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Phoenix Again – ThreeFour

Phoenix Again (2010) ThreeFourPHOENIX AGAIN

ThreeFour (2010)

Autoprodotto

A trent’anni dalla loro formazione i bresciani Phoenix tornano in attività giungendo alla pubblicazione del loro primo vero album, ThreeFour. Con la rinnovata sigla Phoenix Again, Sergio Lorandi (chitarre, flauto dolce, programming), Antonio Lorandi (basso, percussioni) e Silvano Silva (batteria, percussioni, tastiere), tornano a far rivivere uno dei primissimi marchi del neo-prog italiano e a proporre il loro rock strumentale fantastico, fatto di momenti intimi e acustici, improvvisazioni space e parentesi di puro prog sinfonico.

La riunione della band e la realizzazione di ThreeFour, però, arrivano solo dopo la morte di Claudio Lorandi (chitarra elettrica, chitarra acustica), fondatore dei Phoenix scomparso a 53 anni il 15 aprile 2007. L’album prende le mosse da alcuni brani composti oltre 25 anni prima e basa la sua realizzazione su alcune parti di chitarra precedentemente registrate da Claudio, recuperate negli archivi del Phoenix studio. L’idea di base sembra essere quella di ricreare virtualmente la formazione classica della band, per rivivere i fasti dei vecchi tempi e, unitamente, dare inizio ad un nuovo corso. Il filo conduttore dell’album resta dunque Claudio, autore anche dei dipinti che impreziosiscono l’artwork e danno i titoli ai brani dell’album. Una galleria di suoni e immagini che non potrà non emozionare i fan del gruppo.

Si parte proprio con i delicati arpeggi acustici di Agli amici scomparsi, brano intimistico e malinconico che fa leva sulla sfera emotiva ponendo l’accento sull’incolmabile vuoto lasciato dalle scomparse di persone care. La memoria corre ovviamente a Claudio, mentre l’atmosfera si fa ancor più sofferta con l’ingresso del violoncello di Silvio Righini e del flauto di Mario Zampedri. Nella seconda parte, però, si fa largo una robusta parentesi hard rock, con chitarre e batteria in grande evidenza, che sfuma nella raffinata coda finale.

In Eppur si muore sono invece le liquide chitarre floydiane a monopolizzare la scena, alternandosi in vivaci soluzioni neoprogressive e ritmate andature funky. Anche in questo caso, al giro di boa, un’inquietante esplosione muta forma e atmosfera al brano che, di lì in avanti, assume i contorni di un elegantissimo acquerello acustico à la Steve Howe.

Spring è un brano vivace che, grazie all’ottima ritmica e alle tastiere di Silva, si avventura in territorio settantiano, con evidenti riferimenti all’energico prog rock mediterraneo della PFM. La chitarra di Claudio delinea il tema principale, seguita a ruota dall’organo e dalle percussioni di Silvano e dal basso pulsante di Antonio.

Con Lindberg viene fuori l’autentica anima neo-prog dei Phoenix Again. Nella chitarra fluida e solenne di Sergio risuonano echi rotheryani che a tratti raggiungono vertici di pura liricità. La ritmica misurata ma attenta di Silvano e Antonio non fa altro che evidenziare i ricercati ricami chitarristici, mentre la modernità dei suoni sintetici di Sergio si fonde alle aperture sinfoniche delle tastiere.

Cianuro puro è una delle tracce più articolate e sperimentali dell’album. Le soluzioni acide e rumoriste della prima parte richiamano i Crimson di “Larks’ Tongues in Aspic”. A metà brano è ancora una volta di scena il funk, sorretto dalle ottime chitarre e dal pregevolissimo contributo ritmico di Antonio e Silvano. Le svisate tastieristiche di Emilio Rossi nella seconda parte, invece, richiamano i vivaci giochi del “gigante buono”.

Nella stessa orbita gravita anche I bambini nascono per vivere felici, traccia che alterna slanci sonori gioiosi e colorati a situazioni più scandite e quadrate. Le numerose variazioni ritmiche e i continui cambi di scena rendono il brano vitale ed imprevedibile fino al finale, quando dal fondo emerge il coro dei bambini indios di Trujillo (Perù), diretto da Don Luca Bergamaschi.

What can I do? è un breve brano acustico che riesce morbidamente a condensare caldi umori canterburyani e atmosfere dal vago sapore cinematografico. Una piccolissima perla!

Le progressioni funk rock di Autumn presentano diverse analogie con i Goblin di “Snip Snap”. La band mostra un ottimo affiatamento, merito soprattutto dell’invidiabile intesa tra Antonio e Silvano.

In Quiete sulla luna… tornano nuovamente in scena le sonorità neoprogressive, che qui però si tingono di nero dando vita a brevi ma intense digressioni dark sinfoniche, anticipando di fatto la sperimentazione rumorista e spaziale di Aquarius time.

Una marcia irlandese per cornamuse suggerisce il tema portante di Free Ireland, brano nel quale riescono a coesistere le istanze neoprogressive della band e immancabili atmosfere folk, mentre The phoenix flies again chiude l’album con la stessa atmosfera malinconica che l’ha aperto.

Nel complesso un ottimo album strumentale, questo ThreeFour, che si lascia ascoltare con piacere e ci riconsegna una formazione sempre in grado di emozionare e stupire. D’altro canto si sa, la fenice risorge sempre dalle sue ceneri. Bentornati!

Per maggiori info: www.phoenixagain.it | www.facebook.com/phoenixagain

Per ascoltare l’album: phoenixagain.bandcamp.com

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