Home / Recensioni / Prophexy – Improvviso

Prophexy – Improvviso

Prophexy (2013) ImprovvisoPROPHEXY

Improvviso (2013)

Musea Records

 

Il 28 giugno 2013 la Musea Records ha reso pubblico il nuovo lavoro dei bolognesi Prophexy, Improvviso, un live album registrato il 17 marzo 2012 presso il Teatro San Sebastiano di Valli del Pasubio, in provincia di Vicenza. Il disco è composto da brani inediti e da nuove versioni di brani tratti dal precedente album “Alconauta”, includendo anche un paio di preziose bonus tracks.

Reduci da recenti cambi di line up, l’attuale formazione dei Prophexy vede: Luca Fattori (voce), Gabriele Martelli (chitarra), Alessandro Valle (basso, flauto), Diber Benghi (tastiere) e Stefano Vaccari (batteria).

Improvviso si apre con una nuova versione di Tritone, brano che ha l’onere di introdurre il particolare sound della band fatto di melodie psichedeliche, strutture intricate e tempi bizzarri. L’arrivo del nuovo vocalist Fattori – forte del suo background zappiano – sembra aver ulteriormente stimolato la vena ludico-sperimentale della formazione bolognese. La chitarra di Martelli fraseggia con le tastiere di Benghi, mentre Valle e Vaccari danno vita ad una ritmica sbilenca che agevola il passaggio ad una lunga parentesi bucolica segnata dall’ingresso di un morbido flauto. Allo scoccare del quinto minuto parte un più robusto heavy prog, sostenuto tanto dalla massiccia sezione ritmica quanto dai riff di Martelli e dalle svisate di Benghi.

In Babba i richiami di Fattori alla vocalità sperimentale ed “onomatopeica” di Stratos si fanno più evidenti. È ancora una volta il flauto di Valle a prendersi il brano sulle spalle e a condurlo verso i suoni aspri e ruvidi di Martelli, che si approssimano fortemente alle soluzioni del mitico Danilo Rustici. Benghi prova ad addolcire le atmosfere nervose e schizzate dei compagni, ma non può nulla quando a metà brano riparte l’affondo di Fattori (a metà strada tra lo Stratos più scandito e un isterico De Leo). Ci riesce (per poco) Martelli con delicati arpeggi che all’improvviso, però, si trasformano in stilettate elettriche.

La Rotonda della Memoria, il primo brano inedito dell’album, riesce a condensare influenze jazz rock, incursioni chitarristiche matematiche, tempi dispari, sconfinamenti nella pura sperimentazione e tanto, tanto altro (forse anche un po’ di samba!?). In alcuni passaggi vengono in mente gli Area del ’76.

Il flauto di Valle introduce Stralci di Quotidiano, brano che presto si struttura sugli arpeggi di Martelli e su una più sostenuta ritmica che danno vita alla parentesi più psichedelica del disco, complici anche le tastiere vintage di Benghi. Al giro di boa il brano si sposta verso vivaci soluzioni jazz rock, non disdegnando nemmeno virate heavy prog. L’ennesimo cambio, però, raccorda tutti nel più caldo sound canterburyano.

L’intro di Paradigmi Mentali ricorda spaventosamente il tema portante di “Electric Funeral” dei Black Sabbath. È però questione di istanti, perché presto tutto si sfalda a favore di un trip dal vago sapore space. A trarne vantaggio è sicuramente Fattori che attira l’attenzione dell’ascoltatore col suo canto sillabato e dalle mille sfaccettature (prog, rock, alternative, ecc.). Ottima la prova di Martelli, specie nell’animato finale.

Trickster, un po’come Tritone, si affida al continuo fraseggio tra chitarra e tastiere, salvo poi passare alle dolci melodie del flauto che accompagnano la performance inquieta di Fattori. Forse è proprio la particolare prestazione del vocalist a fornire ai compagni il pretesto per spaziare in lungo e in largo in campo progressive, tra consuete ritmiche spezzate e digressioni strumentali.

C’è Vite Sulla Luna? È senza dubbio il brano che più si rifà al progressive mediterraneo di PFM e Banco. Ovviamente a farla da padrone sono le vivaci tastiere di Benghi e la precisissima chitarra di Martelli, incalzate dall’insistente ritmica di Valle e Vaccari.

A chiudere questo live album due bonus, Dissociation e Golf Girl, classici del repertorio Caravan nei quali si registra la straordinaria partecipazione di Richard Sinclair, membro fondatore della band inglese ed esponente di spicco della scena di Canterbury. Due piacevoli omaggi che vedono il live dei Prophexy sfumare verso tonalità di grigio e di rosa.

L’immagine di copertina è stata realizzata dall’artista Lorenza Valle, che è riuscita a rappresentare la forte tensione della musica dei Prophexy, dove le singole parti si uniscono per formare un tutto organico e vivo. Gli strumenti diventano arrangiamento, le idee diventano canzoni, i musicisti diventano un gruppo e la somma è maggiore delle parti. Ma il meta-cervello, persona di persone, è inteso anche come pensiero di massa, che schiaccia i singoli a cui non è data scelta. Un “Deus Ex Machina” che impedisce di uscire dal coro dei “giusti”. “Un altro mattone nel muro”, un altro corpo schiacciato, ripiegato su se stesso e incatenato al suo posto.

Per maggiori info:

www.prophexy.com

Check Also

Ancient Veil (2017) I am changing

Ancient Veil – I am changing

ANCIENT VEIL I am changing (2017) Lizard Records Dopo oltre vent’anni dall’ultimo album targato Ancient …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *