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Phoenix Again – Unexplored

Phoenix Again (2017) UnexploredPHOENIX AGAIN

Unexplored (2017)

Black Widow Records

Il 6 maggio 2017, a tre anni da “Look Out” e a quattordici mesi dall’esperienza olandese di “Live @ ‘t Blok”, i bresciani Phoenix Again pubblicano il loro terzo lavoro in studio, Unexplored. Registrato da Emilio Rossi, missato da Emanuele Bresciani al Phoenix Studio e prodotto dalla band in collaborazione con la Black Widow Records di Massimo Gasperini, Unexplored vede impegnati Antonio Lorandi (basso, voce), Silvano Silva (batteria, percussioni, voce), Sergio Lorandi (chitarra acustica, chitarra elettrica, voce), Andrea Piccinelli (tastiere), Giorgio Lorandi (percussioni, voce), Marco Lorandi (chitarra elettrica, voce) e Alessandra Lorandi (voce).

Se è vero che la fenice rinasce sempre dalle proprie ceneri è altrettanto vero che la poesia sonora del clan Lorandi continua ad attingere al prezioso immaginario artistico ereditato dal compianto Claudio Lorandi. È suo l’olio su tavola “Riflessi d’Autunno” che apre un varco, tra acque riverberanti e vegetazione rigogliosa, nelle brumose terre “inesplorate” di questo terzo album.

A dare inizio ad Unexplored è l’atmosferica That Day Will Come. Scintillii e clangori metallici, tastiere neoprogressive e riff matematici definiscono un sound articolato che si avviluppa su complesse strutture circolari e nervosi affondi chitarristici. La scrittura di Sergio si lascia volutamente contaminare dalle spigolose sonorità degli Indukti di “Freder”: basso minaccioso, tastiere oscure e scansioni ritmiche frammentate tradiscono influenze orientali, mentre la solenne chitarra getta lo sguardo allo stimato Rothery.

Silver si lega a doppio filo al prog italiano degli anni ’70. Tastiere nocenziane, chitarra todariana e stratificazioni vocali confermano la viscerale ammirazione dei Phoenix Again per il Banco, mentre le sonorità mediterranee tradiscono visioni e colori della “Palepoli” degli Osanna. Va sottolineato, però, che il sound della band bresciana brilla di luce propria risultando fresco, originale e mai derivativo.

A darne conferma è anche The Bridge Of Geese splendida ballata acustica di chiara ascendenza medievale che, pur ripercorrendo i sentieri battuti dal menestrello Branduardi, riesce a sfoderare insolite sonorità epiche. Un atmosferico Mellotron scorta chitarre e tastiere in un’avvincente cavalcata dark prog che arriva a lambire i confini espressionistici della crimsoniana “Sailor’s Tale”.

L’estetica sonora di “Red”, invece, influenza la sbilenca Whisky, che si struttura su ritmiche scomposte, riff fratturati, accordi circolari, suoni allarmanti e un Mellotron nero come la pece. Lo stile compositivo di stampo frippiano di Sergio e Silvano è qui nobilitato da un’esecuzione impeccabile che non rinuncia ai tecnicismi (tipici di certo prog metal) ma che si lascia contaminare da piacevoli screziature blues rock.

Close To You appartiene a quelle gemme acustiche, classicheggianti e mediterranee, che hanno spinto il prog italiano fuori dai confini nazionali. È ancora una volta la chitarra di Sergio a mediare i marcati accenti ritmici di Mussida con il più morbido e caldo tocco di Maltese in una sorta di “intervallo” atmosferico che spinge la comitiva bresciana tra assolati paesaggi meridionali.

Le soluzioni immaginifiche dei Phoenix Again si condensano nelle luminose aperture di Valle della Luna. Se la chitarra acustica e le tastiere descrivono scenari aerei e cristallini, il morbido basso e la calda batteria forniscono al brano una trama sonora più fitta e corposa. L’improvvisa irruzione di squillanti tastiere nocenziane e solenni chitarre wilsoniane apre uno squarcio spaziotemporale dal quale fuoriescono suoni contemporanei che si dilatano in vibranti affondi prog e liquidi riverberi psych-space.

La fiaba To Be Afraid – Ansia è una ballata acustica dai toni malinconici che fa tesoro della lezione dei Camel di “The Snow Goose” muovendosi per sottrazioni sonore e sovrapposizioni vocali. Al giro di boa il clima si rabbuia favorendo soluzioni inquiete che sprofondano in ansiogene spirali elettriche per poi risollevarsi aggrappandosi disperatamente al graduale crescendo della solenne chitarra. Le nubi si diradano solo nel finale, quando un canto watersiano stempera i ricordi dolorosi con desideri positivi.

Su questa intensa coda emotiva, Great Event porta a conclusione l’album tra melodie rilassate, archi vibranti e cori celestiali. La closer si struttura su due diversi episodi – elettrico/rock il primo, acustico/flamenco il secondo – che, intervallati da una pausa silenziosa a mo’ di ghost track, offrono ad Unexplored due finali alternativi.

Per maggiori info: Phoenix Again | Facebook | Bandcamp | Black Widow Records

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