i readings dei Pholas Dactylus e le declamazioni neodadaiste di Stratos. Dal dialogo incorporeo, evanescente, emerge la vena teatrale della band, mentre la sfera musicale viene catalizzata dagli straordinari interventi coltraniani di Jackson ai sax, dalle svisate tastieristiche dei titolari e dal bell’assolo al vibrafono di Nami. Da segnalare i preziosi contributi elettronici di Jamie Arif, TJ Forman e Matthew Betts, con la speciale supervisione di Jackson (per maggiori info: www.jaxontonewall.com/soundbeam/soundbeam.htm). d) La Comprensione dei Colori: Quando pensa di essere impazzita, Pandora si risveglia tra la gente del villaggio, che non ha mai smesso di festeggiare. Pandora sente adesso un forte legame con la melodia e quasi per istinto inizia a ballare. L’atmosfera festosa segna il ritorno di ballate e salterelli medievali per una chiusura gioiosa e colorata.

Tony il Matto è un brano scritto in ricordo di Antonio Ligabue, pittore naïf la cui vita fu segnata da un’infanzia difficile. Non conobbe mai il padre e sua madre, emigrata in Svizzera, lo affidò a soli nove mesi ad una coppia di elvetici. Adottato e in seguito denunciato dalla stessa madre adottiva per i suoi comportamenti spesso aggressivi, Antonio Ligabue iniziò ad entrare ed uscire da case di cura e manicomi fino al 1948, anno in cui la critica e i galleristi iniziarono ad interessarsi a lui e a alle sue opere intense, coloratissime, espressionistiche e naïf. Ligabue divenne così famoso, vinse premi, vendette quadri, trovò amici che lo ospitarono, si girarono film e documentari su di lui. L’artista, tuttavia, non riuscì mai a scrollarsi di dosso il suo enorme disagio. Colpito da paresi nel 1962, Ligabue continuò comunque a dipingere fino al giorno della sua morte, avvenuta il 27 maggio 1965. Il titolo del brano richiama la formula dialettale con la quale gli abitanti di Guastalla erano soliti chiamarlo, Tony al Matt (Tony il Matto). Il ritratto musicale che i Pandora dedicano a Ligabue ha le forme morbide e i colori caldi di un vivace ed “instabile” jazz rock canterburyano. Padroni della scena i fiati di Jackson, che ampliano la gamma cromatica dei suoni, e la cadenzata ritmica di Colombo e Gallizio (qui coadiuvati dal percussivo contributo del pianoforte). Pesantemente condizionata la performance vocale di Grappeggia, improntata più sull’impianto narrativo (come è giusto che sia!) che sulle evoluzioni musicali.

Sempre con Me è un brano che affronta il tema dell’eternità dell’amore tra due persone, un sentimento che continua a splendere anche quando una delle due persone viene a mancare. Aperto da suoni freddi e siderei, il brano prende corpo dal delicato arpeggio del cuatro portoricano di Claudio, che descrive l’iniziale atmosfera intima e romantica. Presto, però, il clima muta e il brano vira verso un più robusto hard prog, dominato dai potenti riff di chitarra di Claudio, dalle svisate di Beppe e Corrado e dalle percussioni di Emoni. L’ispessimento della trama sonora non condiziona affatto il tema amoroso del brano, che invece si consolida nei versi “La grande festa dell’Amore / generare altre vite confidando nel destino” , nel ricorso ai suoni atmosferici del mellotron e nel ritorno a sonorità settantiane.

Chiude l’album la title track, Alibi Filosofico, che mostra l’altra faccia della medaglia dell’amore, quella minata dalle difficoltà della vita che a volte ne segnano il declino. Ma la creazione di un “alibi”, che con “filosofia” media i conflitti tra mente e cuore, mostrerà con i fatti ciò che mai con le parole si sarebbe potuto esprimere. Alibi Filosofico è un’epica cavalcata hard prog, intervallata da parentesi acustiche e vivacizzata da improvvise accelerazioni, che condensa in poco più di undici minuti l’intero universo musicale dei Pandora.

Se la nostra modesta analisi non dovesse convincervi del tutto, speriamo possano farlo le parole spese da David Jackson per descrivere la sua esperienza con i Pandora: “Mi sono divertito molto a lavorare in questo nuovo album dei Pandora. Trovo che sia emozionante, rinfrescante ed originale: un vero vaso di Pandora pieno di delizie! Ve lo raccomando fortemente!”.

Per maggiori info: www.pandoramusic.eu | www.claudiocolombomusic.com | www.emoniviruet.com

Per acquistare l’album: www.btf.it/alibi-filosofico.html

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